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Saggio breve sull’immigrazione: traccia sui rifiugiati e immigrazione clandestina
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Saggio breve sull’immigrazione: traccia sui rifiugiati e immigrazione clandestina

Di Alice Giusti
pubblicato il 19 aprile

Saggio breve sull’immigrazione: cosa scrivere in un testo di tipologia B sull’immigrazione? Ecco il saggio breve d’attualità svolto da noi di Scuolazoo.

Saggio breve sull’immigrazione: traccia sui rifiugiati e immigrazione clandestina

Saggio breve sull’immigrazione

Profughi, clandestini, sicurezza, attentati, razzismo, xenofobia, integrazione: sono tante le parole che si legano al tema dell’immigrazione, fenomeno diffuso dalla notte dei tempi, ma che oggi, nel mondo globalizzato, caratterizzato anche da numerosi conflitti, come la Guerra in Siria, assume una rilevanza molto importante per l’Europa. L’arrivo di numerosi immigrati, gli attentati dell’ISIS, le diversità culturali, la crisi economica e i partiti politici che cavalcano l’onda dell’odio e della paura hanno creato un clima di incertezza e di confusione, in cui il tema dell’immigrazione è spesso declinato secondo cliché, pregiudizi e false informazioni. Tuttavia, vi capiterà a scuola o chissà, in Prima Prova alla Maturità 2017, di dovere scrivere un saggio breve sull’argomento. Come prendere un bel voto senza durare troppa fatica? Con Scuolazoo, lo sapete, è sempre possibile: ecco il nostro saggio breve sull’immigrazione, in cui ci siamo focalizzati sull’aspetto dei profughi, richiedenti asilo e rifugiati.

Vi sentite fortissimi sull’argomento e volete fare il tema tutto da soli? Non perdetevi le dritte per non sbagliare:

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Saggio breve sull'immigrazione

Saggio breve sull’immigrazione: documenti

Per scrivere un saggio breve hai bisogno di documenti a cui far riferimento nel testo. Ecco quelli scelti da noi per il nostro testo:

Documento 1

Il resoconto annuale dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) divulgato nel giugno 2015 e dal titolo raggelante (Il mondo è in guerra) attesta infatti che l’anno passato le persone costrette a migrazione forzate per sfuggire a scenari di guerra è stato di circa 60 milioni, 8,3 più dell’anno precedente. Dieci anni prima i migranti erano stati 22 milioni di meno. L’incremento è causato dall’aumento delle guerre, 15 in più negli ultimi 5 anni. Otto in Africa, (Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Burundi), 3 in Medio Oriente (Iraq, Yemen e Siria), 3 in Asia (Kirghizistan, Myanmar, Pakistan) e una in Europa (Ucraina). Dei quasi 60 milioni di migranti del 2014, 38,2 milioni sono sfollati interni, cioè persone che fuggono dalle proprie case, ma restano all’interno dei confini della loro nazione. Un milione e 800 mila sono i richiedenti asilo, coloro che presentano domanda per ottenere lo status di rifugiato, quasi 20 milioni i rifugiati in senso stretto, compresi i 5 milioni di palestinesi. (di Daniele Martini, articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, 22/09/2015).

Documento 2

Mentre sono oltre 8 milioni i rifugiati negli stati vicini alla Siria, solo 348mila siriani hanno chiesto asilo politico in Unione Europea. Numeri alla mano, la cosiddetta ondata di migranti nel vecchio continente si traduce in meno del 3% dei profughi siriani (considerando gli 8 milioni di sfollati interni al paese e i 4 milioni di rifugiati). Nel dettaglio, l’UNHCR parla di 348.540 richieste di asilo politico in Europa tra aprile 2011 e luglio 2015, di cui 138mila solo nel 2014. (di Elisa Murgese, articolo pubblicato su Wired.it, 08 settembre 2015).

Documento 3

Ai fini della presente Convenzione, il termine di “rifugiato” è applicabile […] a chiunque, per causa di avvenimenti anteriori al 1° gennaio 1951 e nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi. (Art. 1 Definizione del termine di “rifugiato”, Convenzione di Ginevra, 1951).

