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Crisi di governo agosto 2019: cos’è, cosa significa e cosa succede ora
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Crisi di governo agosto 2019: cos’è, cosa significa e cosa succede ora

Di Alice Giusti
pubblicato il 09 agosto

Avete sentito parlare di crisi di governo ma non avete capito bene cos’è e cosa succede? Ve lo spieghiamo noi di ScuolaZoo in modo facile!

Crisi di governo agosto 2019: cos’è, cosa significa e cosa succede ora

Crisi di governo in Italia spiegata facile

Agosto è nel vivo, Ferragosto si sta avvicinando, e la politica è l’ultimo dei vostri interessi, lo sappiamo. Tuttavia, può darsi che in queste ore abbiate sentito parlare, sui social e in TV, di crisi di governo ed è probabile che ne sentirete parlare anche nei prossimi giorni e al vostro rientro a scuola. Cosa sta succedendo in Italia nel governo guidato da Conte, con vicepremier Salvini e Di Maio? Le conseguenze sono importanti e si arriverà, probabilmente, tra pochi mesi, ad elezioni anticipate. Potrebbe quindi essere la vostra prima al voto e sicuramente sarà argomento di attualità a scuola: siete interessati a capirci un po’ di più? Noi di ScuolaZoo siamo qui per spiegarvi in modo semplice cos’è la crisi di governo, cosa significa e gli step successivi per arrivare alle elezioni.

Cos’è la crisi di governo: significato, definizione e tipologie

Partiamo dalle definizioni, per poi passare al caso concreto. La crisi di governo, nel diritto, nasce quando si va verso le dimissioni di un governo dopo la rottura del rapporto di fiducia tra questo e il Parlamento. Esistono però due tipi di crisi di governo:

  • Crisi di governo parlamentare: quando il Parlamento revoca la fiducia al governo votando una mozione di sfiducia o non confermando un decreto su cui il governo ha posto la fiducia.
  • Crisi di governo extraparlamentare: nasce a causa di una rottura politica all’interno stesso del Governo, per cui il governo si ritrova senza avere più la maggioranza necessaria ad approvare i provvedimenti e quindi è costretto alle dimissioni.

Crisi di governo 2019: cosa è successo e motivi

In Italia, abbiamo una lunga storia di crisi di governo, di cui l’ultima si è aperta ad agosto 2019 a causa del vicepremier Salvini. Come saprete, al momento, il governo è sostenuto da una maggioranza formata dall’alleanza tra due forze politiche – Movimento 5 stelle e Lega – che hanno basato il loro mandato su un contratto di governo, cioè un elenco di provvedimenti concordati tra le due parti da attuare nella legislatura. Primo Ministro è Giuseppe Conte, figura istituzionale non legata a nessun partito politico, mentre i ministri sono divisi tra le due forze di maggioranza. In particolare, ci sono due vicepremier: Matteo Salvini, leader della Lega e attuale Ministro degli Interni, e Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle e attuale Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro.

Nella giornata di giovedì 8 agosto, Salvini ha dichiarato che ormai la spaccatura nel Governo era troppo grande, in seguito al voto sulla TAV, invitando il premier Conte a dimettersi. Si è aperta una crisi di governo di fatto, quindi, di natura extraparlamentare perché non basata su un voto di fiducia o una mozione di sfiducia parlamentare, ma fatta emergere da un esponente del governo. Il Primo Ministro ha chiesto però la “parlamentizzazione” di tale sfiducia, quindi nei prossimi giorni si andrà in Parlamento per verificare se sarà revocato o meno il rapporto fiduciario a questo governo.

Perché si è aperta la crisi di governo?

La spaccatura ufficiale è arrivata a causa del voto sulla TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità tra Lione e Torino: il M5S è da sempre contraria al proseguimento dei lavori, mentre la Lega è a favore. Il Movimento 5 stelle, nonostante ormai sia confermato il proseguimento dei lavori della TAV, ha presentato nei giorni scorsi una mozione non vincolante per chiedere al Parlamento di bloccare i lavori, nell’ultimo tentativo di dimostrare la loro contrarietà, ma, come previsto, la mozione è stata bocciata, anche dalla Lega. Salvini ha preso questo voto come pretesto per aprire la crisi di governo, sostenendo che la spaccatura nel Governo è troppo grande e inconciliabile ed è necessario tornare al voto.

