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Svetonio, Otho, De Vita Caesarum, Par. 12
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Svetonio, Otho, De Vita Caesarum, Par. 12

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 12 settembre

Traduzione latino, Svetonio: il De Vita Caesarum Otho Claudius 

Dovete affrontare la traduzione del De Vita Caesarum Otho  di Svetonio ma non sapete da che parte iniziare? Vi siete già arresi all’idea di avere debito perenne in latino? Fortunatamente per voi ci siamo noi di ScuolaZoo ad aiutarvi a prendere la sufficienza dandovi la traduzione e il testo in latino di questo brano di Svetonio.

Testo De Vita Caesarum Otho paragrafo 12

Tanto Othonis animo nequaquam corporis aut habitus competit. Fuisse enim et modicae staturae et male pedatus scambusque traditur, munditiarum vero paene muliebrium, vulso corpore, galericulo capiti propter raritatem capillorum adaptato et adnexo, ut nemo dinosceret; quin et faciem cotidie rasitare ac pane madido linere consuetum, idque instituisse a prima lanugine, ne barbatus umquam esset; sacra etiam Isidis saepe in lintea religiosaque veste propalam celebrasse. Per quae factum putem, ut mors eius minime congruens vitae maiore miraculo fuerit. Multi praesentium militum cum plurimo fleto manus ac pedes iacentis exosculati, fortissimum virum, unicum imperatorem praedicantes, ibidem statim nec procul a rogo vim suae vitae attulerunt; multi et absentium accepto nuntio prae dolore armis inter se ad internecionem concurrerunt. Denique magna pars hominum incolumem gravissime detestata mortuum laudibus tulit, ut vulgo iactatum sit etiam, Galbam ab eo non tam dominandi quam rei p. Ac libertatis restituendae causa interemptum.

Traduzione De Vita Caesarum Otho di Svetonio paragrafo 12

Il fisico e le maniere di Otone non rispondevano per niente ad un simile coraggio. Infatti si dice che fosse di piccola statura, mal piantato sui piedi, con le gambe storte; aveva delle civetterie quasi femminili giacché si faceva depilare e, avendo i capelli radi, portava una parrucca così ben fatta e perfettamente sistemata che nessuno se ne accorgeva; inoltre si radeva tutti i giorni e poi si applicava sul viso la mollica di pane bagnata, abitudine che aveva preso fin da quando gli era spuntata la prima barba, allo scopo di non averne mai. Spesso celebrò anche pubblicamente il culto di Iside, indossando il rituale abito di lino. Per questo penso che la sua morte, per niente intonata con la sua vita, abbia suscitato grande meraviglia. Molti soldati che si trovavano presenti, dopo aver coperto di baci le mani e i piedi del suo cadavere steso a terra, piangendo a lungo e proclamandolo il più coraggioso degli uomini, il modello degli imperatori, si diedero prontamente la morte sul luogo stesso, poco lontano dal suo rogo. Anche molti di coloro che erano lontani, per il dolore che causò la notizia della sua morte, si precipitarono in armi gli uni contro gli altri per uccidersi. Infine, la maggior parte delle persone, dopo averlo coperto di insulti, finché era vivo, lo colmò di lodi quando fu morto e si cominciò a dire tra il popolo che egli aveva ucciso Galba non tanto per dominare, quanto per ristabilire la repubblica e la libertà.

 

Redazione ScuolaZoo