Autore: Marziale
Opera: Epigrammi
Libro: Liber Xii
Titolo: 32

Originale

O Iuliarum dedecus Kalendarum, Vidi, Vacerra, sarcinas tuas, vidi;
Quas non retentas pensione pro bima
Portabat uxor rufa crinibus septem
5 Et cum sorore cana mater ingenti.
Furias putavi nocte Ditis emersas.
Has tu priores frigore et fame siccus
Et non recenti pallidus magis buxo
Irus tuorum temporum sequebaris.
10 Migrare clivom crederes Aricinum.
Ibat tripes grabatus et bipes mensa,
Et cum lucerna corneoque cratere
Matella curto rupta latere meiebat;
Foco virenti suberat amphorae cervix;
15 Fuisse gerres aut inutiles maenas
Odor inpudicus urcei fatebatur,
Qualis marinae vix sit aura piscinae.
Nec quadra deerat casei Tolosatis,
Quadrima nigri nec corona pulei
20 Calvaeque restes alioque cepisque,
Nec plena turpi matris olla resina,
Summemmianae qua pilantur uxores
Quid quaeris aedes vilicesque derides,
Habitare gratis, o Vacerra, cum possis?
25 Haec sarcinarum pompa convenit ponti.

Traduzione

O, spettacolo indecente delle calende di Luglio (il 1. Luglio)! ho visto, Vacerra, ho visto i tuoi bagagli; quelli non trattenuti in cambio della pigione di due anni li portava la tua rossa moglie con non più di sette capelli, la canuta madre assieme alla massiccia tua sorella. Pensai che fossero le Furie venute fuori dalle tenebre di Dite. Tu, Iro dei tuoi tempi, consumato dal freddo e la fame, più pallido di un vecchio bosso, andavi dietro a loro. Si poteva credere che stessero migrando i pitocchi della collina di Aricia. Procedeva un misero lettuccio a tre piedi ed un tavolo con due, un vaso da notte rotto spandeva acqua dal lato mozzo accanto ad una lucerna ed un cratere di corno; il collo di un'anfora giaceva sotto un braciere verde; il tanfo di un orcio, osceno quanto potrebbe esserlo a malapena l'esalazione di una piscina di mare, rivelava che vi erano state acciughe o sardelle andate a male. C'era anche una fetta quadrata di cacio di Tolosa, una corona di nero puleggio vecchia di 4 anni, trecce spoglie dei loro agli e cipolle, un'urna piena di un'immonda resina della madre, con la quale si depilano le donne pubbliche. Perchè vuoi una casa e ti fai gioco dei fittavoli, quando, Vacerra, puoi abitare gratis? Questa processione di bagagli è degna di chi vive sotto un ponte