Sappiamo davvero dire basta al bullismo? Forse ancora no
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Sappiamo davvero dire basta al bullismo? Forse ancora no

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 07 febbraio

La Giornata Nazionale del Bullismo è una data da non dimenticare, ma un giorno solo non basta. Occorre non farsi cogliere impreparati (perché questa sarebbe davvero un’insufficienza imperdonabile).

Sappiamo davvero dire basta al bullismo? Forse ancora no

Giornata Nazionale del Bullismo: riflettere è importante

La Giornata Nazionale del Bullismo è un’occasione importante per riflettere su questo fenomeno di cui non si parla mai abbastanza e che a noi studenti spesso sembra altro dalla nostra vita. Probabilmente né io né i miei compagni ci siamo mai fermati a riflettere davvero su che cos’è il bullismo e sui modi (tantissimi!) in cui può entrare a fare parte della vita di tutti i giorni
Facciamo un passo indietro, quindi, e cominciamo dall’inizio: che cos’è il bullismo? Parliamoci chiaramente: il bullismo è una forma di violenza. Se viene attuata in presenza della vittima si parla di bullismo vero e proprio, quando, invece, i bulli preferiscono passare attraverso i social network, raggiungendo comodamente da casa moltissime persone, si parla di cyberbullismo.
La definizione è così semplice e lineare che a volte ci si dimentica di cosa significhi davvero.
A me fa rabbrividire il fatto che una persona possa essere derisa per come si veste o come si atteggia. Pensiamoci bene, proviamo a immaginare cosa significa: noi siamo liberi di fare quello che vogliamo (entro certe regole) e qualcuno, che non ha alcun diritto, ci deride al punto da riuscire a limitare la nostra libertà.

Leggi lo speciale ScuolaZoo per la Giornata Nazionale contro il bullismo, lo trovi qui:

Le radici del bullismo: come si diventa bulli?

Come è possibile che accada questo? Come fa un ragazzo a decidere di prevaricare un suo compagno?
La risposta sembra semplice e scontata, ma non lo è: spesso è facile dimenticare che il bullo si sente inferiore rispetto alla vittima e, quindi, per farsi forza la deride davanti ad amici e sconosciuti che spesso assistono a queste scene tremende senza intervenire.
Così, però, le cose non cambieranno mai. Rimanendo immobili si fa, di fatto, il gioco del bullo. Non servono grandi gesti, basta fare il proprio dovere di studente, di essere umano, e rivolgersi a chi di dovere o, più semplicemente, tendere una mano alla vittima: ciò che ognuno di noi deve pensare è che con piccole azioni si possono fermare grandi fenomeni.
Se vediamo situazioni di questo tipo, dobbiamo intervenire per far sì che gli episodi di bullismo diminuiscano sempre più.

Le vittime del bullismo: il caso Carolina e le conseguenze estreme di un fenomeno pericoloso

Il rischio, altrimenti, è che le vittime, sole ed isolate, abbiano reazioni molto forti. Alcune si rifugiano nell’autolesionismo, altre sprofondano nell’anoressia o nella bulimia, altre ancora, purtroppo, arrivano a togliersi la vita, privandosi del bene più prezioso che ciascuno di noi possiede. Un bene che ci spetta di diritto e che nessuno dovrebbe spingerci a considerare come un peso insopportabile. La nostra vita è preziosa e non dovrebbe mai venirci in mente che esista qualcosa per cui valga la pena farne a meno.
Invece, purtroppo, questo accade.
È quello che è successo a Carolina, la prima vittima del cyberbullismo in Italia. Una ragazza come tante, di soli 14 anni, che cinque anni fa, nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si è tolta la vita lanciandosi dal balcone di casa lasciando dietro di sé una frase importante: “Le parole fanno più male delle botte”.

Come si contrasta il bullismo? Insieme a ScuolaZoo l’ho chiesto al presidente di Pepita Onlus

Casi come quello di Carolina non devono ripetersi più, è chiaro. Ciò che, invece, è meno evidente è cosa fare, come comportarsi. Grazie al progetto Inviati nelle Scuole di ScuolaZoo ho avuto modo di incontrare, insieme ad altri ragazzi come me, Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus, cooperativa sociale costituita da educatori esperti nella progettazione e realizzazione di interventi socio-educativi che ha maturato una profonda esperienza e competenza in tema di bullismo, cyberbullismo, sexting e bullismo sessuale, tanto da divenire riferimento per istituzioni e organi d’informazione.
Alla domanda: “Tu come ti porresti davanti a un atto di bullismo?” Zoppi ha risposto: “Lo denuncerei, cercherei di richiamare l’attenzione dei miei compagni per farli riflettere sul fatto che un’azione per essere considerata uno scherzo deve avere dei limiti”. Questo, però, potrebbe non bastare. Dal nostro incontro ho capito che quando si parla di bullismo la cosa davvero importante è la considerazione che si ha di sé stessi e di cosa conta davvero nella vita. “Siete persone uniche e irripetibili, il vostro valore va al di là di quello che i compagni pensano di voi. – ci ha detto il presidente di Pepita – Un like è solo un like, mentre la vera sfida è dimostrare il proprio valore nell’ambito che più ci appassiona nella vita reale. Questo è da eroi oggi. “Wonder”, il film tratto dal libro che ha commosso il mondo, è certamente uno stimolo per riflettere”.

Bullismo a scuola: cosa succede nelle nostre classi?

Io, nel mio piccolo, quindi, ho riflettuto e ho capito che volevo saperne di più. Così chiesto a ragazzi e docenti dell’Istituto San Giacomo di Romano d’Ezzelino e dell’Istituto Alberto Parolini di Bassano del Grappa di raccontarmi la loro opinione. L’opinione comune è che bullismo e cyberbullismo siano fenomeni orribili da arginare il più in fretta possibile.
Insomma: tutto normale.
La cosa che mi ha stupito, però, è stata alla domanda “Tu come interverresti?” ragazzi e prof hanno dato risposte molto diverse. Se, infatti, i secondi hanno spiegato che una soluzione potrebbe essere quella di aumentare i controlli durante la ricreazione e i cambi dell’ora, i primi, invece, sono stati davvero vaghi. La maggior parte degli studenti ha ammesso che se assistesse a un fenomeno di bullismo proverebbe a fermarlo senza però doverne poi pagare le conseguenze. La sensazione è che nessuno voglia rischiare di diventare una vittima in prima persona solo per proteggere un altro.
È una differenza importante.
Se davvero questo è quello che accade nelle nostre scuole una sola Giornata Nazionale contro il bullismo non basta e ci vorrebbero molti (ma molti!) più incontri con persone come il presidente di Pepita in grado di spiegare a ragazzi come me quanto sia importante, per tutti, nessuno escluso, che casi come quello di Carolina non si verifichino più.

Marco Bruna – Inviato nelle Scuole

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