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I ragazzi sono andati a votare
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I ragazzi sono andati a votare

Di Enrico Galiano
pubblicato il 08 marzo

Contro ogni aspettativa, stavolta i ragazzi hanno deciso di far sentire la propria voce.

I ragazzi sono andati a votare

Incredibilmente, con un colpo di teatro di quelli che non t’aspetti, i ragazzi sono andati a votare.

Ci aspettavamo il peggio: fino a due settimane prima del voto, i sondaggi avevano previsto un’affluenza, a esser ottimisti, del 50%. E invece il 4 marzo hanno espresso il proprio voto l’86% dei ragazzi cosiddetti “nuovi elettori”, cioè quelli che non avevano mai votato prima di oggi (analisi dell’Istituto “Cattaneo” di Bologna).

È una bella notizia. Possiamo essere d’accordo o no con il voto che hanno espresso (secondo le stime principalmente M5S e Lega), ma è una bella notizia: vuol dire che sono svegli, che l’elettrocardiogramma fa ancora bip bip, che non si danno per vinti e che in qualcosa ancora credono.

Sì, è una buona notizia, perché significa che hanno fame di cambiamento. Altrimenti se ne sarebbero stati a casa a dire “Tanto non cambia niente”, proprio come molti dei loro genitori.

La domanda che ci viene spontanea ora è un’altra: come mai hanno votato quello che hanno votato?

Qui posso mettere in gioco la mia umilissima esperienza di professore di provincia e di scrittore. Vale quel che vale, eh. Magari, però, può essere d’aiuto.

La risposta è questa: i ragazzi vanno con chi li ascolta.

Se non si sentono ascoltati, se non si sentono presi in considerazione, semplicemente non vi ascoltano più, non vi considerano più. È un principio che vale per le lezioni di storia, per le discussioni in famiglia, ma anche per le elezioni politiche.

Se non li ascoltate voi per primi, scordatevi che vi diano retta. E hanno anche ragione, direi.

Non è che i giovani si sono allontanati da una certa politica: è la politica che da troppo tempo si è allontanata dai giovani. Nel linguaggio, nel modo di porsi, ma soprattutto nei programmi. Nelle proposte. Nelle idee.

E così loro si sono buttati a capofitto verso tutto ciò che “non sembra politica”, o che si pone come l’antitesi della politica.

Scelta giusta? Sbagliata? Non possiamo saperlo. Non possiamo giudicare. Se ci poniamo subito con l’atteggiamento giudicante, col dito puntato, non facciamo che confermare di non aver voglia di capirli davvero. E li allontaniamo ancora di più.

In ogni caso, vista la grande affluenza, il contributo dei giovani è stato decisivo. Per una volta, i ragazzi hanno segnato davvero un cambiamento. Tangibile, visibile. Hanno lanciato un grido. Forse d’aiuto, forse di speranza, ma pur sempre un grido.

Chi saprà coglierlo e ascoltarlo, li conquisterà e vincerà. Chi farà come sempre finta di niente li perderà. E perderà.

Enrico Galiano
Insegnante, scrittore, autore della webserie #CoseDaProf. "Se non ti diverti tu a insegnare quello che insegni, come puoi pretendere che lo facciano i tuoi studenti?"
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