Condividi
Criminalità e bullismo: come incoraggiare le scuole a reagire alla violenza
Condividi su

Criminalità e bullismo: come incoraggiare le scuole a reagire alla violenza

Di Folco Gervasutti
pubblicato il 08 maggio

Luigi Leonardi, imprenditore campano, vive da anni sotto scorta perché ha voluto dire no alla violenza denunciando dei clan della camorra. Il suo racconto è un invito a reagire, partendo dalla scuola, per evitare che la violenza e la paura abbiano la meglio sulla voglia di reagire.

Criminalità e bullismo: come incoraggiare le scuole a reagire alla violenza

Una denuncia per la libertà delle persone: il racconto di Luigi Leonardi

Combatto contro la camorra da anni. Da quasi 18 anni, e da 2 vivo sotto scorta per aver denunciato 5 clan: li conosco i delinquenti, so distinguerli, ho subito ogni sabato per anni i loro modi di vivere. Ho imparato cos’è la mafia e quanto male fa nelle centinaia di visite che mi hanno fatto durante quegli anni portandomi via tutto, casa, lavoro, famigli, in poche parole la vita. Ho deciso di dire no, che si andava sempre più rafforzando ogni qualvolta loro, per insegnare il mestiere, si avvicinavano ai giovani, avendo cura che imparassero le dinamiche ed i modi per spaventare, sopraffare, intimorire e soggiogare gli altri. Per questo motivo, ho deciso di parlare ai giovani. Di palar loro con l’anima, raccontando cosa comporta un gesto di violenza, una scelta sbagliata, una cultura trascurata, una vita rinnegata, la mancanza di rispetto verso se stessi e gli altri.

Raccontare la legalità ai ragazzi: la difficile esperienza dell’assemblea d’istituto 

Come in tante altre visite durante le assemblee di istituto, ho cominciato a raccontare come ho iniziato a dire tutti i miei no alla criminalità e alle violenze che ho ricevuto nella vita. Questa volta però, nell’aula magna erano presenti, in quanto studenti di quell’istituto, dieci ragazzi dell’età compresa tra i 15 ed i 17 anni, con i quali è stato davvero molto, molto difficile interagire. A quell’età, un incontro basato sulla legalità potrebbe risultare noioso e obbligato. La mia attenzione è caduta sugli atteggiamenti da bulli, da futuri mafiosi, che ha avuto questo gruppetto di ragazzi verso i loro coetanei e colleghi, verso gli insegnati e, purtroppo, verso il sottoscritto. Nonostante i continui richiami al silenzio dei docenti, prontamente ribattuti con frasi e parolacce a testimonianza della totale mancanza di scolarizzazione, sono stato costretto ad allontanarne, a mio malgrado, un paio perché durante la mia testimonianza, avendo fatto nomi di clan che ho denunciato, sono stato letteralmente aggredito verbalmente perché forse si saranno sentiti toccati nel profondo.

Le riflessioni sulla difficoltà di parlare di legalità di fronte a dei ragazzi che vivono di criminalità 

È la prima volta che mi succede un episodio del genere, eppure sono anni che porto la mia testimonianza a tanti giovani proprio per evitare, che scelgano strade sbagliate. A scene del genere, per fortuna, non avevo mai assistito. Il caposcorta, in servizio quella mattina, è stato persino costretto a sedare una rissa prendendo diversi calci e pugni, per allontanare un ragazzo da altri 3 che lo prendevano in giro. Ho chiesto spiegazioni alla preside e ad alcuni docenti. Le risposte sono state le stesse e facevano tutte riferimento al fatto che la maggior parte di quei ragazzi appartenessero a famiglie vicine ad ambienti criminali, e che il loro atteggiamento da bulli, all’interno della scuola, era purtroppo ben conosciuto ma nessuno aveva il coraggio di reagire. Mi è rimasta impressa questa frase: nessuno ha il coraggio di reagire.

Lotta contro il bullismo e la criminalità: insegnare ai ragazzi l’importanza di reagire

L’errore più comune è pensare che tanto il tempo sistemerà le cose, oppure pensare che siano atteggiamenti da ragazzi. Non c’è peggiore giustificazione per minimizzare il fenomeno del bullismo. Infatti, intervenire precocemente è di fondamentale importanza: questi bulli sono pericolosi per se stessi e per gli altri perché ciò che uno subisce da piccolo può segnarlo per tutta la vita. Prima di girare la faccia a chi subisce bullismo, mettiti nei suoi panni: solo cosi capirai che soltanto non tacendo e stando insieme si vince. Nella vita si cresce soprattutto con i no, in particolare alla violenza e al bullismo.

Scritto da Luigi Leonardi

Folco Gervasutti
Leggi altri articoli in News Scuola