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Cosa vuol dire essere maturi? Perché ci spaventa così tanto diventarlo?
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Cosa vuol dire essere maturi? Perché ci spaventa così tanto diventarlo?

Di Christian Della Torre
pubblicato il 31 gennaio

Sono domande che gli studenti si pongono continuamente ma quali sono le risposte?

Cosa vuol dire essere maturi? Perché ci spaventa così tanto diventarlo?

E anche quest’anno siamo riusciti ad arrivare fino a questo punto, ma sappiamo benissimo che proprio questo sarà diverso.

È l’anno in cui non possiamo più fare finta di niente; non possiamo rimandare le cose a domani, non possiamo fare la corsa finale per il recupero.

È l’anno in cui dobbiamo dimostrare di essere maturi, ma cosa vuol dire in fondo essere maturi? Perché ci spaventa così tanto diventarlo?

Forse perché dovremmo lasciarci alle spalle una parte di noi stessi. Forse perché dovremmo entrare in un mondo che è più grande di noi. Forse perché cominciamo a capire cosa vuol dire diventare responsabili di noi stessi. Forse perché ci rendiamo conto che non possiamo contare sempre sui nostri genitori.

Perché dovremmo diventare maturi?

Perché cancellare quella parte ancora “bambina” che c’è in noi, quella parte che continua ancora oggi a sognare a viaggiare con la mente. Quella parte che ci continua a spingere a fare di più, a dare il massimo; a convincerci che possiamo raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati.

Se questo significa essere maturi io non lo accetto.  Non voglio accettare i miei limiti, voglio potermeli creare da solo, voglio che sia io a decidere quale sia il mio limite, perché in fondo ogni cosa può essere distante, ma se la si vuole veramente si fa di tutto per ottenerla.

Non accetto di essere giudicato in base ad un voto, perché quel voto, quel pezzo di carta che mi viene consegnato non dimostra niente, non dice nulla di me, non spiega chi sono o quello che voglio fare e che impegno ci possa mettere, non spiega quali possono essere i miei sogni e cosa sono disposto a fare per raggiungerli, perché in fondo è un pezzo di carta e i pezzi di carta non parlano. Noi, sì.

Christian Della Torre