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Abbiamo intervistato Alfa, il cantante genovese da 70 milioni di ascolti su Spotify
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Abbiamo intervistato Alfa, il cantante genovese da 70 milioni di ascolti su Spotify

Di Alice Giusti
pubblicato il 08 gennaio

Non hai mai ascoltato Wanderlust!, Cin Cin, Testa tra le nuvole o Giro del mondo? Scopri chi è Alfa e poi corri a recuperare le canzoni, perché sentiremo a lungo parlare di lui.

Abbiamo intervistato Alfa, il cantante genovese da 70 milioni di ascolti su Spotify

Chi è Alfa e perché dovresti ascoltarlo subito

19 anni, oltre 70 milioni di ascolti su Spotify e oltre 20 milioni di visualizzazioni su YouTube. Numeri da capogiro quelli di Alfa, cantante genovese, che si divide tra università e musica, passione che gli sta regalando numerosi successi. Oltre i numeri, però, c’è di più: tra i più giovani, il cantautore è già un vero e proprio idolo e alcuni suoi brani, Wanderlust! e Cin Cin su tutti, sono amati per il testo e il significato in cui molti ragazzi e ragazze si riconoscono: «Ai numeri non ti puoi affezionare, ma a mille persone che cantano la tua canzone a memoria sì, è la cosa più bella al mondo», ci ha confermato Andrea, suo nome di battesimo. Da poco diplomato al liceo classico, studia all’università, fa il pendolare tra Milano e Genova, scrive, suona, ha ideato un progetto benefico per Wanderlust! e da poco ha pubblicato il suo primo album, Before Wanderlust. Qual è il suo segreto? Noi di ScuolaZoo lo abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

L’intervista ad Alfa, da come è diventato un cantante al nuovo album, passando per la Maturità

Ciao Alfa, iniziamo con una tua presentazione: dicci chi sei e cosa fai.

Ciao! Mi chiamo Andrea, ho 19 anni, vengo da Genova e mi sono trasferito a Milano qualche mese fa. Nella vita studio, e nel frattempo faccio musica. Credo tantissimo in questo percorso musicale, è nato per scherzo e ad oggi ci metto il cuore, la testa e l’anima. 

Come mai la scelta del nome Alfa?

Il nome Alfa nasce dai miei studi classici. Mi è sempre piaciuto il concetto di alfa nella cultura greca, cioè l’essere all’inizio di qualunque cosa. Sono una persona quasi sempre insoddisfatta, ma credo che in realtà sia una grande fortuna perché mi permette di spingermi al massimo e a fare del mio meglio, perché in qualunque cosa farò, anche dopo tantissimo tempo, mi sentirò sempre all’inizio.  

Rap, pop, trap, indie… come definisci la tua musica e, soprattutto, pensi che sia utile in quale modo (penso anche agli ascoltatori) trovare una definizione alla musica che fai oppure no?

Mi viene davvero difficile trovare un genere musicale per la mia musica. Vengo dal mondo del rap, dalle battaglie freestyle, però ho sempre ascoltato pop e indie. Non credo sia giusto in generale dare delle etichette. La musica è creatività e bisogno di esprimersi. 

Quando è nata la tua passione per la musica e come hai mosso i primi passi in questo campo?

Suono chitarra e piano da 9-10 anni e ho sempre avuto una grande passione per la musica. 4 anni fa ho iniziato a fare battaglie freestyle e da lì è nata la passione per scrivere testi. Ho sempre scritto racconti, poesie, e mi sono cimentato quindi scrivendo canzoni, e poi le cose sono diventate più serie. Era solo una valvola di sfogo, un modo per esprimermi. 

Hai quasi 200 mila follower su Instagram, su Spotify hai numeri da paura (Cin Cin ha totalizzato oltre 43 milioni di ascolti)… come vivi questo momento e cosa ti aspetti dal futuro?

Godermi il momento non fa parte della mia indole, penso sempre a quello che accadrà dopo. Quindi, vivo consapevolmente il momento, non sputo su quello che sto facendo, anzi sono contentissimo. Allo stesso tempo, però, non mi accontento mai dei risultati, che sono già enormi ma non mi bastano. 

Wanderlust! è il titolo di una tua canzone: anche tu sei affetto dalla “malattia del viaggiare”?

Wanderlust è una parola che ho scoperto tantissimo tempo fa e mi è sempre piaciuto il concetto di “malattia del viaggiatore”. Io ho avuto la fortuna di vedere tanti posti nel mondo insieme ai miei genitori: sono stato in Australia, in America, in India e mi sono innamorato di questi posti. È incredibile come viaggiare possa significare iniziare una nuova vita, anche se per poco. Sì, credo proprio di essere affetto da “malattia del viaggiatore”! 

Qual è stato il tuo viaggio più bello e quello che vorresti fare?

