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Disorientamento di terza media: come (non) scegliere la scuola superiore
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Disorientamento di terza media: come (non) scegliere la scuola superiore

Di Enrico Galiano
pubblicato il 20 dicembre

Iniziamo a fare sul serio orientamento!

Disorientamento di terza media: come (non) scegliere la scuola superiore

Scegliere la scuola superiore: il disorientamento di terza media

Non so se lo sapete, ma questo per i ragazzi di terza media è un periodo di fuoco: sì, è il momento dell’anno in cui si fa orientamento.

Incontri con le scuole, visite alle scuole, scuole aperte, scuole che vanno da altre scuole. Quella roba lì.

Tutto molto utile, tutto molto bello: è il concetto che non mi ha mai convinto.

Dunque di solito funziona che uno o due insegnanti si prendono la briga, in una classe, di dedicare alcune ore alle “attività di orientamento”: test psicoattitudinali, volantini informativi, insomma ci si mette lì e per qualche ora ci si spreme per trovare la scuola giusta per ogni ragazzo. Poi tutti i prof insieme fanno un consiglio di classe e formulano il mitico “consiglio orientativo”.

Ora, non vorrei aprire un vaso di Pandora, non vorrei far arrabbiare nessuno, ma nella stragrande maggioranza dei casi, tra fretta di fare tante cose e tutto quanto, sapete come si svolge questa discussione?

Così:

– Allora, questo com’è?

– Questo studia, si dà da fare.

– Allora Liceo!

– E questo invece?

– Ah questo è un pelandrone!

– Bene, professionale breve e via! Tutti d’accordo?

– (silenzio, equivale a un sì)

Bene: scusate ma così non va, non va proprio.

Io credo che l’orientamento dovrebbe essere il fine principale di quello che facciamo.

Orientare significa dare una direzione o, in alternativa, degli strumenti perché i ragazzi la possano trovare da sé. La scuola è ancora oggi quel momento in cui i ragazzi si trovano soli nel bosco e deve, prima di tutto, far sì che in quel bosco se la possano cavare.

Io credo che l’orientamento dovrebbe cominciare fin dalla prima elementare e che dovrebbe essere svolto da tutti gli insegnanti, non da quei due o tre poveri cristi che si accollano il compito.

Io credo che l’orientamento debba essere prima di tutto ricerca dei talenti, impegno quotidiano per trovare quel che ogni ragazzo sa fare, o ciò verso cui è portato. Insomma: quel quid che rende ognuno unico e in base al quale poi cambia tutto.

Invece quello che accade quasi sempre è che i nostri ragazzi arrivino non solo alla terza media, ma alla quinta superiore, senza una minima idea di quello che è il loro possibile posto nel mondo, e studiano solo perché si deve, o per prendere un bel voto, o per far contenti i genitori, ma quasi mai perché hanno un progetto, un’idea, anche vaga, di quel che andranno a fare dopo.

L’orientamento non si improvvisa, non si fa due ore al mese e poi ciao.

L’orientamento comincia la prima ora del primo giorno di scuola e finisce solo quando negli occhi del ragazzo c’è una risposta, anche vaga ma c’è, alla domanda più difficile che si possa fare: dove ti vedi fra vent’anni?

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Enrico Galiano
Insegnante, scrittore, autore della webserie #CoseDaProf. "Se non ti diverti tu a insegnare quello che insegni, come puoi pretendere che lo facciano i tuoi studenti?"
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