Autore: Tacito
Opera: Historiae
Libro: Liber Iv
Titolo: 77

Originale

Media acies Vbiis Lingonibusque data; dextro cornu cohortes Batavorum, sinistro Bructeri Tencterique. pars montibus, alii viam inter Mosellamque flumen tam improvisi adsiluere ut in cubiculo ac lectulo Cerialis (neque enim noctem in castris egerat) pugnari simul vincique suos audierit, increpans pavorem nuntiantium, donec universa clades in oculis fuit: perrupta legionum castra, fusi equites, medius Mosellae pons, qui ulteriora coloniae adnectit, ab hostibus insessus. Cerialis turbidis rebus intrepidus et fugientis manu retrahens, intecto corpore promptus inter tela, felici temeritate et fortissimi cuiusque adcursu reciperatum pontem electa manu firmavit. mox in castra reversus palantis captarum apud Novaesium Bonnamque legionum manipulos et rarum apud signa militem ac prope circumventas aquilas videt. incensus ira 'non Flaccum' inquit, 'non Voculam deseritis: nulla hic proditio; neque aliud excusandum habeo quam quod vos Gallici foederis oblitos redisse in memoriam Romani sacramenti temere credidi. adnumerabor Numisiis et Herenniis, ut omnes legati vestri aut militum manibus aut hostium ceciderint. ite, nuntiate Vespasiano vel, quod propius est, Civili et Classico, relictum a vobis in acie ducem: venient legiones quae neque me inultum neque vos impunitos patiantur.

Traduzione

77. Il centro dello schieramento fu assegnato agli Ubii e ai Lingoni, con alla destra i Batavi e alla sinistra i Brutteri e i Tencteri. Passando parte per le alture e altri nello spazio tra la via e il fiume Mosella, sferrarono un assalto tanto improvviso che Ceriale, ancora a letto nella sua stanza (aveva, infatti, passato la notte fuori del campo) ebbe contemporaneamente la notizia del combattimento in corso e della rotta subita dai suoi. Egli inveì duramente contro l'allarmismo delle staffette, finché non ebbe sotto gli occhi il quadro del disastro: forzate le difese del campo, la cavalleria in rotta e il ponte sulla Mosella, che collega la colonia sull'altra riva, occupato dal nemico. Ceriale, intrepido nel panico generale, trattenendo chi fuggiva, deciso, pur senza armatura, tra i dardi nemici, con fortunata audacia e per l'accorrere intorno a lui dei più valorosi, riconquista il ponte e lo tiene saldamente con un pugno di forti. Rientrato poi al campo, vede sbandati i manipoli delle legioni già arresesi a Novesio e a Bonna, rari i soldati presso le insegne e le aquile quasi circondate. In un trasporto d'ira grida: «Non Flacco, non Vocula voi abbandonate; qui non c'è tradimento; mi rimprovero solo di avere scioccamente creduto che voi, cancellando il ricordo del patto coi Galli, vi foste ricordati del giuramento prestato a Roma. Finirò anch'io tra i Numisii e gli Erennii, e così tutti i vostri legati saranno caduti o per mano dei loro soldati o dei nemici. Andate e a Vespasiano o, poiché son più vicini, a Civile e a Classico riferite che avete abbandonato in battaglia il vostro comandante. Verranno le legioni e non lasceranno né me invendicato, né voi impuniti».