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Maturità 2019, testo argomentativo sull’Intelligenza artificiale: traccia svolta, simulazioni di prima prova
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Maturità 2019, testo argomentativo sull’Intelligenza artificiale: traccia svolta, simulazioni di prima prova

Di Ginger
pubblicato il 26 marzo

Simulazione Prima Prova 2019: la traccia di testo argomentativo sull’intelligenza artificiale svolta, come rispondere alle domande e produzione del testo

Maturità 2019, testo argomentativo sull’Intelligenza artificiale: traccia svolta, simulazioni di prima prova

Simulazioni prima prova 2019: testo argomentativo sull’intelligenza artificiale

Dopo le simulazioni di prima prova dello scorso 19 febbraio, il Miur ha pubblicato delle nuove tracce con cui gli studenti possono esercitarsi in vista dell‘esame di Maturità 2019. A causa di un piccolo inconveniente tecnico, gli esercizi sono finiti online con un leggero ritardo, ma ciò non ci ha impedito di passare in rassegna le tracce e svolgerne qualcuna per aiutarvi. Come sempre, sono stati pubblicati tre tipi di prove: analisi del testo, analisi e produzione di un testo argomentativo e tema di attualità. Qui trovate una delle tracce della tipologia B, ovvero un testo argomentativo. Se siete in difficoltà con l’esercizio, di seguito trovate un esempio di traccia svolta di Analisi e produzione di un testo argomentivo sul tema dell’intelligenza artificiale.

Maturità 2019 simulazioni Prima Prova: live 26 marzo, link Miur, tracce e autori

Maturità 2019, simulazioni di prima prova: quesiti sul testo argomentativo sull’intelligenza artificiale

Il testo scelto dal Miur su cui elaborare le proprie riflessioni è tratto da ” Vita domotica. Basta la parola”, un articolo di Guido Castellano e Marco Morello pubblicato su Panorama il 14 novembre 2018.

Questa è la traccia: Prima prova scritta, esempio tipologia B, esercizio 2

Questa le soluzioni

1.Riassumi il contenuto del testo, mettendone in evidenza gli snodi argomentativi.

La tecnologia è in continua evoluzione. Se in passato era necessario acquisire delle padronanze specifiche per poter utilizzare smartphone e altri congegni, oggi, con il proliferare degli assistenti vocali, non c’è bisogno di tutto ciò. Siamo circondati da macchine alle quali basta semplicemente “chiedere” per ottenere una risposta, senza più l’intermediazione di uno schermo. Ma se questo tipo di tecnologia è già diffusa da diversi anni su smartphone e pc, la vera novità è il suo uso all’interno delle abitazioni: i parlatori di chip stanno sbarcando nei televisori, nelle lavatrici e nei condizionatori, sostituendo manopole e telecomandi. Non è difficile immaginare che presto si impossesseranno anche delle automobili, e che in un futuro non troppo lontano basterà spiegare la destinazione al veicolo per poterci arrivare senza neppure dover guidare. C’è comunque un rischio collegato alla diffusione degli assistenti vocali: per poter captare le nostre richieste devono essere sempre vigili, e in questo modo riescono ad ascoltare tutte le nostre conversazioni familiari. Entrano quindi in possesso di dati che potrebbero essere usati anche a fini pubblicitari. Chi produce questi congegni ha sempre smentito questa eventualità, anche perché si tratterebbe di una grave violazione della privacy. Eppure non è possibile controllare al 100% il funzionamento degli assistenti domestici. L’unica soluzione è quella di adoperarli con parsimonia, evitando che controllino porzioni troppo ampie della nostra quotidianità.

2) La grande novità è la colonizzazione delle case, più in generale la loro perdita di virtualità, il loro legame reale con le cose: qual è il senso di tale asserzione, riferita agli assistenti vocali?

Mentre in passato l’esistenza degli assistenti vocali si limitava a regolare il funzionamento di smartphone e pc, oggi interessano anche molti congegni che popolano le nostre abitazioni. Dai televisori alle aperture di porte e finestre, gli assistenti vocali controllano ormai molte delle nostre piccole azioni, e di fatto non sono più strettamente legati alla virtualità, ma hanno un peso anche nel definire la nostra realtà quotidiana.

3 ) Che cosa si intende con il concetto di pubblicità personalizzata?

