Martina e il suo esame: quando la scuola non sempre sa ascoltare
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Martina e il suo esame: quando la scuola non sempre sa ascoltare

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 14 novembre

Quando tutto va per il verso sbagliato, per giorni continuiamo a chiederci cosa avremmo potuto fare per evitarlo? Perchè niente è andato come doveva andare? Questa la storia di Martina, una ragazza che aveva bisogno di aiuto ma è stata lasciata da sola, anche per portare a termine l’unica cosa a cui lei dava importanza: la Maturità.

Martina e il suo esame: quando la scuola non sempre sa ascoltare

 Martina, una ragazza che ha combattuto contro un mostro più grande di lei

Oggi vi raccontiamo una storia, la storia di Martina.
Martina era una bellissima ragazza, aveva i capelli lunghi, rossi, gli occhi grandi e dolci. Oggi Martina non c’è più, una brutta malattia se l’è portata via.
Oggi vi raccontiamo la storia di Martina perché lei era una combattente, era coraggiosa e non ci riferiamo solo alla malattia che ha fatto di tutto per stremarla e indebolirla,  ma soprattutto alle difficoltà e agli ostacoli che si è trovata davanti per realizzare il suo ultimo sogno: fare la Maturità.

 

Riforma MIUR: gli studenti al primo posto

Facciamo qualche passo indietro. Con l’ultima riforma il MIUR, forse per la prima volta, si è occupato di venire davvero incontro a tutti gli studenti e l’ha fatto mettendoli al primo posto, guardando al loro percorso, alle difficoltà, alle preoccupazioni, cercando di andare oltre il voto numerico per arrivare all’essenza della persona, ascoltando e comprendendo.

Oggi, prima in capo al Collegio Docenti e poi al Consiglio di Classe, sorge l’obbligo di considerare ogni allievo come entità autonoma, sostenendolo in tutte le difficoltà – soprattutto quelle personali – in un piano di didattica che è per la prima volta inclusivo e non esclusivo, che prende per mano anche chi è rimasto indietro e ha bisogno solo di essere ascoltato.

Il Consiglio di Classe deve allora, per ogni studente in difficoltà, predisporre il c.d. Piano Didattico Personalizzato (PDP) e deve predisporlo ascoltandolo e ascoltando la sua famiglia.


Gli studenti che hanno bisogni educativi speciali (BES) – diversi e meno evidenti dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) – devono essere individuati, sostenuti, mai emarginati e, soprattutto, mai dimenticati.

La normativa ministeriale prevede infatti che il programma personalizzato sia predisposto per qualsiasi studente, anche normodotato,  che però sia in difficoltà, mettendosi a sua completa disposizione, comprendendo le sue esigenze, assistendolo, guidandolo, senza mai lasciarlo solo, unico requisito (ed è giusto) una certificazione che dimostri che gli ostacoli ci sono, che ci vorrà del tempo e della pazienza ma che si potranno superare anche e soprattutto attraverso la buona riuscita scolastica.

Il MIUR insomma parla chiaro, qualsiasi studente, che sia in una situazione di certificata difficoltà, che stia combattendo con dei mostri che non si possono affrontare da soli, ha il diritto che la Scuola attui un piano previsto per legge per sostenerlo e per permettergli di superare il più serenamente possibile l’anno scolastico.

Il caso di Martina era riconosciuto come un caso BES ?

Martina era in una situazione di certificata difficoltà, Martina stava combattendo contro un mostro che non poteva affrontare da sola, Martina aveva il diritto di essere aiutata ma così non è stato.
Ha combattuto come una leonessa contro un mostro che non poteva affrontare da sola, non ha mai indietreggiato, non ha mai avuto paura. Ha voluto andare avanti con la sua vita, andare a scuola, quando poteva, quando la chemio glielo permetteva, uscire con i suoi amici, voleva essere come tutti gli altri.

Martina ha chiesto aiuto, ma nessuno l’ha ascoltata.

La Maturità di Martina: storia di una malattia non riconosciuta

A scuola sapevano, a scuola era andata la mamma a chiedere umanità, aveva detto ai professori che Martina non voleva lasciare perdere, voleva finire le superiori e voleva farlo con onore, senza trattamenti di favore, portando a casa da sola il suo diploma, almeno una cosa voleva avere la possibilità di portarla a termine.
Anche il dottore di Martina era andato a scuola a spiegare cosa stava succedendo, i professori di Martina hanno saputo, qualcuno – quasi nessuno per la verità – è anche andato a trovarla a casa, la mamma aveva insistito tanto che non la lasciassero sola.

