Condividi
Com’è stato tornare a scuola? Una studente e una studentessa ci raccontano il loro rientro
Condividi su

Com’è stato tornare a scuola? Una studente e una studentessa ci raccontano il loro rientro

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 18 settembre

Marwan è arrivato al suo ultimo anno di scuola: è l’anno della Maturità. Paola, invece, mette per la prima volta piede in una scuola superiore. Ad accomunare loro e altri 8 milioni di studenti è un rientro del tutto anomalo e da raccontare.

Com’è stato tornare a scuola? Una studente e una studentessa ci raccontano il loro rientro

Questo rientro a scuola non è certo come gli altri. Ogni anno il dispiacere di dire addio alle vacanze si mescola a un po’ di emozione all’idea di ritrovare i compagni, cambiare aula, sfogliare i libri che profumano di nuovo e che ancora non sono imbrattati di sottolineature e appunti, conoscere nuovi professori, prepararsi a lezioni noiose, ma anche a tante nuove avventure. Questo primo giorno di scuola, però, è diverso da tutti gli altri: tra la voglia di ricominciare dopo tanti mesi e la preoccupazione per la situazione epidemiologica, ogni ragazzo e ragazza vive la situazione a suo modo. Un maturando, Marwan, e una studentessa di prima superiore, Paola, hanno deciso di raccontarci i loro rientro a scuola, tra dubbi, paure, speranze e realtà.

Marwan

Martedì 8 settembre (-6 al rientro)

Ormai manca meno di una settimana. Le informazioni sono pochissime e vaghe. Nulla è preciso, definito. Come faremo? Cosa facciamo, come ci organizziamo? Questi sono i grandi quesiti degli studenti che il 14 settembre del 2020 dovrebbero rientrare nelle proprie scuole. Tuttavia non sanno nemmeno come dovranno entrare, se potranno farlo in libertà o a scaglioni, e se a scaglioni…di che tipo? Per classe, a pullman, a caso? La mascherina è forse l’unica cosa sicura di questa nuova scuola così particolare. E la ricreazione perderà quella patina di libertà che fino a ora aveva conservato e invece ci costringerà a consumare il nostro misero pasto su un altrettanto misero banco. Da un ambiente libero e conviviale stiamo rapidamente passando ad un carcere?

Giovedì 10 settembre (-4 al rientro)

Finalmente ci sono state date delle informazioni…ma che informazioni! Due circolari contorte e poco chiare, per una lettura fugace e veloce. Ma se lette con maggiore attenzione rivelano tutti i loro segreti ai lettori più attenti. Svelato l’arcano più importante: potremo fare la ricreazione! Ovviamente scaglionati e accuratamente divisi, come degli animali da allevamento. Classe x nell’aia. Classe y nel cortile anteriore. Classe z nel campo a brucare. E solo uno dei ragazzi, per classe, potrà andare a fare la spesa, a comprare la sbobba per gli altri compagni ancora in gabbia. L’ingresso si preannuncia lento e caotico, sia per l’inesperienza, sia per la moltitudine di classi, gli orari differenti e gli ingressi diversi. Per l’uscita invece si procederà dalla classe più vicina all’ingresso e alla più lontana… inizio a pregare di non essere una classe in fondo al corridoio, altrimenti devo portarmi una brandina e ci prendo la residenza!

Domenica 13 settembre (-1 giorno al rientro a scuola)

Dove siamo finiti… siamo ormai agli ultimi attimi di libertà, ancora lontani dalla forte e potente ascia scolastica che tra poche ore penderà sulle nostre teste. Possiamo ancora scappare? Assolutamente no. Dobbiamo essere ricondotti nei ranghi, in attesa di un ordine preciso. Ormai sentiamo l’estate, anche se non è ancora ufficialmente finita, spirare. Sta morendo come ogni anno con il primo giorno di scuola. Oppressa dalle imponenti strutture scolastiche e dalle recenti norme. Ogni parvenza di aura estiva svanirà all’ingresso, come da prassi. Attenderò con dolore il rientro nella mia scuola, li sul piazzale, sul mio “segnaposto di distanziamento”, poi piano piano il fiume umano inizierà a srotolarsi all’interno dell’edificio che ci inghiottirà uno ad uno senza pietà e ritroveremo una nostra normalità. O almeno si spara. Ormai è giunto il tuo e il mio momento. Gettiamoci alle spalle l’ estate ed entriamo nel mood della scuola 2020: sarà una avventura anche questa. D’altronde se una avventura finisce, ne inizia subito dopo un’altra.

