Cyberbullismo: arriva la campagna #cuoriconnessi
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Cyberbullismo: arriva la campagna #cuoriconnessi

Di Maria Saia
pubblicato il 11 ottobre

Segnalateci tutti i casi di cyberbullismo all’indirizzo [email protected]!

Cyberbullismo: arriva la campagna #cuoriconnessi

Una campagna di sensibilizzazione promossa direttamente dalla polizia di stato, col sostegno di Unieuro: #cuoriconnessi è lo strumento che sarà adoperato per combattere il cyberbullismo.

I dati parlano chiaro: il fenomeno esiste e aumenta in modo pressante ma, per fortuna, cresce anche il coraggio di chi trova la forza di parlare. Dal gennaio del 2015 al settembre del 2016 ci sono state, infatti, 397 denunce da parte di vittime minorenni, che hanno ricevuto, per la maggior parte, ingiurie e minacce. Altre sono per diffamazione, molestie, stalking, ma ci sono stati anche parecchi casi di furto d’identità sui social network e diffusione di materiale pedopornografico.

La campagna #cuoriconnessi è stata lanciata dalla polizia di fronte a una platea di 1.300 studenti al teatro Brancaccio di Roma. Ecco il trailer nel quale le autorità non vogliono accusare nessuno: si intende semplicemente ricordare che le vittime non sono sole, ma hanno tutto il sostegno da parte del mondo che le circonda.

Il cyberbullo, tra l’altro, è un vero e proprio vigliacco: si nasconde dietro uno schermo e può colpire in qualsiasi momento della giornata, togliendo alla sua vittima la tranquillità pure nella sua abitazione. Per questo motivo, episodi di depressione o suicidio in seguito ad attività di cyberbullismo sono, ahimè, davvero frequenti. In rete è stato lanciato anche un sito internet, nocyberbullismo.it, per informare il grande pubblico a riconoscere negli altri l’insorgere di questo problema.

In occasione del lancio della campagna, il capo della polizia Franco Gabrielli ha dichiarato:

“Le istituzioni pensano di dotarsi di uno strumento repressivo come il reato sul cyberbullismo. Più che avere un approccio a trovare il colpevole e metterlo in carcere dobbiamo fare un grande sforzo culturale di vicinanza, stare vicini alle vittime e creare le condizioni perché gli altri non diventino carnefici”.

Ricordiamoci sempre che a volte le parole possono fare più male di un coltello: impariamo a usarle correttamente e aiutiamo chi ne ha più bisogno a munirsi degli scudi per difendersi.

Maria Saia
Quando sono nata ero una sirena, ma invece di cantare come le mie sorelle, passavo il tempo a scrivere. Il problema era che vivendo sott'acqua i miei quaderni si inzuppavano tutti e l'inchiostro andava via. Per questo ho chiesto a mio padre, il re degli oceani, di darmi delle gambe per andare a vivere in superficie. Adesso abito sulla terra e continuo a passare i miei giorni scrivendo. L'inchiostro, per fortuna, non va più via. In ricordo delle mie origini, tutti i miei amici mi chiamano "Mari". :)
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