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Occupazione, autogestione e cogestione: cosa sono e differenze
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Occupazione, autogestione e cogestione: cosa sono e differenze

Di Alice Giusti
pubblicato il 31 gennaio

Volete protestare a scuola per far valere i vostri diritti, ma non sapete come fare? Ecco cosa sapere e le differenze tra autogestione, cogestione e occupazione!

Occupazione, autogestione e cogestione: cosa sono e differenze

Proteste studentesche: cosa sapere su occupazione, autogestione e cogestione

Proteste contro la nuova Maturità, scuole a pezzi, freddo a scuola: i motivi in questi giorni per gli studenti di protestare sono tanti e spesso condivisibili, ma a volte non è facile capire come fare sentire la propria voce. Il caso di Pisa della scorsa settimana ci dimostra, ad esempio, come è facile passare subito dalla parte del torto: distruggere una scuola causando oltre 20000 euro di danni per “rendere migliore la scuola” visto il mancato intervento del preside non è certo il modo giusto per far valere i propri diritti e portare avanti una causa in cui si crede. I modi per protestare, pacifici, ci sono, quindi se volete davvero fare la differenza e migliorare le scuole non distruggetele ma informatevi sulle forme di protesta studentesca, in particolare su quali sono le differenze tra occupazione, autogestione e cogestione e cosa fare in questi casi.

Occupazione della scuola: cos’è e se è legale

Occupare la scuola è un atto di forza da parte degli studenti che prendono, per un periodo di tempo, “possesso” degli spazi pubblici della scuola, impedendo l’ingresso di professori, personale scolastico e dirigente scolastico. L’occupazione, sebbene sia un mezzo “estremo” per far valere un proprio diritto, di fatto è illegale, perché il codice penale italiano impedisce l’occupazione di suolo pubblico. Di fatto, quindi, occupando la scuola si commette un reato, nonostante tra i giuristi sia aperto un dibattito se l’articolo in questione del codice penale possa applicarsi anche a scuole e università, dato che i ragazzi non hanno l’obiettivo di stabilirsi nelle scuole permanentemente, ma di far valere un diritto. È bene quindi considerare l’occupazione solo come una forma di protesta estrema quando tutte le altre vie di dialogo praticate con la dirigenza falliscono e per problemi molto gravi. In ogni caso, anche in caso di occupazione, non è mai giustificabile il danneggiamento di ambienti e oggetti all’interno della scuola così come la devastazione degli edifici scolastici.

Autogestione: cos’è e come si richiede

Se l’occupazione è illegale, l’autogestione è invece un modo più corretto di manifestare. Per indire un’autogestione a scuola è necessario convocare una mini assemblea coi rappresentanti di tutte le classi. L’assemblea va chiesta alla segretaria della scuola, che a sua volta richiede l’autorizzazione del preside. Se al termine dell’assemblea, la maggioranza è d’accordo nell’organizzare autogestione, il passo successivo è richiedere un colloquio con la Presidenza: presentatevi preparati e con tutte le proposte raccolte sui motivi per fare autogestione e come organizzarla. Se il Preside è d’accordo, si può procedere con l’autogestione: in questi 2-3 giorni, le lezioni vengono sospese (i professori non possono andare avanti con il programma, ma possono solo tenere dei recuperi di alcune materie per gli studenti che non aderiscono all’autogestione), mentre all’interno della scuola gli studenti organizzeranno varie attività extracurriculari che ritengono importanti e formative.

Cogestione: differenze con l’autogestione e cosa sapere

La cogestione, invece, come indica il nome, prevede la collaborazione tra studenti e personale scolastico. Laddove il Preside e gli insegnanti ritengano che sia opportuno aderire alle manifestazioni dei ragazzi, si possono organizzare delle giornate in cui si sospende la normale attività didattica, ma si creano degli spazi formativi, culturali e di discussione su varie tematiche organizzate non solo dagli studenti (come avviene per l’autogestione) ma anche dagli insegnanti.

(Foto Creidts: Pixabay)

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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