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Crisi Iran e USA: riassunto per la scuola, news e cosa sta succedendo
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Crisi Iran e USA: riassunto per la scuola, news e cosa sta succedendo

Di Chiara Greco
pubblicato il 22 gennaio

La crisi tra Stati Uniti e Iran, avvenuta nel mese di gennaio 2020, ha tenuto il mondo con il fiato sospeso per diversi giorni. Il rischio di guerra è passato? Ecco cosa c’è da sapere.

Crisi Iran e USA: riassunto per la scuola, news e cosa sta succedendo

La crisi tra Iran e Stati Uniti ha tenuto il mondo con il fiato sospeso per qualche giorno, con la paura sempre più concreta di rivivere una guerra dalle conseguenze inimmaginabili. Siamo in un’epoca di pace, eppure l’equilibrio internazionale tra i diversi stati è sempre più precario. I motivi? Gli interessi geopolitici, economici e strategici delle grandi potenze, ormai strette nei loro confini nazionali. È questo un po’ il motivo per cui uno stato come l’America ha deciso di mettere mano sulle questioni del Medioriente. A tutto questo però si va ad aggiungere la questione della sicurezza internazionale – è riduttivo parlare in caratteri nazionali visto il mondo globalizzato in cui viviamo: ISIS, terrorismo di Al Queada, sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto lo stato a stelle e strisce a spingersi oltreoceano, fino ad arrivare in quei luoghi così diversi e così lontani, culturalmente e politicamente parlando, da loro. Vi racconteremo cosa è successo nell’ultimo periodo, le cause di questa crisi e chi sono i principali protagonisti.

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Crisi Iran-Usa news: cos’è successo e aggiornamenti

Qui di seguito trovate la cronologia degli eventi riguardanti l’ultima crisi Stati Uniti – Iran, con aggiornamenti e news:

17 gennaio 2020: la svolta nelle indagini sul volo caduto a Teheran

Le prime ore successive alla caduta del volo dell’Ukrainian Arlines la situazione sulle indagini inizia a complicarsi. Alcune fonti dell’intelligence americana sostengono che l’aereo sia caduto per mano iraniana ma dall’altra parte tutto tace. Anzi, inizialmente, l’Iran si rifiuta di cedere le scatole nere del velivolo alle commissioni d’indagine estere. La prima svolta effettiva di questa situazione è stata stravolta dalla dichiarazione degli Stati Uniti che, in via del tutto informale, hanno confermato che l’aereo non è caduto per un guasto tecnico ma è stato abbattuto da uno dei missili lanciati dalle forze iraniane nella notte tra il 3 e il 4 gennaio. Dopo qualche tempo, anche il Canada, attraverso la figura del premier Trudeau, sostiene la versione americana. Alla fine arriva la conferma dell’Iran: si è trattato di un tragico incidente accaduto per un fraintendimento. Secondo le prime dichiarazioni, l’aereo sarebbe stato scambiato per una minaccia americana, quindi abbattuto per errore.

8  gennaio 2020: un aereo civile ucraino cade a Teheran, tutti i passeggeri morti

Una notizia che in altri momenti sarebbe stata osservata con meno riluttanza in quei giorni invece era al centro di tutte le discussioni. Il Boeing 737-800 diretto a Kiev è caduto a pochi chilometri dalla capitale iraniana, tutte le 176 persone a bordo sono morte nello schianto. In prima battuta si parla di un guasto tecnico riscontrato poco dopo il decollo, tanto che, secondo le prime ricostruzioni, il velivolo sarebbe caduto nel tentativo di un atterraggio d’emergenza verso il primo aeroporto vicino. Poco dopo l’accaduto, il presidente ucraino Zelinsky chiede l’apertura delle indagini, una richiesta a cui si uniscono anche i governi degli stati da cui provenivano gli altri passeggeri, in particolare il Canada. Donald Trump, durante una conferenza stampa, ha chiarito che gli Stati Uniti non hanno intenzione di far scoppiare una guerra e che la loro azione era finalizzata ad evitare un possibile conflitto. Tendono una mano verso l’Iran, chiedendo di trovare un punto comune su cui lavorare per garantire la pace.