Invece è successo, Martina ha chiesto aiuto, ma nessuno l’ha ascoltata.

Ha fatto il tema, ha fatto la seconda prova, era tanto tanto stanca, tanto da svenire in classe, ma non è uscita, non ha mollato. C’era la chemio da fare, è vero, ma il tema andava finito e consegnato.
Poi c’erano la terza prova e la quarta prova. Martina aveva chiesto aiuto, aveva fatto tante assenze – sempre la chemio, sempre il mal di testa, sempre la nausea – era indietro con il programma, magari  però potevano aiutarla, per lei era importante
‘Certo!’, il Consiglio di Classe le aveva risposto ‘Certo, non preoccuparti, approfondisci queste materie cerca di concentrarti  – per quanto possibile – su questi argomenti!’

E’ arrivata la terza prova e poi anche la quarta ma le domande erano difficili, erano impossibili, era tutto diverso da come le era stato detto, Martina non lo sapeva, non se l’aspettava non dopo quello che le era stato promesso e Martina ha fatto davvero come ha potuto.
C’era tanta stanchezza, ma c’era anche la paura, come in un brutto sogno, domande su cose mai fatte, mai viste, ma come? Perché? I professori le avevano detto altro, doveva andare tutto diversamente, almeno una cosa, una sola, una piccola, doveva andare bene.

Sia chiaro che non stiamo parlando di un presunto diritto ad avere prima le soluzioni dei quesiti, Martina non l’avrebbe mai accettato, ma stiamo parlando del dovere della commissione di venirle incontro, di metterla a suo agio, di piegare un sistema rigido per abbracciare una ragazza che aveva bisogno solo di questo. C’era un altro modo, doveva esserci, doveva essere trovato, solo questo.

Mamma e papà hanno saputo, hanno detto andiamo a scuola a protestare, facciamo annullare tutto. Martina non ha voluto. Non importa, importava solo non mollare, essere più forte della malattia, dell’indifferenza, bisognava fare quell’esame a qualsiasi costo, non c’era più tempo.

Oltre il danno la beffa, mentre Martina lottava, la sua commissione di Maturità le faceva sapere che  la sua malattia non era grave, non si trattava di disabilità certificata, niente eccezioni, non stava poi così male, meritava lo stesso trattamento di tutti, nessun riguardo.

Martina è morta appena due mesi dopo aver sostenuto la prova orale. La commissione aveva detto che non era grave.

Gli studenti non sono delle macchine

La storia di Martina ve l’abbiamo voluta raccontare perché lei se ne è andata e non si può fare nulla se non ricordarla, ma un insegnamento, un messaggio deve essere trasmesso. La scuola di Martina non c’è stata, aveva bisogno di aiuto.

Martina era una leonessa e ha vinto, con le sue forze, le ultime forze, ma non si può dimenticare che è stata lasciata solaA scuola l’hanno commemorata è vero, ma era tardi, era inutile, servivano i fatti, pochi, ma quelli sì che servivano davvero.

Noi purtroppo possiamo solo raccontare la storia di questa piccola grande donna, possiamo raccontare che gli studenti hanno dei diritti e bisogna conoscerli e farli rispettare e pretendere che siano rispettati. Nessun trattamento di favore ma un po’ di comprensione, quella Martina se l’aspettava e se l’aspettava anche la sua famiglia. Noi raccontiamo la storia di Martina perché vogliamo ricordarci di lei, abbracciare la sua famiglia e confortare chi oggi non pensa di potercela fare.

Oggi la programmazione individuale è legge, il consiglio di classe è chiamato a venire incontro a chi ha davvero bisogno.  C’è il diritto allo Studio e c’è il diritto alla Salute, lo dice la Costituzione, ma lo dice soprattutto lo spirito di umanità che deve muovere tutti noi, ma che prima di tutti deve muovere chi forma le menti e i cuori degli studenti e che forse troppo spesso si dimentica che la docenza non è solo una lavoro ma è una vocazione.

Ciao Martina, hai dimostrato di essere la più grande di tutti, sei stata un esempio, grazie di tutto, grazie di cuore.

Redazione ScuolaZoo
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