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Com’è andato il primo mese di scuola? Il diario di Marwan e Paola – puntata 1
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Com’è andato il primo mese di scuola? Il diario di Marwan e Paola – puntata 1

Di Redazione ScuolaZoo
pubblicato il 11 novembre

Marwan è un maturando, Paola una ragazza di prima superiore. Come stanno vivendo la scuola ai tempi del COVID-19 i ragazzi e le ragazze? Sono loro a raccontarci la loro esperienza in prima persona.

Com’è andato il primo mese di scuola? Il diario di Marwan e Paola – puntata 1

Come è andato il mese di ottobre per Paola (14 anni) tra difficoltà nella socializzazione con i compagni e ritorno alla DAD

Il primo mese di questa nuova vita è stato pieno di alti e bassi. 

Da una parte, la frequenza alternata [Paola faceva didattica digitale integrata e in presenza con metà classe a giorni alterni] è stata decisamente benefica per il sonno – poter dormire un’ora in più ogni due giorni mi ha risparmiato occhiaie troppo marcate – e sono sicura che sarebbe stato troppo difficile abituarsi nuovamente a una vita che abbiamo abbandonato per mesi. Anche semplici gesti, come fare la cartella, sarebbero diventati stancanti, almeno all’inizio, se avessimo dovuto compierli quotidianamente. Non dover prendere i mezzi tutti i giorni, incontrare le altre persone il meno possibile doveva favorire una minore diffusione del virus. 

D’altra parte, la classe, essendo divisa in due gruppi, era come divisa in due classi separate. È inutile che vi dica quanto sia stato difficile anche solo provare a socializzare con i compagni dell’altro gruppo, soprattutto per una persona introversa e asociale come me. Io, essendo una persona estremamente timida, non riuscivo a parlare con gli altri – che non potevo vedere in classe – quando uscivo con loro. Almeno gli scorsi anni potevamo incontrarci in aula, il che era inevitabile così come parlare con le altre persone. I più socievoli, invece, non hanno faticato nemmeno in questo caso, riuscendo a sentirsi integrati anche con il gruppo che non incontravano a scuola. 

Al contrario, ho faticato di meno a socializzare con i compagni del mio gruppo, creando persino dei veri e propri gruppetti. 

Ma cosa succederà quando torneremo tutti in aula? La classe sembrerà ancora divisa? Coloro che hanno abilità nella socializzazione saranno integrati, ma gli altri? Faranno parte di un altro universo? 

Adesso, la DAD sta permettendo a noi studenti delle superiori – coloro che, divisi in due gruppi, seguivano il 50% delle lezioni in presenza – di sentirsi una classe più unita, senza distinzione in primo o secondo gruppo, senza dover fare metà appello rivolto alla classe a scuola e metà rivolto ai ragazzi a casa. Possiamo vederci tutti “in faccia”, finalmente, anche se non è possibile interagire tra di noi come una volta. Personalmente, se devo essere sincera, sto conoscendo più persone scrivendo un messaggio su Whatsapp per commentare qualcosa successo in classe, piuttosto che utilizzando le mie corde vocali! Certo, ciò non toglie che sia comunque un’esperienza assolutamente negativa rispetto alla scuola reale. 

Purtroppo, però, con l’applicazione del nuovo DPCM sono stati distinti gli ultimi due anni delle medie e tutti gli anni delle superiori – per cui è prevista la DAD – dal primo anno della scuola secondaria di primo grado – in cui si seguono le lezioni in presenza . Risulta, quindi, naturale chiedersi: perché i bambini di prima media possono andare a scuola perché iniziano un nuovo percorso e noi studenti di prima superiore siamo a casa? 

Noi – al pari di quelli di prima media – stiamo iniziando un nuovo percorso. Il nostro sarà particolarmente lungo e impegnativo, stiamo conoscendo nuove persone che ci accompagneranno negli anni più belli e difficili della nostra vita, nei momenti in cui saremo più deboli, in quelli in cui saremo più forti, in quei momenti in cui vorremo abbandonare tutto. Noi siamo entrati in questa scuola da adolescenti e usciremo adulti, tutti insieme. Non abbiamo diritto di vederci? 

Sono un’adolescente di quattordici anni. Penso di avere il diritto di andare a scuola e incontrare i miei compagni come fanno i bambini più piccoli di me che iniziano un nuovo percorso scolastico. 

Il primo lockdown ha nuociuto molto anche a noi adolescenti, soprattutto a causa delle nostre fragilità emotive, e l’assenza di rapporti potrebbe davvero metterci in crisi. Vorrei tanto poter tornare a scuola e incontrare i miei compagni – come stanno facendo i ragazzini di prima media – conoscerli meglio e affrontare questo periodo con loro. Quando tutto questo finirà, potrò dire di aver rafforzato i miei rapporti o di averli persi tutti? Non posso escludere il secondo scenario e questa idea mi rattrista molto, soprattutto se penso che avrò perso coloro che saranno i miei compagni per almeno cinque anni. 

Settembre e ottobre sono stati mesi di precaria stabilità, del cui triste esito tutti erano a conoscenza. Noi ragazzi, nonostante sapessimo che saremmo tornati a casa, abbiamo deciso di vivere ogni momento nel modo più intenso possibile, senza lasciarcelo sfuggire, perché sapevamo che non sarebbe durato a lungo. Carpe diem, ci siamo detti. 