Lunedì 14 settembre (Primo giorno di scuola)

Quando suona la sveglia il primo giorno può avere inizio. La trasferta casa scuola è dolorosa ma allo stesso tempo rinfrescante, come un vento invernale che ti schiaffeggia con i suoi piccoli fiocchi di neve, leggeri ma pungenti. Lentamente ma inesorabilmente ti ci avvicini e avverti che qualcosa sta cambiando. Inizi a vedere i primi ragazzi, facce note ma che non associ a nessun nome. Poi, inaspettatamente rivedi quelle persone che non vedevi da mesi, sia a causa del lockdown sia a causa dell’estate che genera sempre distanza tra gli studenti. Scatta l’ora X. È il momento di dirigersi verso l’ingresso, dove però si è generata una piccola fila, a causa delle zone di attesa indicate sul pavimento, degli interessantissimi puntoni gialli con l’altrettanto eloquente scritta d’un verde smeraldino che recita così: “Attendi qui”. Questa piccola ma fondamentale accortezza è localizzata presso ogni ingresso.

Finalmente possiamo accedere alla nostra classe. La guerra all’ultimo banco non è come gli scorsi anni: c’è meno foga, è silente e veloce, l’accenniamo solamente. I banchi tutti distanziati sono inamovibili. Così sono e così rimarranno fino alla fine dei tempi. Ha inizio l’apprendimento da parte degli alunni delle norme e delle procedure da seguire all’interno dell’istituto. Le ore passano lente e prolisse, sino al tanto agognato intervallo. Non è più lo stesso, ha perso quella convivialità che lo contraddistingueva da una qualunque pausa. Ora è divenuto un semplice momento di approvvigionamento delle sostanze nutritive. Ma come nota di merito ha quella che permette agli alunni, una volta all’aperto e distanziati, di poter abbassare la mascherina. La mascherina è ormai la nostra seconda pelle. Andrà costantemente indossata durante l’ora di lezione, durante i trasferimenti da una zona all’altra. Tuttavia – seppur necessaria – non protegge dal caldo e dalla umidità che essa stessa provoca, e il fastidio dopo ore di lezione si inizia a far sentire. Speriamo che in inverno vada meglio.

I corridoi sono tappezzati di nastri di diversi colori ai quali vengono attribuiti significati differenti. Ogni nastro, simbolo va scrupolosamente interpretato e seguito, non sono ammessi errori. L’uscita è caotica. Come i cani in gabbia anche gli studenti affrontano la prigionia sfuggendovi, tuttavia con la consapevolezza che lentamente diverrà la loro amorevole casa per un altro anno.

Paola

Lunedì 14 settembre (Primo giorno di scuola)

Finalmente il primo giorno di scuola è arrivato! In una situazione normale pensereste che sono pazza, la solita secchiona che non vede l’ora di tornare a studiare, ma è anche vero che, in una situazione normale, non avremmo trascorso tre mesi in più a casa, attaccati perennemente a uno schermo, senza poter incontrare nessuno al di fuori della propria famiglia. Proprio per questo, l’inizio dell’anno scolastico è stato motivo di ansia e preoccupazione, ma soprattutto di voglia di ricominciare. Il mio liceo, fortunatamente, ha fornito la maggior parte delle indicazioni sul rientro a scuola a inizio settembre, incluso l’uso della mascherina, del gel igienizzante mani, del distanziamento e della didattica a distanza. Stamattina, quindi, prima di varcare la soglia, avevo un’idea chiara di cosa fare e di dove andare e questo ha evitato ulteriore confusione. 

