Mio figlio non ha fatto i compiti, ma ha imparato a vivere. La lettera di un papà
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Mio figlio non ha fatto i compiti, ma ha imparato a vivere. La lettera di un papà

Di Maria Saia
pubblicato il 16 settembre

E i vostri genitori, cosa ne pensano dei compiti per le vacanze? E voi?

Mio figlio non ha fatto i compiti, ma ha imparato a vivere. La lettera di un papà

Diventa virale in pochissimo tempo la lettera di un papà al figlio che ha iniziato quest’anno la terza media. Il ragazzo si chiama Mattia, ha 13 anni, è sveglio, intelligente, con tanta voglia di fare e di apprendere.

Così, Marino, ha deciso che suo figlio non doveva assolutamente fare i compiti che i suoi insegnanti gli avevano lasciato per le vacanze. Non si tratta della prima volta che lo fa: ma non perché lascia il figlio abbandonato a se stesso per tutta l’estate. Perché a lui ci tiene davvero e ci trascorre tutto il tempo che ha a disposizione, per aiutarlo a imparare e crescere, bene, al di là dello studio vero e proprio.

Così ha deciso di scrivere una lettera ai professori della scuola che Mattia sta frequentando ed è stato fortunato perché i docenti si sono rivelati delle persone aperte al dialogo a disponibili a sentire la sua opinione.

lettera di Marino

La decisione si lega alla lettura di ricerche di psicologia da parte di Marino e della moglie, Ilaria. Secondo loro lasciare al figlio la libertà di non fare i compiti per le vacanze, dà al ragazzo la possibilità di arrivare all’inizio della scuola riposato e con la mente libera e più pronta ad imparare cose nuove.

Marino, che fa anche parte del gruppo Facebook “Basta Compiti”, ha un rapporto davvero speciale col proprio figlio, basato sulla fiducia più totale. Anche lui, come tutti i genitori, ha dovuto fare il classico “discorsetto” sull’importanza della scuola e sul fatto di darle priorità, comportandosi con impegno e serietà, ma ha anche chiarito subito che un insuccesso scolastico non è assolutamente la fine del mondo.

Marino, che oggi fa il musicista, ha sempre avuto a che fare con il mondo dei ragazzi: ha, infatti, lavorato per 10 anni in un Centro socio educativo e in seguito in un istituto con giovani che avevano i genitori in cercare. Ha imparato dunque, dal vivo, cosa vuol dire insegnare, soprattutto nelle situazioni più complicate. E sta cercando di trasmettere il frutto dei suoi anni di esperienza al figlio. Perché prima di imparare a studiare, ognuno di noi dovrebbe imparare a vivere, bene. E non c’è nessuno che può insegnarci come si fa meglio di un genitore.

E voi, cosa ne pensate dei compiti per le vacanze? E i vostri genitori? Condividetelo con noi nei commenti.

 

Maria Saia
Quando sono nata ero una sirena, ma invece di cantare come le mie sorelle, passavo il tempo a scrivere. Il problema era che vivendo sott'acqua i miei quaderni si inzuppavano tutti e l'inchiostro andava via. Per questo ho chiesto a mio padre, il re degli oceani, di darmi delle gambe per andare a vivere in superficie. Adesso abito sulla terra e continuo a passare i miei giorni scrivendo. L'inchiostro, per fortuna, non va più via. In ricordo delle mie origini, tutti i miei amici mi chiamano "Mari". :)
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