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L’ultima cena – Silenziosi pensieri di un momento speciale
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L’ultima cena – Silenziosi pensieri di un momento speciale

Di Serena Buccoliero
pubblicato il 11 giugno

Dopo cinque minuti passati a fissare le tende del locale tra pensieri strani, forse è meglio tornare alla realtà e rendere questa serata uno dei ricordi che tra 10 anni racconteremo.

L’ultima cena – Silenziosi pensieri di un momento speciale

2809961438_748d4e3982_oProbabilmente questo è uno dei momenti in cui comprendere le emozioni è più che impossibile. Si passa dal “cosa ti metti?” a fissare ammutoliti tutte le persone riunite intorno alla tavola, insieme per l’ultima volta. Inutile dire che tutto è illuminato da una luce diversa, ti rendi conto che nel bene o nel male loro hanno avuto una parte importante nella tua vita.

Non prendiamoci in giro, le classi perfette non esistono e nemmeno quelle completamente unite. Se inizialmente lo sono, l’equilibrio è destinato a scomparire quando si è vicini agli esami. Probabilmente una ventina di ragazzi non sono fatti per convivere per 5 anni. Eppure, eppure.

Eppure per quanto tu sia convinto di essere indifferente e insofferente, sai bene di non poter negare quel piccolo sentimento di nostalgia. C’è chi piange, chi si perde in discorsi infiniti, tu invece pensi a quello che tra 10 anni non dimenticherai. Sarà la gita? Saranno le scampagnate a base di salsiccia? Saranno i litigi o l’amarezza di non sentirsi apprezzati? Saranno i successi e le soddisfazioni?

Cosa rimarrà insomma? Non si può ricordare ogni cosa ovviamente, ma tutti quei piccoli particolari saranno impressi nel nostro carattere, nella nostra maturità, dopotutto noi siamo il risultato delle nostre esperienze.

Dopo cinque minuti passati a fissare le tende del locale tra pensieri strani, forse è meglio tornare alla realtà e rendere questa serata uno dei ricordi che tra 10 anni racconteremo.

 

Serena Buccoliero
Un uragano in un metro e mezzo, spesso (e sfortunatamente) inarrestabile. La voglia di vivere è il mio pane quotidiano, la letteratura e la biblioteca sono la mia religione e il mio luogo di culto. Scrivere è il mio modo di respirare. Sono un uragano che si alimenta di sogni e grandi speranze, che guarda il mondo con gli occhi di chi non ne avrà mai abbastanza, ma che trova pace solo davanti a una tastiera.
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