Autore: Cicerone
Opera: De Divinatione
Libro: Libro 1
Titolo: Par. 42

Originale

Ac mihi quidem videntur e locis quoque ipsis qui a quibusque incolebantur divinationum opportunitates esse ductae. Etenim Aegyptii et Babylonii in camporum patentium aequoribus habitantes cum ex terra nihil emineret quod contemplationi caeli officere posset omnem curam in siderum cognitione posuerunt; Etrusci autem quod religione imbuti studiosius et crebrius hostias immolabant extorum cognitioni se maxume dediderunt quodque propter aeris crassitudinem de caelo apud eos multa fiebant et quod ob eandem causam multa invisitata partim e caelo alia ex terra oriebantur quaedam etiam ex hominum pecudumve conceptu et satu ostentorum exercitatissumi interpretes exstiterunt. Quorum quidem vim ut tu soles dicere verba ipsa prudenter a maioribus posita declarant. Quia enim ostendunt portendunt monstrant praedicunt ostenta portenta monstra prodigia dicuntur. 94 Arabes autem et Phryges et Cilices quod pastu pecudum maxume utuntur campos et montes hieme et aestate peragrantes propterea facilius cantus avium et volatus notaverunt; eademque et Pisidiae causa fuit et huic nostrae Umbriae. Tum Caria tota praecipueque Telmesses quos ante dixi quod agros uberrumos maximeque fertiles incolunt in quibus multa propter fecundidatem fingi gignique possunt in ostentis animadvertendis diligentes fuerunt.

Traduzione

93. E a me sembra che l'opportunità di praticare i diversi generi di divinazione sia derivata anche dai luoghi che erano abitati dai vari popoli. Gli Egiziani e i Babilonesi che abitavano in distese di campi pianeggianti poiché nessuna altura poteva ostacolare la contemplazione del cielo posero tutto il loro studio nella conoscenza degli astri. Gli Etruschi poiché sommamente religiosi immolavano vittime con zelo e frequenza particolare si dedicarono soprattutto all'indagine delle viscere; e siccome per l'aria pregna di vapori erano frequenti nella loro patria i fulmini e per lo stesso motivo si verificavano molti fatti straordinari provenienti in parte dal cielo altri dalla terra alcuni anche in seguito al concepimento e alla generazione degli esseri umani e delle bestie acquistarono una grandissima perizia nell'interpretare i prodigi. Il cui significato come tu sei solito dire è dimostrato dalle parole stesse foggiate sapientemente dai nostri antenati: poiché fanno vedere (ostendunt) prognosticano (portendunt) mostrano (monstrant) predicono (praedicunt) vengono chiamati apparizioni miracolose (ostenta) portenti (portenta) mostri (monstra) prodìgi (prodigia). 94. Gli Arabi i Frigi e i Cilici poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia percorrendo le pianure d'inverno e le montagne d'estate hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli; e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria. E ancora tutti i Carii e in particolare gli abitanti di Telmesso di cui ho detto sopra siccome vivono in plaghe ricchissime ed estremamente fertili nelle quali per la fecondità del terreno molte piante e animali possono formarsi e generarsi osservarono con accuratezza gli esseri abnormi.