4 – 5  gennaio 2020: missili iraniani nella Zona Verde e ritiro dagli accordi sul nucleare

Nella notte successiva all’attacco che ha portato alla morte di Soleimani arriva la risposta da parte del governo iraniano: tre missili colpiscono la Zona Verde di Baghdad, il quartier generale delle forze straniere in Iraq. Le prime notizie riguardo le vittime e i feriti sono piuttosto confuse: un ulteriore gioco di forza tra Stati Uniti e Iran. Il giorno dopo, Teheran si ritira dagli accordi sul nucleare, un punto d’incontro trovato a fatica, frutto di un duro lavoro di dialogo che aveva stabilito una linea comune e sicura per evitare una corsa agli armamenti nucleari da parte dello stato iraniano. Nello stesso giorno, una marea di persone si riunivano in piazza a Teheran per il primo corteo funebre in memoria di Soleimani. C’è chi chiede vendetta, chi piange l’eroe della nazione, chi invece si unisce al sentimento di timore per l’arrivo di nuovi venti minacciosi di guerra. Gli Stati Uniti rispondono di conseguenza ritirando diversi diplomatici dalle ambasciate e spostando alcuni contingenti militari in zone più sicure della regione irachena.

3 gennaio 2020: assassinio Soleimani e inizio crisi

Il 3 gennaio è stato il giorno dell’inizio della crisi più recente tra Stati Uniti e Iran. Il generale Soleimani era il capo delle Guardie Rivoluzionare iraniane e una delle figura più importanti per il controllo dei territori siriani e iracheni sottratti all’Isis. La sua era una figura chiave per il gioco strategico dell’espansione territoriale della Repubblica Islamica d’Iran. Il comando dell’attacco che ha portato all’uccisione del generale è stato dato nella notte tra il 2 e il 3 gennaio direttamente da Donald Trump, senza consultare il Congresso. Le motivazioni sono state svelate successivamente dal ministro della Difesa americano: l’intelligence avrebbe scoperto che il generale stava pianificando degli attacchi contro delle figure chiave americane, come diplomatici e funzionari all’estero. A rendere tutto più complesso, come se già la situazione non lo fosse da sè, è il fatto che l’attacco sia avvenuto a Baghdad, in Iraq.

I protagonisti della crisi iraniana del 2020

Chi sono le pedine principali che si sono mosse nella scacchiera complessa e precaria della crisi tra USA e Iran? Ecco:

  • Donald Trump (Presidente degli Stati Uniti d’America): è colui che ha comandato l’attacco che ha ucciso Soleimani. Questa sua azione lo ha messo in crisi con il Congresso, che lo ha accusato di aver abusato del suo potere, tanto da chiedere una mozione successiva per limitare i poteri del presidente in caso di guerra. Ha duramente attaccato l’Iran per la risposta dei missili ma ha cercato subito un dialogo con l’Iran, invitandolo a non compromettere quel debole equilibrio di pace che si è instaurato tra le due nazioni.
  • Ali Khamenei (Guida Suprema dell’Iran): l’attacco a Soleimani ha richiesto una sua presenza più ingente nelle questioni di stato, è ritornato a parlare al popolo condannando l’attacco americano e ha deciso di mantenere una linea dura, accusando gli americani e chiedendo giustizia per ciò che hanno fatto alla sua nazione.
  • Europa (Italia): la linea europea è stata chiarita con un certo ritardo rispetto ai fatti, tanto che la comunità internazionale ha fortemente criticato la scarsa tempestività d’azione da parte del Parlamento. La loro posizione è questa: condannare gli attacchi iraniani sulla Green Zone, prendere atto dell’azione rischiosa da parte degli USA, tutelare i confini europei e i rapporti con i paesi mediorientali.

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(Credits: Official White House Photo by Shealah Craighead)

Chiara Greco
Abitante del mondo in tutte le sue forme e i suoi colori. Sono una studentessa, si spera, alla fine del suo percorso universitario in mediazione linguistica e culturale. Il mio hobby principale è cercare di rendere i miei sogni una realtà concreta, per questo ho deciso di buttarmi in questa avventura come scrittrice (ancora alle prime armi e che ha ancora tanto da imparare). Il filo delle mie passioni traccia trame e disegni impensabili e senza confini: scrittura, lettura, cucina, cinema, musica, scienza, fisica, viaggi
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