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Happy Birthday a Venezia 76: l’intervista al regista Lorenzo Giovenga
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Happy Birthday a Venezia 76: l’intervista al regista Lorenzo Giovenga

Di Alice Giusti
pubblicato il 13 settembre

Oltre al cast, noi di ScuolaZoo abbiamo intervistato a Venezia 76 anche il regista di Happy Birthday, Lorenzo Giovenga, per capire com’è nata l’idea di fare un film sugli hikikomori, cosa ha capito su questo disagio e quali erano gli obiettivi del corto.

Happy Birthday a Venezia 76: l’intervista al regista Lorenzo Giovenga

Happy Birthday il film: l’intervista al regista Lorenzo Giovenga

Classe 1989, Lorenzo Giovenga è il giovane regista che ha realizzato Happy Birthday, il corto sugli hikikomori presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 martedì 3 settembre. Un progetto ambizioso e delicato, soprattutto per la tematica affrontata: il rischio di parlare di un disagio poco conosciuto ma reale, che coinvolge circa 100mila persone in Italia, è quello di cadere nella banalizzazione o nella disinformazione, ma non è questo il caso. Puntare sull’effetto thriller, con chiari riferimenti a Black Mirror, ha permesso al regista di creare un film di 15 minuti (la produzione è di Manuela Cacciamani con One More Pictures e Rai Cinema), che ti tiene sulle spine e incollato allo schermo, fino a scoprire la realtà di dolore che si nasconde dietro la festa di compleanno di Sara. Noi di ScuolaZoo abbiamo intervistato Lorenzo per capire perché aveva scelto proprio il tema degli hikikomori e riteneva necessario raccontarlo.

Se volete saperne di più su chi sono hikikomori, leggete qui:

Lorenzo Giovenga è il regista di Happy Birthday: l’intervista di ScuolaZoo

Entusiasta del progetto e con tanta voglia di raccontarlo, Lorenzo Giovenga ci ha spiegato com’è nato questo progetto e chi sono gli hikikomori. Se volete vedere Happy Birthday, invece, andate QUI.

Perché hai deciso di girare un corto sugli hikikomori? Come nasce questo progetto?

Quando ho conosciuto la tematica degli hikikomori nessuno ne aveva ancora parlato, in pochi conoscevano l’argomento ed ero interessato a raccontarla non solo per sensibilizzare ma anche perché era una cosa nuova, qualcosa che poteva essere interessante raccontare. Il punto di partenza, quindi, è stato quello, poi ho iniziato a informarmi, mi sono subito imbattuto nell’Associazione Hikikomori Italia, l’unica nel nostro Paese che si occupa del fenomeno, e ho conosciuto Marco Crepaldi, che è stato carinissimo a introdurmi in questo mondo.

Hai avuto modo di conoscere personalmente dei/delle ragazzi/e hikikomori?

Ovviamente è molto complicato parlare con queste persone, però, grazie all’associazione, siamo andati (in particolare gli sceneggiatori) a queste riunioni in cui ex hikikomori o genitori parlavano pubblicamente delle loro esperienze. D’altra parte, ho avuto la possibilità di vedere su YouTube i video che Marco [Crepaldi dell’Associazione Hikikori Italia, ndr] fa a queste persone, quindi sicuramente le loro testimonianze sono state essenziali.

Ti sei fatto un’idea sui motivi che portano questi/e ragazzi/e all’isolamento?

Penso che l’hikikomori sia un disagio che prende da vicino un po’ tutti noi. Una generazione come la nostra e quella più giovane della mia  – io sono dell’89 – non ha più punti di riferimento come la famiglia, Dio, la politica. Sono caduti tutti questi punti di riferimento ed è quindi una generazione un po’ persa, che trova come punti di appiglio internet, i social, e crea un nuovo mito, che è quello della tecnologia.

Come si capisce se un ragazzo o ragazza è hikikomori?

C’è sicuramente un’incomprensione fortissima, perché magari è un passo tra confondere l’hikikomori con un fannullone, un depresso, all’apatico, invece sono cose molto diverse. L’hikikomori può essere anche apatico o depresso, ma in realtà sono patologie totalmente diverse, perché un hikikomori si nasconde dentro casa non perché depresso ma perché non accetta la società, rifiuta le pressioni sociali, non riesce a viverla e a stare dentro un mondo che gli/le sta stretto. Preferisce stare rinchiuso in casa perché per lui/lei quello è il mondo vero, è il rifiuto per una società basata sul capitalismo, l’individualismo, l’arrivismo, questo è fondamentale da capire.

C’è secondo te qualcosa che la scuola può fare per stare più vicina ai ragazzi?

Quando andavo a scuola, mi sarebbe servito molto di più avere qualche ora in cui si parlava invece che di ore in cui si facevano i compiti, perché la verità è che tante volte sembra che cresciamo degli studenti riempiendoli di nozioni, ma senza farli imparare veramente a ragionare. Tuttavia, posso dire che, nel 2019, il Miur ha recepito per la prima volta il concetto di hikikomori, tanto che questi ragazzi e ragazze non sono bocciati, ma si cerca di dar loro e ai genitori un supporto.

Quale messaggio volevi dare realizzando Happy Birthday?

In realtà è difficile parlare di un messaggio solo, visto anche che si tratta di un progetto transmediale – corto tradizionale, VR e racconto social. Piuttosto, parlerei di sensibilizzazione. Volevo raccontare una storia che potesse sensibilizzare, che potesse far scattare qualcosa nella mente dei ragazzi più giovani, che potessero informarsi e capire nel caso vedano un loro compagno di classe o qualcuno che conoscono che inizia a isolarsi.

Se vuoi leggere le altre interviste al cast di Happy Birthday, le trovi qui:

(Foto Credits: Instagram @lorenzogiovenga_director)

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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