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Cosa succede a Hong Kong spiegato facile
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Cosa succede a Hong Kong spiegato facile

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 22 novembre

Gli studenti della regione autonoma stanno protestando contro la Cina da settimane e i motivi sono legati a una proposta di legge, ma anche alla crescente disuguaglianza sociale e alla possibile riduzione dei diritti umani.

Cosa succede a Hong Kong spiegato facile

Facendo zapping alla TV o scrollando la bacheca sui social, ci sta che in queste ultime settimane abbiate sentito parlare delle proteste degli studenti a Hong Kong. A parte la difficoltà di capire dove si trovi esattamente Hong Kong sulla cartina se non siete ferratissimi in geografia e se questo sia uno stato indipendente dalla Cina o meno, può darsi che l’argomento sia stato prepotentemente proposto a scuola da qualche prof magari come tema d’attualità. Inoltre, potrebbe anche essere oggetto delle tracce di Maturità 2020… Insomma se per scopi scolastici o interesse personale (dopotutto è sempre interessante capire perché i giovani come voi, seppur dall’altra parte del mondo, stanno scendendo in piazza in modo continuo) volete approfondire cosa succede a Hong Kong, noi di ScuolaZoo abbiamo intervistato Giulia Sciorati, analista del programma Cina dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale).

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Hong Kong è uno Stato e quali sono i legami con la Cina?

Hong Kong non è uno stato, ma è una regione amministrativa speciale della Cina. Parte dell’Impero Qing fu ceduto all’Impero britannico alla fine della prima guerra dell’oppio, nel 1842, diventando così una colonia inglese. Il territorio è stato restituito alla Cina solo nel 1997.

Come e perché sono cominciate le proteste?

Tutto è cominciato dall’opposizione di molti abitanti di Hong Kong a una proposta di legge controversa sulle estradizioni in Cina, poi abolita il 24 ottobre 2019. Nello specifico, si trattava di un emendamento con il quale sarebbe stata resa possibile l’estradizione per determinati reati, come l’omicidio o la violenza sessuale, ma non per altri tipi di crimini, in particolare quelli legati alla sfera commerciale o economica, come l’evasione fiscale. La proposta di legge aveva infatti avuto origine dalla richiesta delle autorità di Taipei di trasferire a Taiwan (stato insulare non distante dalla Cina) un cittadino di Hong Kong, accusato dell’omicidio della fidanzata mentre si trovava sull’isola.

Preoccupati soprattutto dal fatto che le richieste di estradizione verso la Cina avessero potuto dare adito a violazioni dei diritti umani ed essere usate come pretesto per raggiungere i dissidenti politici fuggiti a Hong Kong dal territorio cinese, i cittadini hongkongesi hanno iniziato a protestare.

Perché le proteste a Hong Kong sono andate avanti nonostante la legge sull’estradizione che ha dato il via a tutto sia stata ritirata?

La legge sull’estradizione rappresenta infatti l’ultimo focolaio di un attrito che, con cadenza regolare, riaffiora tra Hong Kong e Pechino. Al cuore delle proteste c’è l’avvicinarsi del 2047, anno in cui l’autonomia di Hong Kong dalla Cina volgerà al termine. Le disuguaglianze sociali, gli stipendi sempre più bassi e un vero e proprio blocco dell’ascensore sociale – che penalizza soprattutto i giovani, costretti ad emigrare verso il Canada o a Taiwan – hanno riacceso le proteste.

Che atteggiamento ha assunto la Cina nei confronti di Hong Kong?

La Cina continentale considera particolarmente minacciose le proteste che stanno scuotendo Hong Kong, dato soprattutto il ruolo della città a livello internazionale. Pechino teme infatti che tale apertura al resto del mondo possa favorire le spinte indipendentiste che attraversano Hong Kong sin dalla sua “cessione” da parte del Regno Unito.

Perché la protesta ha coinvolto soprattutto gli studenti?

Gli studenti sono la fascia della popolazione di Hong Kong che è stata tra le maggiormente colpite dalle disuguaglianze sociali e di reddito che hanno caratterizzato la modernizzazione della città, pertanto sono loro i più contrari all’attuale leadership.

Quali sono i possibili sviluppi?

Tre sono gli scenari possibili. In primis, una diminuzione delle libertà personali e civili dei cittadini. In secondo luogo, se la situazione dovesse aggravarsi, non si può escludere un intervento militare di Pechino. Infine, potrebbe raggiungersi un accordo tra i manifestanti e Pechino.

(Foto Credits: Studio Incendo)

Redazione ScuolaZoo
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