Tema Storico Prima Prova 2017 svolto sul Miracolo Economico Italiano
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Tema Storico Prima Prova 2017 svolto sul Miracolo Economico Italiano

Di Selena
pubblicato il 21 giugno

Il Miracolo Economico tema storico di Prima Prova Maturità 2017 svolto dai nostri tutor direttamente per voi: ecco cosa sapere

Tema Storico Prima Prova 2017 svolto sul Miracolo Economico Italiano

Tema Storico svolto sul Miracolo Economico per la Prima Prova della Maturità 2017

La Prima Prova della Maturità 2017 è finita e se avete scelto di svolgere il tema storico, Tipologia C, qui avete lo svolgimento.  La traccia scelta dal MIUR verte sul Miracolo Economico Italiano e comprende un brano di Piero Bevilacqua dal titolo “uomini, lavoro, risorse” tratto da lezioni sull’Italia Repubblicana, e un brano di Paul Ginsborg dal titolo “Storia dell’Italia da dopoguerra ad oggi – società e politica”. I nostri tutor hanno svolto il tema storico per voi.

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Tema Storico Prima Prova 2017: traccia svolta sul Miracolo Economico

TITOLO: Fu vero miracolo o semplice illusione ?

 Tema Storico sul Miracolo Economico svolto: introduzione

Il Miracolo economico Italiano, definito in gergo anche “boom economico” è un evento che si verificò in Italia negli anni ’50 e ’60 del ‘900. Il “boom economico” oggi viene considerato come fattore determinante che portò l’ Italia a rialzarsi dal disastroso dopoguerra e a portarla tra le più grandi economie del mondo.
Ma fu veramente grazie al miracolo economico che l’ Italia si rialzò dalla seconda guerra mondiale o i motivi furono altri? E soprattutto fu un vero miracolo ?

Tema Storico sul Miracolo Economico: svolgimento

Analizziamo un po’ il contesto storico in cui avvenne il cosiddetto “boom”.
Alla fine della seconda guerra mondiale il continente Europeo e l’Italia erano in condizioni disastrose; nel nostro paese molti edifici erano andati distrutti durante i bombardamenti, dopo anni di guerra la popolazione era decimata e stremata insomma eravamo un paese libero ma distrutto. Inizialmente l’ aiuto maggiore venne in larga parte dagli antichi nemici: gli Stati uniti d’America. Al termine del conflitto l’ Europa venne divisa in due sfere di influenza, i territori a Est erano sotto l’ egemonia dell’URSS mentre quelli a ovest, Italia compresa, sotto quella degli USA. Gli stati uniti si resero conto che il comunismo sovietico era una seria minaccia per la loro zona di influenza e così già nel 1947 attuarono il “Piano Marshall” che prese il nome dal segretario di stato USA in carica all’ epoca: George Marshall.
Egli annunciò il piano il 5 giungo 1947 durante una conferenza ad Harvard con queste parole:“Non ho bisogno di dirvi che la situazione è molto grave, come deve apparire evidente a tutte le persone intelligenti”. Marshall affermò in quell’occasione che l’Europa avrebbe avuto bisogno, almeno per altri 3-4 anni, di ingenti aiuti da parte statunitense e che, senza di essi, la gran parte del vecchio continente avrebbe conosciuto un gravissimo deterioramento delle condizioni politiche, economiche e sociali. L’ obbiettivo del piano era di ricostruire le infrastrutture e gli edifici Europei andati distrutti durante la guerra, ma anche di aiutare la popolazione con beni di prima necessità. Il “piano Marshall” sta alla base del “boom economico”, quando esso si concluse nel 1951 la produzione industriale era tornato ad avere ritmi molto sostenuti tanto che superò molto velocemente la produzione prebellica. Anche in Italia quindi si erano poste le basi d’una crescita economica spettacolare e senza precedenti, il cui culmine si raggiunge nel 1960, destinata a durare sino alla fine degli anni sessanta ed a trasformare il paese da sottosviluppato e con un’economia in larga parte basata sull’agricola ad una delle nazioni più sviluppate dell’intero pianeta.
La crescita ed il “boom” furono possibili anche grazie ai bassi costi di produzione; il lavoro veniva pagato poco e gli stipendi erano molto bassi poiché a causa della forte disoccupazione postbellica l’ offerta di lavoro era molto superiore alla domanda e così i salari potevano essere tenuti molto bassi. Inoltre la forte crescita fu resa possibile anche perché lo stato non intervenne a regolare e programmare la crescita lasciando agli imprenditori piena libertà di agire; mancò quindi una politica economica programmata che sicuramente avrebbe portato una crescita più equilibrata ma minore. L’ Italia però povera di materie prime divenne sempre più dipendente dalle importazioni, erano si diminuite le importazioni di prodotti finiti mentre aumentavano dal 10% al 17-18% le importazioni di materie prime per produrre i prodotti che poi sarebbero finiti sugli scafali dei supermercati e nei negozi di abbigliamento. Contestualmente crebbero notevolmente anche le esportazioni, infatti è in questo periodo che nasce il concetto di “made in Italy” come prodotto di qualità.
Questa immensa ed irrefrenabile crescita però non fu omogenea ed equilibrata, infatti la ricchezza si concentrò soprattutto nel triangolo industriale Milano, Torino, Genova e in Veneto portando e accentuando forti squilibri interni al paese, come il divario economico e sociale tra Nord e Sud, portando moltissime persone a trasferirsi dall’arretrato meridione al settentrione per avere un lavoro. Oltre nove milioni di persone furono coinvolte in questo flusso migratorio, che è da considerarsi come uno die più grandi avvenuti all’ interno del paese.
Le richieste di operai e manodopera in generale si facevano sempre più ingenti e cosi tanta gente abbandonò i campi per trasferirsi in città, questo. Le abitudini delle famiglie iniziarono a cambiare: grazie all’industria di massa e al maggiore benessere, il ceto medio riuscì a permettersi automobili, elettrodomestici e anche vacanze. Nacque così anche il turismo di massa, che portò le persone a spostarsi e a viaggiare in Italia.
Il “boom” modificò profondamente il modo di vita degli italiani, soprattutto dell’Italia del Nord. Il reddito medio crebbe più rapidamente che in qualunque altro paese europeo e si ridusse la distanza che separava l’Italia dai paesi europei più ricchi. Molti italiani poterono infine procurarsi i prodotti decantati dalla pubblicità: difatti la pubblicità televisiva diffuse un nuovo modello di vita, quello della società dei consumi. In pochi anni televisione, automobile, frigorifero, lavatrici e moltissimi altri elettrodomestici furono alla portata di moltissime famiglie.
In questi anni si verificarono anche grandi trasformazioni sociali: ad esempio diminuì il numero di figli per famiglia e gli stessi ottennero maggiori libertà rispetto al passato. La situazione femminile invece cambiò di poco: pochissime furono le donne che ottennero maggiore autonomia e l’ Italia continuò ad avere una tra le più basse percentuali di donne lavoratrici.
In queste grandi città industrializzate però non vi era posto disponibile per tutti ed è così che molte persone si trasferirono in cantine o solai, in alcuni casi addirittura la gente si trasferiva a vivere in palazzi distrutti o che dovevano essere demoliti.
Le istituzioni pubbliche non realizzarono programmi di interventi pubblici per risolvere il problema degli alloggi e le case vennero costruite, senza nessun controllo, dagli immigrati stessi o da speculatori. Molti edifici vennero costruiti senza rispettare le norme di sicurezza, puntando solo al massimo guadagno. L’ urbanizzazione selvaggia fu un tratto caratteristico del “boom industriale” che ancora oggi possiamo vedere nelle nostre città, molti di questi danni sono ancora visibili ad esempio le città italiane sono quelle con minori spazzi verdi in tutta Europa. In tutti questi nuovi quartieri mancavano i servizi essenziali: dalle scuole agli ospedali, solo successivamente si pose rimedio a questa situazione. Ma non mancavano solo le case: a causa del sovraffollamento tutti i servizi pubblici già esistenti divennero gravemente insufficienti.
Questa crescita incontrollata ebbe anche forti conseguenze sull’ambiente. Migliaia di ettari di bosco vennero distrutti e moltissimi tratti di costa subirono una cementificazione selvaggia.
Punto debole del “boom” era infatti l’ agricoltura, essa venne praticamente dimenticata, le aziende erano caratterizzate da una scarsa produttività e restavano ai margini dell’economia.