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Saggio breve sull’immigrazione: titolo

Ricordatevi poi che ogni saggio breve ha bisogno di un titolo e di una consegna (destinatario). Ecco come chiameremo il nostro saggio breve sull’immigrazione:

  • Titolo: “Migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati: chi sono?”
  • Consegna: rivista di geopolitica

Saggio breve sull’immigrazione: introduzione

I fenomeni migratori sono connaturati nell’uomo: dalla sua comparsa sulla Terra, gli essere umani hanno sentito la necessità di spostarsi per migliorare le proprie condizioni di vita, perché in pericolo o semplicemente per scoprire il mondo e cambiare vita. Tuttavia, con la creazione delle società e degli Stati-nazione, la libertà dell’uomo di esplorare il mondo si è scontrata con i diritti dello Stato di controllare il proprio territorio e di decidere chi ammettere nel proprio territorio. Ogni stato quindi ha regole ben precise per determinare i requisiti che sono necessari a uno straniero per vivere e lavorare all’interno del suo territorio (immigrazione regolare), anche se deve fare i conti con fenomeni d’immigrazione irregolare, cioè coloro che cercano di entrare o di restare in un Paese senza il consenso dello Stato in cui si trovano. A causa della globalizzazione, della nascita dell’Unione Europea e del panorama internazionale sempre più frammentato, i fenomeni migratori sono incrementati negli ultimi anni in Europa, associandosi però a una crisi economica che colpisce tutti i Paesi occidentali. Gli attentati dell’ISIS, le diversità culturali, la crisi economica e i partiti politici che cavalcano l’onda dell’odio e della paura hanno creato un clima di incertezza e di confusione, in cui si tende a fare di tutta l’erba un fascio senza capire le differenze tra migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati.

Saggio breve sull’immigrazione: svolgimento

Con il termine migrante si indica colui che si sposta da un Paese all’altro allo scopo di migliorare le sue condizioni materiali e sociali, le sue aspettative future o quelle della sua famiglia. Sono migranti anche i tanti italiani che si spostano in altri stati europei o fuori dall’Europa perché in Italia non trovano lavoro o non riescono a realizzarsi. Tra i migranti, si distinguono i regolari, cioè chi risiede in un Paese con regolare permesso di soggiorno, e i clandestini, ossia migranti irregolari, che entrano in un Paese senza permesso di soggiorno o vi restano alla scadenza del permesso. Il problema principale, oggi, è però la confusione tra migranti irregolari e rifugiati, ossia tra coloro che si spostano per ragioni economico-sociali e chi lo fa, anche irregolarmente, per scappare da situazioni di guerra o di pericolo. Gli stati, in base al diritto internazionale, hanno diritti, ma anche obblighi nei confronti dei migranti, in particolari nei confronti dei rifugiati, che godono di uno status speciale.

Per capire perché non si può respingere i migranti che arrivano sui così detti “barconi”, oltre agli ovvi motivi umanitari di non lasciare morire le persone in mare, è necessario guardare al diritto internazionale: esiste l’obbligo di non refoulement per cui è vietato agli Stati di condurre un individuo verso un territorio dove è esposto a gravi rischi per la propria persona. Inoltre, è necessario identificare chi arriva e capire se i soggetti hanno bisogno della protezione offerta dal diritto internazionale. Al di là dei discorsi populisti, nella pratica tutto ciò è complesso e richiede tempo. Secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, un rifugiato è colui che “nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”. Come si può notare, lo status di rifugiato, non si applica solo a chi scappa da una guerra, ma anche chi è vittima di una persecuzione da parte delle autorità dello stato in cui vive per i motivi sopraelencati.

Il richiedente asilo è invece colui che richiede lo status di rifugiato, ma ancora non ha avuto la decisione da parte delle autorità competenti riguardo al riconoscimento di tale status. Il profugo rientra in una categoria più generale rispetto al rifugiato, ossia è colui che per diverse ragioni (anche povertà, fame, calamità naturali) è costretto a lasciare il proprio Paese.

La conoscenza di questa terminologia è importante per capire che gli Stati devono accogliere coloro che scappano da situazioni di guerra e persecuzione in base al diritto internazionale. Non si può quindi ignorare l’arrivo dei profughi siriani, ad esempio, che scappano dalla Guerra in Siria, o banalizzare il dibattito sull’immigrazione con le scuse di una presunta “invasione”.

Saggio breve sull’immigrazione: conclusione

I dati dimostrano chiaramente che le migrazioni aumentano con l’aumentare delle situazioni di conflitto: nel 2014, le persone costrette a migrazione forzate per sfuggire a scenari di guerra sono state circa 60 milioni, 8,3 più dell’anno precedente, a causa dall’aumento delle guerre, 15 in più negli ultimi 5 anni. Inoltre, riguardo alla specificità della guerra siriana, solo il 3% dei richiedenti asilo arriva in Europa, mentre sono 8 milioni gli sfollati interni al paese e 4 milioni di rifugiati in altri Paesi nel Medio Oriente. Solo tramite la conoscenza dei fatti, e senza farsi manovrare da chi “parla alla pancia del paese”, è possibile trovare soluzioni di lungo termine a fenomeni complessi e destinati a durare fino alla scomparsa dell’umanità.

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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