Si intende la pubblicità pensata ad hoc sulla base di nostre informazioni personali, quindi prodotti che rispondano e nostre specifiche esigenze e necessità.

4) Nell’ultima parte del testo, l’autore fa riferimento ad nuova accezione di “vulnerabilità”: commenta tale affermazione.

La nuova vulnerabilità è legata alla mancanza di privacy e al facile accesso ai nostri dati che l’uso spropositato di assistenti vocali ed intelligenza artificiale potrebbero provocare.

Sulla base delle conoscenze acquisite nel tuo percorso di studi, delle tue letture ed esperienze personali, elabora un testo in cui sviluppi il tuo ragionamento sul tema della diffusione dell’intelligenza artificiale nella gestione della vita quotidiana. Argomenta in modo tale da organizzare il tuo elaborato in un testo coerente e coeso che potrai,se lo ritieni utile, suddividere in paragrafi.

Libri e film hanno dedicato ampio spazio al tema dell’intelligenza artificiale, anticipando scenari che poi si sono realmente verificati. Le “macchine parlanti” sono infatti entrate a far parte della nostra quotidianità, anche se in modo leggermente differente rispetto a quanto pronosticato dagli scrittori di fantascienza. Non si tratta infatti di robot umanoidi in grado di riproporre in tutto e per tutto i nostri comportamenti, ma  piuttosto di congegni altamente evoluti che condividono con gli uomini esclusivamente il dono della parola.Grazie alla realizzazione di complessi algoritmi, queste macchine sono in grado di risolvere diversi tipi di problemi e prendere decisioni di ogni tipo, rendendo le nostre vite decisamente più semplici. Basta dare uno sguardo al mercato degli assistenti vocali per renderci conto di come riescano ad influenzare e  regolare gran parte delle nostre azioni quotidiane: se fino a qualche anno fa la loro sfera d’influenza era piuttosto limitata, oggi hanno letteralmente “invaso” le nostre case.

L’invasione invisibile dell’intelligenza artificiale

Le macchine intelligenti sono ormai talmente parte delle nostre esistenze che quasi ci dimentichiamo di loro. La rivoluzione parte infatti dalla domotica: assistenti vocali e smart speaker stanno prendendo sempre più piede nelle nostre abitazioni, e gli amanti della comodità e della tecnologia non riescono ormai a farne a meno. Sembrano dei banali oggetti da salotto, ma non si limitano a riprodurre musica tra le mura di casa: ascoltano la voce del padrone e sono in grado di assecondare ogni sua richiesta, collegandosi a Internet e agli elettrodomestici per controllarli quando serve. Se fino a qualche anno fa era necessario almeno un “clic” per avviare delle azioni, oggi basta semplicemente pronunciare qualche parola per dare inizio a processi anche molto complicati. Un sogno che diventa realtà, si potrebbe pensare, ma che in realtà nasconde non pochi risvolti negativi.

L’intelligenza artificiale e il problema della privacy

Se da un lato il proliferare di congegni così avanzati ha reso le nostre giornate decisamente più semplici, dall’altro rischia comunque di compromettere inevitabilmente la nostra privacy. Essendo infatti inseriti all’interno delle nostre abitazioni, ed agendo solo ed esclusivamente sulla base di input ed indicazioni che siamo noi stessi a dare, tali macchine possono potenzialmente diventare delle vere e prorie banche dati, mettendo così a disposizione di chi le produce delle preziose informazioni che potrebbero essere usate per fini pubblicitari. Il garante della privacy è spesso intervenuto sulla questione, chiedendo di vigilare sugli algoritmi ed evitare che informazioni provate possano diventare di pubblico dominio. Ma si tratta di un argomento piuttosto delicato sul quale è difficile intervenire, e anche la stessa giurisdizione è al momento impreparata, non essendo chiari i limiti oltre i quali è vietato muoversi.

Dove fissare il giusto limite

L’unica soluzione, al momento, è quella di limitare l’uso degli assistenti vocali, evitando che prendano il sopravvento in diversi settori delle nostre vite. Non solo per non atrofizzarci nella nostra routine quotidiana delegando sempre a “qualcun altro” quello che potremmo fare noi, ma anche per preservare il bene più prezioso che ci è stato dato, ovvero la libertà.

 

 

 

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