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Riassunto breve de La Roba di Giovanni Verga: commento, linguaggio e stile
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Riassunto breve de La Roba di Giovanni Verga: commento, linguaggio e stile

Di Selena
pubblicato il 09 marzo

Vi hanno assegnato come compito a casa o in classe il riassunto della novella La Roba di Giovanni Verga? Niente panico, noi di ScuolaZoo lo abbiamo già fatto per voi!

Riassunto breve de La Roba di Giovanni Verga: commento, linguaggio e stile

La Roba di Giovanni Verga: riassunto della novella

A scuola i professori vi hanno assegnato il riassunto della novella La Roba di Giovanni Verga e voi non avete particolarmente voglia di leggerlo o avete paura di esservi dimenticati qualcosa di importante? Non preoccupatevi perché noi di ScuolaZoo lo abbiamo realizzato per voi. La Roba fa parte della raccolta Novelle Rusticane di Giovanni Verga e venne pubblicato nel 1880 per la prima volta sulla rivista La Rassegna Settimanale. L’autore tratta di un tema a lui molto caro ossia il possesso degli oggetti, anzi, della roba. La roba per Giovanni Verga è il simbolo della ricchezza e del benessere che non si misura a livello economico, ma in possedimenti come terre, animali e pascoli, fattorie. Il protagonista de La Roba è Mazzarò, un uomo che viene descritto come basso e con una grossa pancia, ma con la testa simile a un brillante e quindi tanto avido quanto intelligente: nella sua vita, infatti, ha accumulato veramente tanta, tanta roba. Questo personaggio, tra l’alto, è una sorta di bozza di quello che poi sarà Mastro Don Gesualdo. Fatta questa introduzione, vediamo insieme il riassunto breve ma dettagliato de La Roba, il commento e l’analisi del linguaggio e dello stile adottato da Verga.

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Fonte immagine Wikipedia

Riassunto breve de La Roba

Il protagonista della novella La roba è il contadino Mazzarò che viene presentato subito come un uomo basso, con una grossa pancia e la testa a forma di brillante. A presentarlo è un viandante che attraversa la strada di Catania, lungo il Lago Lentino, il quale si stupisce ammirando tutti i possedimenti di Mazzarò qui collocati: fattorie, magazzini, vigne, campi e uliveti. A questa descrizione si accompagna quella fisica del contadino Mazzarò che, in modo molto astuto, pur essendo ricco, si spaccia come un uomo povero, vestendo abiti vecchi e dismessi e mangiando il minimo indispensabile per la sopravvivenza proprio per accumulare più “roba” possibile. Mazzarò non ha famiglia e nemmeno vizi, lavora e vive insieme ai suoi braccianti evitando come il male peggiore le donne, il vino, il fumo e il gioco. Per il contadino Mazzarò, l’ossessione di accumulare più ricchezza possibile è l’unica ragione di vita.

Mazzarò è un analfabeta, nato povero, ma che nella sua vita riesce a fare una vera e propria ascesa sociale. Da bracciante sfruttato, grazie alla sua intelligenza e ai suoi sacrifici, riesce a sottrarre al suo primo padrone tutti i possedimenti. Mazzarò infatti, nella prima parte della sua vita, lavora duramente ed è sfruttato, ma deride il suo padrone per la mancata astuzia nel gestire i braccianti e per la sua incapacità nella gestione degli affari. Lentamente così Mazzarò si impossessa delle tenute del suo padrone, ma una volta raggiunto un certo tipo di potere e di posizione sociale, non cerca di migliorare le condizioni lavorative di chi, come lui, era un bracciante, anzi. Mazzarò sfrutta l’ingenuità dei suoi “ex-colleghi” solo per migliorare la propria condizione di vita e avere più vantaggi possibili. Non teme niente e nessuno e le lamentele e le rimostranze fatte dai braccianti sono per lui solo un’inutile scocciatura. L’unica cosa che turba Mazzarò è la morte perché, nell’aldilà, non potrà portare con sé la sua roba, la sua ricchezza terrena. Così, nella sua vecchiaia, l’idea di doversi separare dai suoi possedimenti lo fa letteralmente impazzire. Negli ultimi giorni di vita diverse persone si avvicinano a Mazzarò cercando di fargli capire che è giunto il momento di pensare alla sua anima e non alla sua ricchezza, ma è tutto vano, al punto tale che l’uomo poco prima di morire esce nelle sue campagne e inizia a uccidere gli animali a colpi di bastone urlando: “Roba mia, vientene con me!”.

