Addio a Dario Fo. Lo incontreremo di nuovo, alla maturità?
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Addio a Dario Fo. Lo incontreremo di nuovo, alla maturità?

Di Maria Saia
pubblicato il 13 ottobre

“Se mi capitasse qualcosa, dite che ho fatto di tutto per campare” cit. Dario Fo

Addio a Dario Fo. Lo incontreremo di nuovo, alla maturità?

Oggi si spegne, all’età di 90 anni, a Milano, il premio Nobel per la Letteratura Dario Fo. Una personalità unica, un uomo poliedrico che è stato un attore e drammaturgo incredibile, nonché scrittore, pittore, scenografo e attivista.

Qualche anno fa, all’età di 84 anni, si era spenta la moglie, Franca Rame, alle quale Fo era profondamente legato e che era stata per lunghissimi anni – dal 1954 – la sua compagna, sul palcoscenico e nella vita.

dario fo

La notizia della sua morte ha fatto subito il giro del mondo, comparendo sulle testate straniere più prestigiose: Guardian, Bbc, New York Times, Le Figaro, El Pais.

Un uomo che aveva fatto della satira la sua arma, il suo marchio distintivo, portando innovazione nel teatro e ponendosi come un grande pilastro della cultura nel nostro Paese.

Dario Fo studiò all’Accademia di Belle Arti di Milano, città che lo adottò fino al suo ultimo giorno. Nel 1950, iniziò a lavorare per la RAI, in qualità di attore e autori di testi satirici. Poi conobbe Franca e con lei fondò, nel 1958, la “Compagnia Dario Fo-Franca Rame”: lui era il regista e il drammaturgo del gruppo, lei la prima attrice e l’amministratrice.

Dopo l’esperienza con il collettivo “Nuova Scena”, i due fondarono il gruppo di lavoro “La Comune”, conosciuta al grande pubblico per gli spettacoli satirici e di critica politica, tra i quali possiamo ricordare Morte accidentale di un anarchico e Non si paga, non si paga!.

Nel 1969 Dario Fo portò in scena Mistero buffo, la sua opera più famosa: unico attore sul palco, recitava, rielaborandoli, alcuni testi antichi in un linguaggio teatrale che metteva insieme lingue e dialetti (nel suo caso della pianura padana). Si tratta di un linguaggio inventato, noto come grammelot, fatto di onomatopee e parole senza significato che imitano il ritmo e l’intonazione di linguaggi esistenti.

Negli anni Settanta e Ottanta, fu estremamente impegnato nell‘attivismo politico di sinistra e fu tra i difensori degli ex membri di Lotta Continua accusati dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi. Nel 1973, la moglie Franca fu rapita da un gruppo di estrema destra dal quale subì “ogni tipo di violenza”, come forma di ritorsione per l’attività di protesta svolta da lei e dal marito. La loro compagnia teatrale subì anche altre minacce e processi per via di Morte accidentale di un anarchico, una delle opere di maggiore impegno politico, ispirata alla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli – quasi sicuramente ucciso.

Dagli anni Novanta in poi la sua attività di critica politica si è scagliata invece contro la figura di Silvio Berlusconi, sul quale ha scritto le opere satiriche Ubu rois, Ubu bas e L’Anomalo Bicefalo, con la Rame che interpretava Veronica Lario mentre lui stesso Berlusconi.

Il drammaturgo era stato insignito del premio Nobel per la letteratura il 9 ottobre 1997, con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Tra l’altro, proprio lui era stato l’ultimo italiano a ricevere questo ambizioso riconoscimento.

Si trovava in ospedale per problemi respiratori, ma tutti pensavano che sarebbe uscito nel giro di pochi giorni. La lucidità non lo ha abbandonato fino all’ultimo momento, così come la sua infinita ironia, con la quale riusciva a sdrammatizzare sempre qualsiasi tipo di situazione.

E chissà che, il prossimo anno, Dario Fo non diventi uno dei protagonisti della maturità 2017. Del resto, è già successo con Umberto Eco alla maturità 2016. Nel frattempo vogliamo ricordarlo con le parole del premier Renzi e con un video nel quale il nostro “giullare del popolo” mette in scena il suo grammelot.

“Con Dario Fo l’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese. La sua satira, la ricerca, il lavoro sulla scena, la sua poliedrica attività artistica restano l’eredità di un grande italiano nel mondo”.

Maria Saia
Quando sono nata ero una sirena, ma invece di cantare come le mie sorelle, passavo il tempo a scrivere. Il problema era che vivendo sott'acqua i miei quaderni si inzuppavano tutti e l'inchiostro andava via. Per questo ho chiesto a mio padre, il re degli oceani, di darmi delle gambe per andare a vivere in superficie. Adesso abito sulla terra e continuo a passare i miei giorni scrivendo. L'inchiostro, per fortuna, non va più via. In ricordo delle mie origini, tutti i miei amici mi chiamano "Mari". :)
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