La lettera di Andrea Gavosto ai docenti di tutta Italia
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La lettera di Andrea Gavosto ai docenti di tutta Italia

Di Massimiliano Andreetta
pubblicato il 13 settembre

Perché alla fine anche i nostri professori hanno bisogno di un incoraggiamento!

La lettera di Andrea Gavosto ai docenti di tutta Italia

Andrea Gavosto, presidente della Fondazione Giovanni Agnelli, istituto indipendente di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali, ha dedicato questa lettera a tutti gli insegnanti italiani per salutare l’avvio di un nuovo anno di scuola. Ecco le sue parole:

“Cari insegnanti, caro personale della scuola (di cui troppo spesso sottovalutiamo l’importanza),

l’anno scolastico è iniziato nel peggiore dei modi: polemiche per i trasferimenti da Sud a Nord e per la mancata conclusione del concorso nei tempi promessi; molte cattedre ancora vuote; tanti supplenti (anche se il governo aveva promesso che non ce ne sarebbero più stati); tensioni con i presidi per le chiamate dirette e la distribuzione del premio economico; colleghi provenienti dalle graduatorie non sempre all’altezza; moduli di autovalutazione da compilare; genitori sempre più esigenti; poche risorse per formazione e innovazione. Forse vi domandate se il gioco valga ancora la candela, se non sia arrivato il momento di tirare i remi in barca e contare gli anni che mancano alla pensione.

Non fatelo. Sfruttate quei (neanche piccolissimi) margini di manovra che la riforma della scuola vi concede per rinnovare il vostro mestiere. Intanto, siete di più: l’organico dell’autonomia ha visto crescere il numero dei docenti, dopo anni di calo. È vero che molte scuole non hanno ricevuto gli insegnanti richiesti per la loro offerta formativa e che spesso questi vengono utilizzati come tappabuchi per sostituire colleghi temporaneamente assenti.

È un peccato: grazie all’organico addizionale, si potrebbero fare tantissime cose in più, a cominciare dai corsi di recupero e di potenziamento al pomeriggio, alla supervisione del lavoro degli studenti in piccoli gruppi, alle lezioni multidisciplinari, ai laboratori didattici. Si potrebbe iniziare a superare il tradizionale modello basato sulla lezione frontale, ancora largamente dominante nella nostra scuola, e avviare una nuova fase della didattica. Si potrebbe anche abbandonare la vecchia idea che, dentro l’aula, il docente è solo: l’insegnamento è ormai un lavoro di squadra, che impone condivisione delle conoscenze, organizzazione e spirito di collaborazione. Chiedete dunque al vostro preside di sperimentare con i colleghi nuovi metodi didattici. Chiedetegli anche di organizzare corsi di formazione e aggiornamento: la Buona Scuola ha investito risorse, che non sono solo i 500 euro per docente; è un’occasione da non perdere. Sfruttate al massimo le possibilità offerte dall’alternanza scuola-lavoro: partita fra molto scetticismo e certamente con molte difficoltà, si sta rivelando una strada per aprire la scuola al mondo esterno, per far assaggiare agli studenti che cosa vuol dire acquisire saperi pratici e abituarsi a lavorare in un’organizzazione; di sicuro, non è l’asservimento della scuola all’industria che molti temevano.

Infine, ricordatevi che il mestiere dell’educatore, il vostro mestiere, è il più importante e bello che esista. Prendere per mano gli studenti e aiutarli a crescere, non limitarsi a imbottirli di nozioni, ma spingerli a interrogarsi continuamente sul mondo, a ipotizzare risposte, a confrontarsi con gli altri, ad argomentare in modo pacato è una grande responsabilità civica che vi è stata affidata, prima ancora che un lavoro. È anche l’unica strada possibile per rendere migliore la nostra società.”

A proposito, com’è andato il vostro primo giorno scuola?

Massimiliano Andreetta
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