Ora cosa facciamo? Sfoderiamo le coperte e affiliamo il telecomando: saranno i nostri amici più stretti per parecchio tempo :)

Qua potete vedere anche il nostro reportage con le esperienze di altri studenti:

Come è andato il mese di ottobre per Marwan (18 anni) tra nuovi superpoteri e dubbi sul futuro

Ottobre… Ottobre è proprio iniziato con Er Botto (leggilo al contrario). Verifiche come se piovesse, interrogazioni sotto sconto, due al prezzo di uno. I primi giorni di settembre sono stati di assestamento per rendersi conto di essere rientrati nella comunità scolastica, per capire come ci si muove nel dedalo di scotch che decora i nostri corridoi e le nostre vite. Giallo e nero, rosso e bianco, ne abbiamo di tutti i colori per tutti i gusti e tutte le esigenze! Anche i nuovi orari sono caotici e scombussolano sia la nostra mente che il nostro metabolismo. Ormai la barretta a metà mattina non mi sazia più! Necessito di più cibo, e come uno Xenomorfo a bordo della Nostromo mi dirigo ad assalire le macchinette, anch’esse sparse nella nave per evitare assembramento.

È anche bello ritornare fra i banchi di scuola, i cari e vecchi banchi, con le quattro gambe salde al terreno e un piano in truciolato laccato di verde o beige. Altro che banchi a rotelle, la tradizione classica ci insegna che il banco più sicuro è quello solido, sotto il quale ti ci puoi nascondere per le prove anti sismiche (con gli altri come si fa? Si sfreccia il più velocemente possibile dalla porta?), ma anche per evitare che il professore ti noti per quella dannatissima interrogazione per la quale non hai studiato…

È interessante osservare la nascita di super poteri negli studenti, un po’ come i mutanti. Alcuni hanno sviluppato una particolare abilità, quella di igienizzare le mani a tutta la classe prima che questa abbia deciso di fare una qualunque azione. Tu pensi di alzarti, quindi per farlo ti appoggerai allo spigolo del banco, ma prima che tu abbia avuto il tempo di piegare il gomito per toccare la superficie, lo senti… il gelido piacere del disinfettante a base idroalcolica. Allora alzi lo sguardo per vedere chi sia questo Flash dei giorni nostri, ma è già tornato al suo posto e non saprai mai chi sia.

E poi c’è lui, “Supervista”, lo studente che grazie alla sua visione a 360° e intramolecolare riesce a distinguere le superfici pulite da quelle da pulire, ed è il primo che, con un acuto degno della Callas, ti avverte se stai, senza pensarci, per appoggiare la matita sopra il libro… non lo avessi mai fatto! Oppure quando quella volta all’anno, con le congiunzioni astrali favorevoli, decidi di andare al bagno e tocchi la maniglia senza prima esserti igienizzato le mani. Allora e solo allora le furie si risvegliano e impazzano, per placare la tua tremenda carenza di attenzione e di considerazione nei confronti degli altri.

Ma è anche lodevole il salto di specie che ha fatto la tecnologia, che è riuscita ad attaccarsi ai terreni più aridi e sterili che ha trovato: i professori. Un cocktail magnifico e terribile. Finalmente sembra di parlare la stessa lingua, o ancora peggio, loro ne sanno di più di te (in determinati campi). Consegne incomprensibili, programmi non noti alla maggior parte della popolazione mondiale emergono dal dimenticatoio perché evocati da qualche docente. La tempesta si abbatte su di noi poveri diavoli che nel mezzo della furia ci chiudiamo a testuggine per colpire l’idra, ma convinti di averla uccisa, l’abbiamo solo resa più potente.

Da pochi giorni è arrivato il nuovo D.P.C.M. che prevede il ritorno alla didattica a distanza. Io da povero maturando mi trovo ora a casa, con la felpa e la coperta a cingermi le spalle, un tazzone di caffè in mano e il mouse nell’altra, pronto a premere quel dannatissimo tasto “partecipa”. Un salto indietro di mesi ha attraversato in pochi attimi la mia mente. Sembra di essere tornati a marzo, solo che piove un po’ di meno e la temperatura è in calo anziché in aumento. L’essere uno dei pallini del meet è disarmante. Il supporto tecnologico è fondamentale, ma la sua freddezza ci aliena. Ci sentiamo come spettatori inermi delle lezioni, dove le pause dei prof creano solo imbarazzo in noi platea di studenti. L’arrivederci come il buongiorno sono le uniche parole certe di queste lezioni, mentre prima vi erano risate, sorrisi e battute. Intere ere geologiche vengono a formarsi fra un collegamento e l’altro, a causa della transumanza che devono effettuare i prof da una classe all’altra (si fa lezione dalla classe in cui si sarebbe dovuta svolgere). Almeno siamo tutti un po’ più preparati e pronti ad affrontare questa situazione, sia da parte del corpo docente che da parte del corpo studentesco. Chissà se questa modalità risulterà decisiva o solo una delle tante misure. Chissà come apprenderemo noi studenti. Chissà…Chissà.

(Foto Credits: Foto di Julia M Cameron da Pexels)

Redazione ScuolaZoo
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