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Manifestazioni studentesche: cosa gli studenti non dovrebbero dimenticare
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Manifestazioni studentesche: cosa gli studenti non dovrebbero dimenticare

Di Marco Pappalardo
pubblicato il 12 dicembre

L’autunno è di solito il periodo più fervido di proteste studentesche. Occupazioni e manifestazioni per portare avanti le proprie idee ed esigenze, non sempre vengono gestite nel modo giusto. Il nostro prof. ci spiega quindi cosa gli studenti dovrebbero ricordarsi quando scendono in piazza.

Manifestazioni studentesche: cosa gli studenti non dovrebbero dimenticare

Sciopero e studenti: un diritto o un modo per saltare scuola?

Gli studenti non fanno bene il proprio dovere scolastico? Diciamo loro che la scuola è una specie di lavoro, e come tale va presa seriamente. Gli studenti fanno sciopero e non entrano in classe? Diciamo loro che non sono dei lavoratori e dunque non hanno diritto di scioperare. Il messaggio da parte degli adulti è che non ci siamo capiti su questo fronte… E il messaggio da parte degli studenti? Hanno senso le manifestazioni, i cortei, gli scioperi, le autogestioni e le occupazioni con protagonisti gli studenti? In una repubblica democratica come la nostra, la libertà di pensiero è un diritto fondamentale e non va limitata, tuttavia deve manifestarsi nei limiti nel rispetto di tutti e di tutto.

studenti protesta

Studenti in piazza: il confine tra lo sciopero e il vandalismo

Nel portare avanti una protesta, molti studenti sono avventati, magari sintomo dell’energia della loro generazione . Per quanto la condivisione di un ideale e il portarlo avanti coi propri possa appassionarli, alcuni aspetti chiave riguardanti le rivendicazioni e i modi per portarle avanti non devono mai essere trascurati.

  1.  Avere chiare le motivazioni e riflettere sulle proprie azioni, non scioperare perché “lo fanno anche gli altri”.
  2. Coinvolgere tutti, dai primi agli ultimi anni, ma senza costrizioni. La libertà di scelta non fa mai sciopero: manifestare è un diritto da difendere, così come il non farlo.
  3. Scegliere il momento giusto e non abusare del fattore tempo: scioperare non deve diventare il rituale di ogni fine settimana o l’occasione per anticipare le vacanze di Natale.
  4. Essere consapevoli: per un lavoratore significa perdere una giornata di paga, per uno studente un giorno di scuola; il primo lotta per avere i mezzi e la dignità del proprio lavoro, il secondo non può banalizzare optando per una passeggiata con i compagni o dormendo tutta la mattinata.
  5. La violenza non è un dovere e neanche un diritto. Dopo qualunque corteo, la città dovrebbe essere più bella e i cittadini contenti. Comportarsi da incivili rompendo i vetri di negozi o auto, ferendo qualcuno e riempiendo i palazzi di graffiti non giova alla causa per cui si è scesi in strada.
  6. Lottare per il diritto allo studio è necessario, auto-negarsi tale diritto perdendo inutilmente giorni di scuola è contraddittorio.
  7. Avere la mente aperta e un obbiettivo: i motivi di protesta non dovrebbero limitarsi a scuole sicure, alternanza scuola-lavoro, libri a costi accessibili. Perché non protestare per avere più passione per la scuola da parte di docenti e studenti, per uno “studio” che sia amore e un “sapere” che sia gusto per la cultura?Perché non ribellarsi al fatto che si è spesso i docenti sono considerati operai e gli studenti numeri, anziché individui?
  8. Avere rispetto per l’ambiente scolastico: dopo le autogestioni e le occupazioni di solito le strutture scolastiche solitamente non sono più le stesse. Sporcarle e danneggiarle non è forse darsi la zappa sui piedi e perdere credibilità?
  9. Ci sono diversi modi per far sentire la propria voce da studenti e vivere da protagonisti la scuola. Alcuni strumenti come le assemblee di classe, quelle di istituto, le giornate della creatività, la produzione di giornalini scolastici andrebbero incentivati o valorizzati, non ridotte a litigi degni di un talk show o disertate.
  10.  Le vere “rivoluzioni” dovrebbero avvenire dentro le scuole, fra i banchi e nei corridoi, non solo nelle piazze. Indispensabile è la complicità di tutti: studenti, docenti, dirigenti, famiglie sono parte della scuola.

(Credits foto copertina: Pixabay)

Marco Pappalardo
Ufficialmente Prof. di Lettere in un Liceo di Caltagirone in provincia di Catania. Quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista (collaboro con Avvenire, Credere, La Sicilia, Mondo Erre, Dimensioni Nuove, siti vari), scrittore (di ben 25 libri e libretti diversi tradotti in più lingue), educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire. Da poco è stato pubblicato il mio romanzo "Diario (quasi segreto) di un Prof." (Edizioni San Paolo).
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