Il mio viaggio preferito in assoluto è stato in Australia, credo sia uno dei posti più belli che io abbia mai visto. C’era quest’isola chiamata Kangaroo Island, qualcosa di davvero incredibile. Vorrei andare in Giappone, oppure andare a vedere l’aurora boreale, anche se è difficilissimo. 

Wanderlust!, tra l’altro, fa parte di un progetto più ampio che ha coinvolto anche dei bambini… dai loro disegni, avete realizzato il video, se non sbaglio. Com’è nata questa idea e qual è il legame tra i bambini e la voglia di viaggiare?

L’idea nasce in Norvegia grazie a una signora che ho conosciuto lì, chiamata Mariastella, che mi ha chiesto se avessi mai aiutato le persone. In realtà non ci avevo mai pensato. Da lì è nato il nostro progetto di beneficenza con “L’Albero della Vita”. Abbiamo fatto ascoltare la canzone in anteprima ai bambini di una comunità e dai loro disegni è nato il video ufficiale. Sono contento che la risposta sia stata positiva, è stato più bello delle mie aspettative, mi ha aperto il cuore. 

Il 100% dei ricavi di Wanderlust! realizzati da Spotify sono andati in beneficenza alla fondazione Albero della vita. Cosa ti ha spinto ha fatto questa bellissima scelta invece magari di investire questi proventi in nuova produzione musicale? 

Sono contentissimo di averlo fatto, in molti mi hanno chiesto se fossi sicuro, però ci tenevo. Sono arrivato in un punto in cui posso ritenermi fortunato, di poter fare musica senza problemi, e ho voluto fare in modo che questa mia grande passione potesse aiutare qualcuno concretamente. Sono felicissimo e lo rifarei. 

Sei tu a scrivere i testi e la musica delle tue canzoni? Quali sono in genere le tematiche che ti piace affrontare nelle tue canzoni e come nasce il processo creativo?

Ho scritto tutti i testi, mentre per la musica mi affido a Yanomi, il mio produttore. Siamo coetanei e amici da molto tempo. Non ci sono tematiche specifiche, parlo un po’ di tutto quello che vedo intorno, di quello che mi sento di dire. La mia musica nasce e rimane uno sfogo, espressione di vivere. Non seguo tematiche “di moda”, non voglio sottostare a un sistema: per me la musica è terapia. Il processo creativo nasce guardandosi attorno, molto spesso camminando per Genova.  

Genova è la tua città ed è quella che ti dà la giusta ispirazione… sembra che ci sia una sorta di new wave autoriale o quantomeno i germogli di questa. Senza fare paragoni con il passato, pensi che a Genova ci sia adesso molto fermento musicale? Ci sono state iniziative particolari o sta nascendo tutto spontaneamente?

Sono contentissimo che Genova stia che rinascendo sotto quest’aspetto, perché è stata in silenzio per tanto tempo, e poi ovviamente non voglio fare paragoni col passato. Non sono nella posizione né voglio paragonarmi al passato, però a Genova si respira un’aria diversa. C’è un fermento musicale, un’area di creatività che prima non si respirava, ed è nato tutto in maniera molto naturale.

Hai mai pensato di partecipare a un talent come Amici o X Factor per acquisire visibilità in maniera più veloce?

Ci ho pensato, ma non fa parte del mio modo di essere. Non ho nulla contro i talent, probabilmente se ci fossi andato e mi avessero detto “non vali”, avrei smesso. I talent hanno sicuramente tanti pro, ma non fanno parte del mio modo di concepire la musica. 

C’è qualcosa che vorresti dire ai ragazzi che hanno un sogno ma che hanno paura dei tanti “no” o di non sentirsi abbastanza?

Se hai un sogno e non lo segui è una vita non degna d’essere vissuta. Provaci, anche se magari fallisci, hai tutto il tempo di cadere e rialzarti, quindi parti da te stesso non stare a sentire gli altri.

Quali sono i tuoi progetti futuri adesso?

l 13 dicembre è uscito il mio nuovo progetto discografico con brani editi e inediti e nel 2020 uscirà un nuovo disco, tanti bei video musicali, tanta bella musica e… sarò in tour!

Per finire, torniamo alla Maturità che hai affrontato lo scorso anno… com’è andata alla fine? È stata davvero così difficile come temevate?

Mi aspettavo la maturità molto, molto peggio! Ho conseguito la maturità classica e all’esame c’era la stessa storia per la versione di greco e per quella di latino. Ho visto la storia di greco tradotta e da lì ho tradotto il latino, perché in latino non sono proprio bravo e me la cavo meglio con il greco. È andata molto bene, ho raggiunto la lode, e sinceramente pensavo molto peggio. Quindi tranquilli ragazzi, potete farcela! 

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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