L’edificio della mia scuola è, fortunatamente, dotato di due ingressi, dai quali gli studenti possono entrare adeguatamente scaglionati. Come prima cosa, noi ragazzi abbiamo formato una fila – ma senza alcun distanziamento – per poter igienizzare le mani e misurare la temperatura attraverso dei termo scanner.  A questo punto, sempre muovendoci dotati di mascherina, la mia classe ha raggiunto l’Aula Magna. Ci siamo seduti distanziati da due sedie e, solo allora, abbiamo potuto togliere la mascherina. Questa è stata la prima e l’ultima volta, per queste due prime settimane, in cui la classe sia stata in presenza al completo. Da domani, infatti, verremo divisi in due gruppi da quindici: un gruppo assisterà alle lezioni in presenza alcuni giorni, mentre il secondo si collegherà sulla piattaforma, e viceversa.

Purtroppo, però, l’assenza di un numero sufficiente di professori si è rivelato un problema anche nel nostro istituto, seppur in quantità ridotte: su un alto numero di docenti, solo cinque devono essere sostituiti, uno dei quali avrebbe dovuto accoglierci la prima ora di lezione.

Infine, il tema più delicato e critico, che sta a cuore a tutti gli studenti del mondo: l’intervallo. Ebbene, nel nostro liceo, al termine di ogni ora di lezione abbiamo dieci minuti per recarci ai servizi singolarmente – evitando, quindi, ogni tipo di assembramento – sgranocchiare qualcosa e scambiare qualche parola al “vicino” di banco (permettendo un minimo di socializzazione) mentre avviene l’areazione della stanza. 

Tutto sommato, penso che l’alternanza della didattica in presenza e a distanza sia un buon compromesso per permetterci di iniziare con calma la scuola che, per molto tempo, abbiamo solo sognato nei nostri sogni o nei nostri incubi più profondi  

Inoltre, la mia scuola si è dimostrata abbastanza organizzata e spero che questa non sia solo un’impressione e che ci permettano di proseguire l’anno in tutta sicurezza, il che sarà possibile solo grazie al caro e vecchio buonsenso. 

Martedì 15 settembre (Secondo giorno di scuola)

Un altro punto critico del rientro a scuola sono i mezzi pubblici. Io utilizzo l’autobus all’andata e la metropolitana al ritorno e, fortunatamente, stamattina non c’era quasi anima viva. Molto probabilmente era dovuto all’ora – erano circa le 7:00 di mattina – ma mi aspettavo di trovare molte più persone, magari dirette ai loro uffici o al posto di lavoro. È stata una sorpresa assolutamente positiva perché sono riuscita a mantenere il distanziamento necessario con le altre persone, nonostante ormai si possano occupare tutti i posti a sedere e non ci sia niente a indicare il metro di distanza tra i passeggeri – il che può rivelarsi un grande problema quando, invece, l’autobus è stracolmo di gente. 

Entrata a scuola, mi sono subito diretta in classe: quindici banchi distanziati e la zona della cattedra delimitata da una striscia di nastro adesivo. La professoressa ha avviato la riunione per i compagni in collegamento da casa, i quali erano visibili dal computer. Non ci sono stati grandi problemi, ma all’inizio di ogni singola ora occorreva fare l’appello: sia dei ragazzi online – per verificare che non fossero improvvisamente spariti, magari in cucina a fare colazione – che degli alunni in presenza. 

A un certo punto, ci hanno consegnato un pacco di mascherine. Da quanto ha riferito la dirigente in una recente circolare, entrati a scuola dovremo utilizzare le mascherine fornite alla classe e riporre la nostra nello zaino, per poi rindossarla per tornare a casa dopo aver buttato l’altra.  

Infine, oggi ho avuto la dimostrazione del perché è preferibile limitare l’utilizzo dei bagni al meno possibile: ogni volta che uno studente si reca in bagno, il docente deve annotare l’ora di uscita e di entrata. Di conseguenza, anche una ridicola necessità – come soffiarsi il naso perché si è sprovvisti di fazzoletto, ad esempio – si trasforma in un processo più complicato.  Insomma, Caro Covid, ti odiamo tanto e non vediamo l’ora che tu sparisca (così noi possiamo anche tornare ad andare in bagno in santa pace!