La TAV, però, è solo una sorta di casus belli, di motivo scatenante: sono mesi che i rapporti tra le due forze di governo sono sempre più tesi a causa della diversa visione su molte questioni. Inoltre, mentre dopo le elezioni politiche del 2018 il M5S era la prima forza di maggioranza (la Lega aveva solo il 17% dei voti), le elezioni europee di maggio 2019 hanno confermato un aumento esponenziale nei voti alla Lega, mentre quelli del Movimento si sono dimezzati. Salvini, quindi, sa che adesso i rapporti di forza sono cambiati e il suo partito potrebbe vincere le elezioni.

Crisi di Governo in Italia 2019: cosa succede ora

Cerchiamo di vedere in breve cosa succede adesso in modo semplice.

  • Votazione sfiducia in Parlamento. La Lega ha formalizzato, venerdì 9 agosto, la mozione di sfiducia nei confronti di Giuseppe Conte. Adesso, quindi, la palla passa al Parlamento (a meno che Conte si dimetta prima) che dovrà votare la mozione di sfiducia. Se passa, il governo cade.
  • Consultazioni del Presidente della Repubblica. In questo caso, entra in gioco il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che dovrà iniziare con le consultazioni per capire se c’è la possibilità di dare un mandato esplorativo al M5S insieme al PD oppure se dare incarico a governo elettorale (provvisorio in vista di nuove elezioni a breve termine). L’obiettivo è verificare se esiste una maggioranza alternativa per creare un nuovo governo o meno.
  •  Scioglimento camere. Se non c’è maggioranza alternativa, il Presidente della Repubblica scioglierà le camere e si andrà a nuove elezioni.
  • Tempi per nuove elezioni. In base anche all’art. 81 della nostra Costituzione, bisogna andare a nuove elezioni entro 60 giorni dal momento dello scioglimento delle Camere.
  • Elezioni politiche. Nella data scelta (con tutta probabilità ottobre-novembre) si andrà a votare per il rinnovo di Camera dei deputati e Senato.
  • Insediamento nuovo Parlamento. Il nuovo Parlamento si insedierà dopo 20 giorni dalla data delle elezioni.
  • Nuove consultazioni di Mattarella. Una volta che il nuovo Parlamento sarà insediato, il PdR avvierà le consultazioni per trovare nuovo Primo Ministro e ministri che formeranno il nuovo Governo in base anche ai risultati elettorali.

Quando saranno le elezioni anticipate? 

Per quanto riguarda le elezioni anticipate, abbiamo visto che tutto dipende da quando saranno sciolte le Camere del Parlamento. Considerando che siamo al 9 agosto e ancora non si è votata la mozione di sfiducia, le prime domeniche utili al voto sono:

  • 13 ottobre: bisognerebbe che la crisi di governo sia gestita in maniera rapidissima per arrivare allo scioglimento delle camere a inizio settimana di Ferragosto.
  • 20 ottobre: se il Presidente della Repubblica riesce a sciogliere le Camere subito dopo ferragosto, domenica 20 ottobre potremmo andare a votare.
  • 27 ottobre: è la terza data possibile (e forse la più probabile).
  • primi di novembre: nel caso si prolunghi la crisi, si slitterà con le votazioni a novembre.

Sarebbe la prima volta nella storia della Repubblica italiana che si andrebbe al voto in autunno, vista la problematicità del periodo (c’è infatti da approvare la manovra di bilancio).

Crisi di governo: le conseguenze

Il problema più grande è legato alle tempistiche delle nuove votazioni perché, nei mesi finali dell’anno, l’esecutivo deve presentare la manovra di bilancio, in cui si devono indicare le coperture economiche a tutti i provvedimenti messi in campo quest’anno, da Quota 100 al Reddito di cittadinanza (in pratica bisogna dire come lo Stato percepisce i soldi per finanziare la spesa pubblica effettuata).

Il bilancio deve essere approvato anche dall’Unione Europea. Nel caso non si arrivi all’approvazione del bilancio, perché il Parlamento o il nuovo Governo non si insediano in tempo per trovare tutte le coperture entro dicembre 2019, si andrebbe verso l’esercizio provvisorio, che prevede già una clausola di salvaguardia (voluta dall’UE per garantire il rispetto del rapporto deficit-PIL italiano) per cui da gennaio 2020 scatterebbe l’aumento dell’IVA dal 22 al 25,2% e dal 10 al 13% per l’IVA agevolata. Cosa significa in pratica? La maggioranza dei prodotti che compreremo costeranno di più rispetto a ora, diminuendo il nostro potere d’acquisto.

(Foto Credits: Pixabay)

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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