Condividi
Usato così, il voto di condotta non serviva a niente
Condividi su

Usato così, il voto di condotta non serviva a niente

Di Enrico Galiano
pubblicato il 06 dicembre

A cosa serve uno strumento se non lo usi? A niente. E fino adesso il voto di condotta è stato uno strumento lasciato chiuso in un cassetto.

Usato così, il voto di condotta non serviva a niente

La domanda che ci si deve fare è: è servito, fino adesso, mettere il voto in condotta? Che effetti ha ottenuto, specie con quei ragazzi che a scuola non rispettano le regole?

La mia risposta, assolutamente personale e priva di qualsiasi pretesa di definitività è: poco. È servito a poco.

E sapete perché? Perché è praticamente impossibile dare il 5 in condotta, che fino a ieri era condizione sufficiente a far bocciare un alunno. Già dare il 6 è difficilissimo, devi avere a che fare con un ragazzo che già a undici anni ha alle spalle reati e crimini contro l’umanità. Ma il 5: il 5 non mi è mai capitato di darlo, essendo una scelta di consiglio non si è mai arrivati a tanto, anche con ragazzi che onestamente se lo meritavano.

Forse il mio caso è particolare, forse in altre scuole e altri insegnanti il 5 in condotta lo danno: ma nelle sette scuole in cui mi è capitato di insegnare io non l’ho visto dare mai.

A cosa serve uno strumento se non lo usi? A niente. E fino adesso – ripeto: è pura opinione personale – il voto di condotta è stato uno strumento lasciato chiuso in un cassetto.

Anche i ragazzi che a scuola non si comportano bene: di solito si beccano il 7, che è visto come una gran cosa, quando lo scrivi sulla pagella sono tutti lì che dicono “Eh sì, è pesante, ma se l’è meritato!”.

Già, peccato che per quei ragazzi, che nella stragrande maggioranza dei casi hanno voti più bassi di 7, il 7 in condotta è un voto che alza la media.

Usato così, sinceramente, non serve a molto. Lancia solo timidi messaggi, per cui chi ha 7 o 8 è come si sentisse dire: ehi ehi, guarda che ti sei comportato maluccio ultimamente, vedi di fare qualcosina in più!

Ma il voto di condotta non ha questo scopo, a mio avviso: serve a dire ai ragazzi che il rispetto delle regole, il rispetto del prossimo, il rispetto per sé stessi, non sono vuote parole, ma parte importante della vita scolastica, e che se questo rispetto viene a mancare è giusto pagarne le conseguenze. E non devono essere conseguenze da poco.

Invece sapete che cosa gli diciamo, usandolo come lo abbiamo sempre usato finora? Che le conseguenze sì ci sono, ma lievi, appena percettibili. E una volta nel mondo di fuori, quello che accadrà è che metteranno in pratica ciò che hanno imparato a scuola: che a non rispettare le regole in qualche modo la si può passare liscia, senza troppe ripercussioni.

Quindi sinceramente non credo cambierebbe  molto qualora si togliesse il voto in condotta, rubricandolo a mera considerazione a latere, giudizio che non fa media, come pare stia per accadere.
Anzi, fino ad ora è stato peggio: era una minaccia che non veniva mai concretizzata, e non c’è nulla di più pericoloso per la propria credibilità che lanciare minacce e poi non avverarle, anche quando sarebbe stato sinceramente il caso di farlo.

Per cui in definitiva fanno bene a togliercelo: perché tanto i primi a essere troppo indulgenti e a non usarlo come si deve, siamo sempre stati noi.

(Foto: I Simpon – Courtesy of Twentieth Century Fox)

Enrico Galiano
Insegnante, scrittore, autore della webserie #CoseDaProf. "Se non ti diverti tu a insegnare quello che insegni, come puoi pretendere che lo facciano i tuoi studenti?"
Leggi altri articoli in Diario del Professore Diari