Mercoledì 16 settembre (Terzo giorno di scuola)

Stamattina nessuna sveglia alle sei. Nessun autobus da prendere, né zaini da preparare. Nessuno stress di come vestirsi o di aver preso tutto. Stamattina ho fatto un salto nel tempo: ero a metà marzo, chiusa in casa da mesi, e non vedevo un mio compagno o un professore fisicamente da troppo tempo. Quando ho acceso il computer e mi sono infilata gli auricolari nelle orecchie, ho ricordato con amarezza come quelle semplici azioni fossero, tempo fa, una routine quotidiana. Devo ammettere che, essendo la prima settimana di scuola, è stato comodo alternare la didattica in presenza con la didattica a distanza, ma almeno svegliarsi a una certa ora, prepararsi per andare a scuola e, soprattutto, vedere le persone – che camminano per strada, sull’autobus o davanti a scuola – riesce ad alleggerire questo periodo pesante. La didattica a distanza, invece, non fa altro che ricordare il lockdown e anche la possibilità che questo possa verificarsi di nuovo. Aver cambiato piattaforma non mi ha creato nessun tipo di disagio, ma i veri problemi si sono rivelati durante la lezione: dire che non si sentiva niente sarebbe un eufemismo e la sola idea degli altri compagni che interagivano tra di loro e con il professore mi ha fatto sentire poco partecipe. Sembrava quasi che all’interno della classe ce ne fossero, in realtà, due completamente autonome, che non interagivano tra di loro. Fortunatamente, i professori ci hanno comunicato che ben presto arriveranno dei microfoni e la situazione, per coloro che si collegano da casa, migliorerà. Detto questo, mi ritengo assolutamente fortunata perché la mia scuola è riuscita a organizzarsi – stanno lavorando da maggio per poter farci tornare a scuola – in un modo, tutto sommato, comodo e senza creare troppo disagio. Per quanto riguarda la socializzazione, io e i miei compagni abbiamo comunque deciso di incontrarci fuori da scuola per conoscerci e iniziare a sentirci davvero parte di un’unica classe. 

Giovedì 17 settembre (Quarto giorno di scuola)

Oggi, entrata in classe, ho trovato sul banco una mascherina chirurgica. Ho riposto nello zaino la mia FFP2 usata, nel caso avessi avuto bisogno di usare la chirurgica – per andare in bagno, ad esempio. Poi, terminate le lezioni, ho tirato fuori la mia vecchia mascherina. Sinceramente, io e i miei compagni siamo ancora un po’ scettici sull’uso di due mascherine in uno stesso giorno, soprattutto se una delle due si indossa una volta sola – due al massimo. Oltre a questo, a scuola abbiamo incontrato la professoressa di educazione fisica. Non sa ancora neanche lei come si organizzerà la sua disciplina in fase Covid, ma speriamo di poter fare un minimo di pratica. Sembra che queste due prime settimane siano decisive. Quante volte abbiamo sentito e temuto questa parola negli ultimi sette mesi… speriamo solo che questa volta porti qualcosa di buono! 

Gli autori

Marwan Chaibi (18 anni)

Spirito da reporter di guerra in tempo di pace, sempre alla ricerca del nuovo e della informazione. Cuffie sempre in tasca e un libro nell’altra. Pronto sempre a sondare l’insondabile e a far emergere dall’oscurità gli aspetti più particolari…con un pizzico di sprezzante ironia!

Paola Poletti (14 anni)

Nata con un libro in una mano e una bacchetta magica nell’altra, sono malata di saghe fantasy. Ho sempre sognato un futuro da giornalista nomade: sempre in una città diversa, ma con particolare attrazione per ogni posto in cui l’inglese è la lingua madre. Femminista dentro, mi considero un’aspirante Hermione Granger.

(Foto Credits: Pixabay)

Redazione ScuolaZoo
Leggi altri articoli in News Scuola