Commento La Roba di Giovanni Verga

La Roba di Verga è una novella che, come abbiamo visto, narra le vicende di un uomo, Mazzarò, che ha come unico scopo raccogliere e accumulare roba, nel senso di ricchezza. Mazzarò però è un vinto, un uomo senza speranza perché non si rende conto delle cose veramente importanti della vita le quali, ovviamente, non sono le ricchezze materiali che lui brama per tutta la sua esistenza. Già da come viene descritto fisicamente, si capisce che Mazzarò è un avido, ma allo stesso tempo molto astuto visto che riesce a “rubare” i possedimenti dell’uomo che fino a poco tempo prima lo sfruttava come bracciante. Tuttavia, una volta ottenuto un po’ di potere, non lo sfrutta nel modo giusto, ossia migliorando le condizioni di vita di coloro che, come lui, sono braccianti. L’unica cosa che interessa a Mazzarò è il possesso di roba: terre, campagne, pascoli… più cose ha, più ne vorrebbe. Ogni cosa per Mazzarò è sinonimo di denaro e ricchezza: anche la morte della madre non viene vista come un dolore emotivo, ma come una perdita di soldi per il funerale. Mazzarò lotta, lotta duramente tutta la vita, ma resta uno sconfitto: un anti-eroe in qualche modo che sfrutta malissimo la sua intelligenza e che viene completamente accecato dalla sua bramosia al punto tale che arriva a uccidere parte del suo bestiame, poco prima di morire, per paura di perderlo e di non poterlo portare con sé dopo la sua morte.

La Roba, lingua e stile

Giovanni Verga, nella novella La Roba, usa principalmente la tecnica dello straniamento, a lui molto cara. Lo scopo è quello di narrare un particolare avvenimento usando un punto di vista estraneo all’oggetto del discorso. Questo, ovviamente, porta a una sorta di confusione nel lettore che non ha la mediazione del narratore, ma si trova davanti in modo quasi brutale al carattere e alle azioni di Mazzarò. Questa tecnica la troviamo subito nelle prime righe della novella quando, per presentare il protagonista, seguiamo le vicende di un viandante che si interroga su chi sia il proprietario di tutti i terreni lungo il Lago Lentini e, chiedendo, si sente sempre rispondere: “Di Mazzarò”.

Ne La Roba, inoltre, non troviamo mai un commento o un qualcosa che ci faccia capire che Mazzarò sta agendo in modo sbagliato a causa della sua avarizia, della sua bramosia e della sua incapacità di provare emozioni. Anzi. Spesso viene descritto quasi in modo eroico per le sue capacità astute di impossessarsi dei possedimenti dell’ex padrone per cui prima lavorava. Altrettanto spesso, tuttavia, si dà di lui un’immagine un po’ ridicola, come avviene nel finale quando viene descritto mentre, impazzito e barcollante, uccide i suoi animali per portarli con sé dopo la morte. Non esiste quindi un punto di vista privilegiato, tutti raccontano e danno la loro versione di Mazzarò, compreso persino il protagonista stesso.

Per quanto riguarda il linguaggio, Verga ne La Roba adotta lo stile colloquiale dell’epoca, simile in tutto e per tutto al parlato per rendere la novella ancora più veritiera: non mancano così proverbi, modi di dire e persino soprannomi dati agli animali e usati proprio nel linguaggio della campagna.

Novelle e romanzi Giovanni Verga: riassunti, commenti e analisi

Oltre a La Roba, state cercando il riassunto delle altre opere di Giovanni Verga? Li trovate di seguito, con tanto di commento e analisi:

(Credits immagine di copertina Universale Economica Feltrinelli)

Selena
Sono Selena, giornalista pubblicista appassionata di serie TV e di musica. Scrivo da quando ero bambina e, di nascosto, mi impossessavo della vecchia macchina da scrivere di mia mamma! Lavoro da 10 anni nel mondo del giornalismo e da qualche tempo conduco anche un programma radio.
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