Sembrava che all’ inarrestabile crescita economica non vi sarebbe mai stata fine e invece una fine vi fu. Già a partire dalla meta degli anni ’60 la crescita stava rallentando e nelle fabbriche si erano diffuse ondate di scioperi, ma la vera fine avvenne nel ’69 con il cosiddetto “autunno caldo” dove migliaia di lavoratori scioperarono e si astennero dal lavoro per chiedere maggiori garanzie e sicurezze; al miracolo economico seguì poi negli anni ‘ 70 una profonda crisi economica.

Tema Storico sul Miracolo Economico svolto: conclusione

Il “ boom economico” è caratterizzato da profonde contraddizioni e probabilmente esso è frutto soprattuto della guerra, infatti come la storia insegna dopo una grande guerra c’è sempre un periodo di grande prosperità economica dovuta soprattutto alla grande disponibilità di forza lavoro e alla voglia di rinascere. Il miracolo in parte fu veramente tale, poiché ancora oggi è difficile dare una spiegazione al grandissimo incremento economico che si ebbe, ma fu però un miracolo a meta infatti non coinvolse tutto il paese ma solo quelle che noi oggi definiamo “ le regioni industrializzate” ovvero il Nord Italia.
Nonostante tutto però il “ miracolo economico” ha portato l’ Italia nell’ Olimpo delle potenze mondiali, ed è anche grazie ad esso, oltre che alla nostra immensa storia e cultura, se ancora oggi l’ Italia può essere definito un “grande paese”.

Di seguito la traccia del Tema Storico della Maturità 2017 del MIUR

Selena
Sono Selena Marvaldi, giornalista pubblicista appassionata di serie TV e di musica. Scrivo da quando ero bambina e, di nascosto, mi impossessavo della vecchia macchina da scrivere di mia mamma! Lavoro da 10 anni nel mondo del giornalismo e da qualche tempo conduco anche un programma radio intitolato "La Spuntatina".
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