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Buco nero: cos’è, prima fotografia e spiegazione facile

11 aprile 2019

Scoperta Buchi Neri: tutto sulla prima fotografia e cosa c'è da sapere

I buchi neri, teorizzati da numerosi fisici teorici tra cui Einstein e Stephen Hawking, dalla scoperta di ieri sono entrati ufficialmente a far parte della fisica pratica. Il membri del progetto EHT, Event Horizon Telescope, hanno portato a termine una delle imprese più difficili della scienza degli ultimi tempi: fotografare un buco nero. Dopo due anni di elaborazione dei dati, ieri è stata svelata la prima fotografia nella storia di un buco nero, nello specifico si tratta del black hole presente al centro della galassia M87. Noi di ScuolaZoo vi spiegheremo in parole semplici che cos'è il progetto EHT, che cosa significa questa scoperta e i primi dati relativi alla fotografia del buco nero di M87! buco nero fotografia che cos'è cosa sapere significa spiegazione facile eht

Cosa sono i Buchi neri: alla scoperta di EHT (Event Horizon Telescope)

Tutto ha avuto inizio da una semplice domanda: come possiamo fotografare un oggetto misterioso come un buco nero (con la tecnologia di cui disponiamo oggi), di cui conosciamo solo la sua forma teorica e gli effetti sul suo circondario? Così come il nome già ci fa intendere, il buco nero è una regione dello spazio caratterizzata da una forza gravitazionale altissima, tanto forte da non permettere nemmeno alla luce di uscire da esso. Ottenere una sua fotografia sembrava quindi impossibile, ma gli scienziati sono riusciti anche in quest'impresa. Il progetto che ha permesso di fotografare i buchi neri è l'EHT (Event Horizon Telescope), in parole semplici il Telescopio dell'Orizzonte degli Eventi, un network di telescopi che due anni fa hanno puntato le loro lenti su questo oggetto per catturarne la sua ombra e la cui attività è durata fino a oggi.

Foto del buco nero: perché è stata scelta la galassia M87 e non la Via Lattea?

Ovviamente, il candidato più prossimo alla Terra era proprio il buco nero presente al centro della nostra galassia, chiamato Sagittarius A*. Infatti, inizialmente, doveva essere proprio lui il protagonista di questa inestimabile scoperta ma, per diverse circostanze, gli scienziati hanno deciso di puntare i telescopi sulla galassia M87. Perché? Per spiegarlo, utilizzeremo un esempio semplice ma efficace del professor Massimo Dotti, vicedirettore del dipartimento di Fisica all'università Milano-Bicocca. Il professore ha usato questa metafora: mettiamo che dovete decidere se fotografare un fiume in piena o un lago calmo. Ovviamente, per la riuscita del vostro compito, deciderete di fotografare l'oggetto più tranquillo. Ecco: la stessa cosa è accaduta per il progetto EHT. Fotografare il buco nero della nostra galassia, Sagittarius A*, avrebbe aumentato il rischio di fallimento, un po' perché per arrivare al centro della galassia i nostri telescopi avrebbero dovuto "superare" numeri immensi di quantità di materia e stelle, poi perché il centro della Via Lattea è talmente variabile che un singolo movimento non previsto avrebbe compromesso il risultato.

Prima fotografia del buco nero: che cosa significa questa scoperta scientifica?

In primo luogo, quello che abbiamo visto ieri è la concretizzazione di una teoria che, sin dai tempi di Einstein, divideva il mondo della fisica teorica. È vero che negli ultimi anni abbiamo imparato a rintracciare i buchi neri e a osservare la loro forza tramite ciò che li circondava ma riuscire a dare una forma concreta ad un oggetto così misterioso è qualcosa di molto più importante. La foto scattata, oltre a farci vedere l'ombra del buco nero, circondato da una massa di materia che ne delinea i contorni, ci ha permesso di capire che questi oggetti ruotano in senso orario. Inoltre, si è osservato proprio il punto critico del buco nero, cioè l'orizzonte degli eventi: il limite tra spazio regolato dai fondamenti della fisica come li conosciamo noi e il punto di non ritorno che fa accedere al buco nero, in cui le regole di spazio e tempo cambiano completamente. L'orizzonte degli eventi è la linea rossa visibile nella foto, formata da materiale (plasma) incandescente. La cosa più incredibile è la sua asimmetria: è la dimostrazione che ciò che è intorno al buco nero ci sta finendo pian piano dentro. In altre parole, abbiamo assistito al così detto "pasto del buco nero". (Credits Copertina: EHT; Credits foto: Unsplash)
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