Condividi
Tertulliano, Cap. 3, De Idolatria, Origine dell'idolatria.
Condividi su

Tertulliano, Cap. 3, De Idolatria, Origine dell'idolatria.

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 02 settembre

Traduzione latino, Tartulliano : De Idolatria Cap. 3 Origine dell’idolatria

Vi è stato dato un compito di latino su De Idolatria Cap. 3 Origine dell’idolatria di Tartulliano e volete fare una bella figura con la prof? Ecco qui la soluzione, il testo in latino e la traduzione di questo brano di Tartulliano.

Testo De Idolatria Cap. 3 Origine dell’idolatria

Idolum aliquamdiu retro non erat. Priusquam huius monstri artifices ebullissent, sola templa et uacuae aedes erant, sicut in hodiernum quibusdam locis uetustatis uestigia permanent. Tamen idololatria agebatur, non in isto nomine, sed in isto opere. Nam et hodie extra templum et sine idolo agi potest. [2] At ubi artifices statuarum et imaginum et omnis generis simulacrorum diabolus saeculo intulit, rude illud negotium humanae calamitatis et nomen de idolis consecutum est et profectum. Exinde iam caput facta est idololatriae ars omnis quae idolum quoquomodo edit. Neque enim interest, an plastes effingat, an caelator exculpat, an phrygio detexat, quia nec de materia refert, an gypso, an coloribus, an lapide, an aere, an argento, an filo formetur idolum. [3] Quando enim et sine idolo idololatria fiat, utique, cum adest idolum, nihil interest, quale sit, qua de materia, qua de effigie, ne qui putet id solum idolum habendum, quod humana effigie sit consecratum. [4] Ad hoc necessaria est uocabuli interpretatio. Ei]doj Graece formam sonat; ab eo per diminutionem ei!dwlon deductum; aeque apud nos forma formulam fecit. Igitur omnis forma uel formula idolum se dici exposcit. Inde idololatria omnis circa omne idolum famulatus et seruitus. Inde et omnis idoli artifex eiusdem et unius est criminis, nisi parum idololatrian populus admisit, quia simulacrum uituli et non hominis sibi consecrauit.

Traduzione De Idolatria Cap. 3 Origine dell’idolatria

Se noi volgiamo il nostro sguardo indietro, una volta non esistevano idoli. Prima che venissero fuori i creatori di questa mostruosa credenza, i tempii erano solitari e deserti; i luoghi sacri semplici e nudi, come anche al giorno d’oggi restano avanzi di un mondo che fu, ma nella loro semplice grandiosità. Ma tuttavia anche allora l’idolatria vigeva, sia pure non sotto questa denominazione, ma cogli stessi caratteri e collo stesso processo: perché anche oggi, infatti, si può seguire l’idolatria e non frequentare templi e non usare idoli. Allorché gli artefici per opera diabolica formarono figure varie e molteplici, dagli idoli prese nome questa primitiva e rozza occupazione per nostra sventura inventata, e quindi ogni arte che in certo modo riproducesse statuette, immagini, fu la base, il fulcro d’ogni principio e idea idolatra: non importa mica se le figure le formi un semplice plasmatore, o se le rappresenti un cesellatore o un altro artista di alta perfezione: non ha valore neppure la materia di cui l’idolo sia formato, se di gesso, se a colori, se di pietra, di bronzo, d’argento o magari di |103 filo. Dal momento che nella colpa d’idolatria s’incappa anche senza idoli, quando ridolo esiste non può costituire differenza qualunque esso sia o di qualunque materia sia esso formato; e questo, perché non vi sia qualcuno che possa credere che di idolo si debba parlare, quando soltanto abbia faccia umana. Osserviamo la spiegazione della parola: ei]doj; : èidos in Greco suona come la parola latina forma; facendo il diminutivo di ei]doj : èidos abbiamo ei]dulon : éidolon, idolo, ciò che presso noi risponderebbe ad una parola: formula. Quindi ogni figura o figurina vuole essere chiamata idolo; e idolatria di conseguenza si disse l’ossequio, la sottomissione ad ogni idolo. Quindi chiunque fosse il costruttore di immagini, è colpevole dello stesso errore, almeno che non si voglia sostenere che poco peccò d’idolatria quel popolo che consacrò e adorò il simulacro di un vitello, e non quello di un uomo.

Redazione ScuolaZoo