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Uno, Nessuno e Centomila: riassunto, significato e frasi più belle
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Uno, Nessuno e Centomila: riassunto, significato e frasi più belle

Di Selena
pubblicato il 18 gennaio

Vi hanno assegnato il riassunto di Uno, Nessuno e Centomila di Pirandello, ma non avete intenzione di fare tutto da soli? Non preoccupatevi, ci siamo noi ad averlo svolto al posto vostro!

Uno, Nessuno e Centomila: riassunto, significato e frasi più belle

Riassunto Uno, Nessuno e Centomila

Uno, Nessuno e Centomila è un romanzo molto famoso di Pirandello che, a scuola, viene assegnato spesso dai professori come libro da leggere per poi fare una scheda del libro o il riassunto. Se anche a voi è capitato l’arduo compito di fare il riassunto di Uno, Nessuno e Centomila e non avete molta voglia di leggere tutto il libro o non l’avete finito in tempo e state cercando un aiuto per svolgere questo compito, siete capitati nel posto giusto. Noi di ScuolaZoo infatti abbiamo realizzato per voi il riassunto di questo romanzo di Pirandello, con tanto di significato, frasi più belle e l’elenco completo dei personaggi. Insomma, qui troverete tutto il necessario, ma prima di iniziare a leggere il riassunto di Uno, nessuno e Centomila sappiate che il romanzo fu pubblicato nel 1916 e che il cuore di questo libro è una delle tematiche più care a Pirandello ossia la relatività del mondo che influenza ovviamente la vita dell’uomo. Ogni essere umano infatti per Pirandello può diventare centomila o nessuno perché la vita è un flusso continuo di cambiamenti.

Per imparare a fare il riassunto di un testo narrativo in poche righe, leggete le nostre guide:

Se invece stavate cercando il riassunto de Il Fu Mattia Pascal di Pirandello, allora cliccate qui:

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Courtesy of Giunti Editore

Uno, Nessuno e Centomila: riassunto breve

Il romanzo Uno, Nessuno e Centomila di Pirandello racconta la vita di Vitangelo Moscarda, detto Gengè. Si tratta di un uomo ordinario, come tanti altri, senza pensieri che lo affliggono, problemi esistenziali o di natura economica. Gengè ha una vita agiata grazie all’attività di usuraio ereditata dal padre e alla banca. Ad un tratto però questa sua vita così ordinaria viene turbata dalla moglie che gli fa notare come il suo naso penda un po’ da una parte. Questo commento, all’apparenza molto banale, sconvolge la vita del protagonista che, da questo momento, non sarà più la stessa. Vitangelo si inizia così a rendere condo di come il giudizio degli altri e il mondo in cui gli altri lo vedono sia importante, possa influenzare la sua vita e, soprattutto, il protagonista capisce che tutti possono avere un’immagine di lui diversa rispetto a come lui si è sempre visto. Inizia così per Gengè un percorso alla ricerca della sua vera anima, un viaggio introspettivo per capire chi sia lui veramente.

Riassunto Uno, Nessuno e Centomila: la ricerca introspettiva

Vitangelo, dopo il commento di sua moglie sul suo naso, inizia così a modificare tutta la sua vita e i suoi comportamenti nella speranza di capire chi sia lui veramente. Fa cose che non aveva mai fatto prima, agisce e si comporta seguendo uno stile di vita diverso e lontano dalla sua personalità. Decide così di sfrattare una famiglia dall’appartamento in cui vivevano per poi regalare loro una casa nuova; abbandona e vende la banca, arrivando a una frattura con la sua famiglia e, lentamente, la comunità comincia a vederlo come un pazzo anche a causa delle sue riflessioni strane sulla estrema variabilità della vita. La moglie, estenuata, lo lascia e i familiari credendo sia diventato pazzo cercano anche di interdirlo.

Riassunto Uno, Nessuno e Centomila: la follia e l’accettazione del nulla

C’è però chi gli sta accanto: è Anna Rosa, un’amica della moglie che, però, ad un certo punto, spaventata dagli sproloqui di Vitangelo gli spara, ma senza ferirlo mortalmente. Il protagonista così arriva ad avere centomila personalità diverse e alter ego che lo perseguitano, nati da questa sua disperata ricerca del vero io. La situazione per Gengé si fa pesante e riesce a trovare conforto solo con un prete, Monsignor Partanna, che lo ascolta lungamente e cerca di farlo tornare in sé, dissuadendolo da qui pensieri considerati folli. Vitangelo a quel punto, confortato e apparentemente quieto, decide di donare tutto ai poveri e trasferirsi a vivere nell’ospizio che lui stesso ha regalato alla città. In questa fase il protagonista riesce quindi a trovare un po’ di pace modificando il suo pensiero e avendo di sé una nuova visione quasi metafisica, accettando il nulla. Vitangelo è in pace con la natura perché, davanti ad essa, non ha bisogno di avere quelle maschere che la società richiede e può essere finalmente se stesso.

