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Cyberbullismo a scuola: come sconfiggerlo? L'intervista a Ivano Zoppi di Fondazione Carolina

28 maggio 2018

Lotta al Bullismo e cyberbullismo: a che punto siamo?

Stiamo perdendo la battaglia contro il cyberbullismo. Se a lanciare l’allarme è Ivano Zoppi, referente del coordinamento nazionale dedicato al problema (Conacy) e direttore generale di Fondazione Carolina, c’è davvero di che preoccuparsi. “Rincorrere l’ultimo episodio non serve, il problema è la quotidianità di questi casi: significa che l’investimento fatto finora sulla prevenzione non sta avendo grandi risultati”, avverte. Pochi giorni fa, ad esempio, in un liceo milanese due studenti di prima hanno creato un profilo Instagram falso per insultare un professore. Si potrebbe pensare che non sia poi tanto diverso dal “fare le corna” quando l’insegnante si gira per scrivere alla lavagna. Errore: “Gli strumenti digitali hanno cambiato tutto”, spiega Zoppi, “un insulto postato o un video condiviso oltrepassano le mura scolastiche, possono essere visti e commentati sempre, ovunque e ripetutamente”. ivano zoppi fondazione carolina

Cyberbullismo tra i giovani: l'intervista a Ivano Zoppi

Il cyberbullismo, insomma, è bullismo moltiplicato all’infinito e trovare scampo è quasi impossibile: “Non basta chiudersi in camera per sentirsi al sicuro, quel contenuto continuerà a girare”. E se i mezzi di offesa sono cambiati, devono cambiare anche quelli di prevenzione: “Bisogna intervenire alla radice, costruendo percorsi curriculari nelle scuole durante i quali i ragazzi siano accompagnati a riflettere sull’esperienza nel mondo digitale”, suggerisce, “è tutto il sistema scolastico a doversi mettere in discussione: serve una formazione specifica per docenti e personale Ata, nonché la disponibilità dei dirigenti a ragionare su questi percorsi educativi”. Manca anzitutto una conoscenza aggiornata dei fenomeni, come le celebri challenge, video in cui i ragazzi si lanciano sfide anche molto pericolose, come mordere una pillola di detersivo. “Stamattina ero in un istituto professionale e ho chiesto ai ragazzi perché lo fanno”, racconta Zoppi, “la risposta era sempre il bisogno di visibilità, di essere notati”. Per affrontare questi problemi bisogna prima capirli, ma le scuole a volte si rivolgono a soggetti poco qualificati: “Girano falsi profeti e imbonitori”, avverte, “persone che dopo aver letto tre libri si professano grandi esperti di cyberbullismo, ma che poi non sanno come comportarsi quando un ragazzo confessa di esserne stato vittima o autore”.

Cyberbullismo: i metodi per sconfiggerlo

Il problema, secondo Zoppi, è che il cyberbullismo oggi va “di moda” ed esistono associazioni nate per cavalcare l’onda e trarne profitto: “Nascono dal nulla realtà improvvisate”, dice, “se domani la questione principale diventerà il gioco d’azzardo, vedrete che questi pseudo-esperti saranno subito pronti a riconvertirsi”. L’invito alle scuole, allora, è di rivolgersi a persone di comprovata esperienza in quest’ambito e di non limitarsi a interventi spot: “Non basta un convegno di un esperto, si devono mettere in rete tutte le componenti del mondo educativo: scuola, oratori, centri sportivi e, soprattutto, famiglia”. Tornando poi all’episodio avvenuto nel liceo milanese, per Zoppi è bene evitare confusioni: “Le violenze nei confronti degli insegnanti non sono bullismo”, sottolinea, “sono spesso reati come ingiuria, diffamazione, minacce… che i professori devono denunciare anzitutto per tutela personale”. Quanto alle punizioni, non esiste la ricetta perfetta: “Dipende dal contesto, ma da educatore credo che più della sospensione possa essere utile un percorso rieducativo”, conclude, “lasciare i ragazzi a casa a giocare ai videogiochi non è una gran punizione, a volte può risultare addirittura un premio”.

Bullismo a scuola: tracce svolte e riflessioni per la scuola

Se a scuola vi hanno assegnato dei temi sul bullismo o volete riflettere su quanto sta accadendo nelle scuole, non perdetevi le nostre tracce svolte: (Foto copertina Pixabay; foto interna: Fondazione Carolina)