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Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze
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Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze

Di Enrico Galiano
pubblicato il 23 giugno

Calcolare la mole di lavoro di un insegnante solo sulla base di quante sono le ore passate in classe è come pretendere di calcolare quanto tempo Usain Bolt passa a correre, tenendo conto solo di una sua gara sui cento metri piani

Ammettiamolo: facciamo gli insegnanti per avere tante vacanze

Eccole, le sentite? Si stanno avvicinando. Come ogni giugno, si sentono arrivare le voci.

Come quali voci!

“Pfff, voi insegnanti avete tre mesi di vacanza!”, “Pfff, cosa vi lamentate, che lavorate pochissimo!”.

Bene, credo sia giunto il momento di rispondere a tutti coloro i quali pensano che il nostro lavoro sia graziato da un eccessiva dose di vacanza. Prima risponderò con la ragione, poi con qualcosa di un po’ più istintivo.

La ragione: sì, eccetto quelli che hanno esami di maturità (che sono comunque pagati con un gettone in più) o corsi di recupero, se sommiamo pausa estiva e festività di Natale e Pasqua, i docenti italiani hanno in media almeno due mesi di vacanza. A voler essere proprio precisi, i giorni che passiamo effettivamente in classe sono 200 all’anno.

Fermi lì, che già vi vedo con i forconi in mano, pronti al linciaggio.

Primo: in realtà sono più della media europea, che è di 175 (e a fronte di uno stipendio che ne è molto al di sotto).

Secondo, questa è solo la punta dell’iceberg: calcolare la mole di lavoro di un insegnante solo sulla base di quante sono le ore passate in classe è come pretendere di calcolare quanto tempo Usain Bolt passa a correre, tenendo conto solo di una sua gara sui cento metri piani.

Il punto è che il nostro lavoro richiede molto più tempo rispetto a quello effettivamente calcolabile: certo, abbiamo il vantaggio di potercelo gestire e organizzare, ma la verità è che nel computo delle ore lavorate ci dovete mettere le correzioni dei compiti, lo studio, la preparazione di lezioni, la compilazione del registro, la stesura di relazioni e documenti, gli incontri coi genitori, i collegi e i consigli, la redazione di progetti, i corsi di aggiornamento. E molto altro ancora.

Fatto? Bene.

Ora mi si dirà: ok, ma anche sommando tutto questo: DUE MESI DI VACANZA!

E qui giunge il momento della risposta più istintiva: provate voi, a entrare in una classe. Venite ad assaporare la sensazione di stare un’ora, anche solo un’ora, in un’aula con dentro ventotto bambini indemoniati, e in più con il dovere di insegnar loro la grammatica, la matematica, le formule scientifiche. O dentro una prima superiore di un professionale. Venite a gustarvi il brivido!

La verità, cari linciatori coi forconi, è che un’ora di lezione non è come un’ora in ufficio, o a rispondere al telefono, o a portare pizze: ve lo dice uno che questi tre lavori li ha fatti tutti.

Il peso specifico di un’ora in una classe è infinitamente maggiore, perché ha dentro il peso della responsabilità (anche penale!), il peso dell’oggettiva difficoltà e soprattutto il peso della quantità impressionante di decisioni che bisogna prendere ogni secondo. Decisioni che poi avranno un’incidenza non indifferente sulla vita di ciascun singolo bambino, o ragazzo.

Pretendere di calcolare il nostro “tempo” di lavoro solo contandoci le ore è come pretendere di fare lo stesso con le ore lavorate da un primario di chirurgia, o di uno specialista chiamato per una consulenza. L’idraulico non lo paghi per il tempo che ci mette: lo paghi perché lui sa dove mettere le mani.

E noi le mani le mettiamo su una materia particolarmente delicata: non è un caso che gli insegnanti siano i primi della lista, per il pericolo di burnout.

Quindi, concludendo: è vero, quasi tutti noi abbiamo molti giorni di vacanza, rispetto agli altri. Il punto è che, credetemi, se uno fa questo lavoro con passione e dedizione, se ci mette davvero l’anima ogni volta che entra in una classe, sono anche pochi.

Enrico Galiano
Insegnante, scrittore, autore della webserie #CoseDaProf. "Se non ti diverti tu a insegnare quello che insegni, come puoi pretendere che lo facciano i tuoi studenti?"
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