Riassunto Uno, Nessuno e Centomila: le maschere

Il romanzo si conclude poi con la riflessione sulle maschere pirandelliane. Gegé inizia così a ripercorrere tutte le sue azioni cercando, ancora una volta, di capire il suo vero io e arriva alla conclusione che è un mix di tanti frammenti diversi, centomila nello specifico, che uniti compongono il suo animo. Questi frammenti sono delle maschere che l’uomo indossa ogni giorno, lo trasformano davanti agli altri e lo rendono anche irriconoscibile a volte ai propri cari. L’uomo deve indossare le maschere, secondo Gengé, a seconda delle circostanze e delle situazioni che la vita propone e, proprio le maschere, rendono così l’uomo frammentato e infinito allo stesso tempo.

Significato Uno, Nessuno e Centomila

Il romanzo di Pirandello Uno, Nessuno e Centomila è probabilmente il più completo per quando riguarda la sintesi del pensiero dell’autore. Lo stesso Pirandello lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, umoristico e di scomposizione della vita”. Ed effettivamente l’autore, grazie al suo personaggio Vitangelo Moscarda, riesce a scomporre la vita e la personalità di un uomo: Gegé è infatti uno dei personaggi più complessi di tutti i suoi libri, dotato di grande consapevolezza di sé. Caratteristica peculiare di questo romanzo è il fatto che Pirandello coinvolga direttamente i lettori ponendo loro, tramite Vitangelo, degli interrogativi, delle questioni inerenti la vita, proprio per coinvolgerli nell’interrogazione sul senso di sé e della vita.  Bisogna arrivare alla consapevolezza per cui l’uomo non è Uno, si modifica nel suo rapporto con gli altri arrivando ad essere Centomila e alla fine si rende conto di essere Nessuno. La realtà così non può più essere considerata oggettiva, ma si frammenta e diventa relativa.

Uno, Nessuno e Centomila: personaggi principali

Vediamo ora i principali personaggi di Uno, Nessuno e Centomila di Pirandello:

  • Vitangelo Moscarda:  è il protagonista principale del romanzo di Pirandello. Ha circa 30 anni ed è figlio di un banchiere da cui eredita poi la banca stessa. Quando la moglie Dida gli fa notare che ha il naso storto, in lui si accende un qualcosa per cui deve capire chi è realmente e cosa vedono gli altri in lui cercando di distruggere le mille personalità e sfaccettature che lo compongono, arrivando alla follia.
  • Dida: è la moglie di Vitangelo e il suo compito nel libro è quello di scatenare la riflessione nel marito. Tuttavia, quando capisce che il suo delirio potrebbe portarla a dei problemi economici, invece di stare accanto al marito nella sua riflessione profonda, decide di far interdire Vitangelo.
  • Anna Rosa: è l’amica di Gegé che, in un primo momento, lo sostiene sia nei momenti difficili con la moglie, sia nella riflessione introspettiva, ma poi spaventata dalle sue parole gli spara.

Uno, Nessuno e Centomila: frasi

Il romanzo Uno, Nessuno e Centomila di Pirandello è ricco di frasi e citazioni molto importanti e belle da tenere a mente: vediamone alcune.

  • Ma il guajo è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto.
  • Perché, se ci pensate bene, questo è il meno che possa seguire dalle tante realtà insospettate che gli altri ci dànno. Superficialmente, noi sogliamo chiamarle false supposizioni, erronei giudizii, gratuite attribuzioni. Ma tutto ciò che di noi si può immaginare è realmente possibile, ancorché non sia vero per noi. Che per noi non sia vero, gli altri se ne ridono. È vero per loro. Tanto vero, che può anche capitare che gli altri, se non vi tenete forte alla realtà che per vostro conto vi siete data, possono indurvi a riconoscere che piú vera della vostra stessa realtà è quella che vi dànno loro. Nessuno piú di me ha potuto farne esperienza.
  • Perché bisogna che lei fermi un attimo in sé la vita, per vedersi. Come davanti a una macchina fotografica. Lei s’atteggia. E atteggiarsi è come diventare statua per un momento. La vita si muove di continuo, e non può mai veramente vedere se stessa. […] Lei non può conoscersi che atteggiata: statua: non viva. Quando uno vive, vive e non si vede. Conoscersi è morire. Lei sta tanto a mirarsi in codesto specchio, in tutti gli specchi, perché non vive; non sa, non può o non vuol vivere. Vuole troppo conoscersi, e non vive.
  • Nessun nome. Nessun ricordo oggi del nome di ieri; del nome d’oggi, domani. Se il nome è la cosa; se un nome è in noi il concetto d’ogni cosa posta fuori di noi; e senza nome non si ha il concetto, e la cosa resta in noi come cieca, non distinta e non definita; ebbene, questo che portai tra gli uomini ciascuno lo incida, epigrafe funeraria, sulla fronte di quella immagine con cui gli apparvi, e la lasci in pace non ne parli piú. Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti.
Selena
Sono Selena, giornalista pubblicista appassionata di serie TV e di musica. Scrivo da quando ero bambina e, di nascosto, mi impossessavo della vecchia macchina da scrivere di mia mamma! Lavoro da 10 anni nel mondo del giornalismo e da qualche tempo conduco anche un programma radio.
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