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Suicidio assistito: spiegazione facile, sentenza della Consulta e riflessioni per la scuola
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Suicidio assistito: spiegazione facile, sentenza della Consulta e riflessioni per la scuola

Di Chiara Greco
pubblicato il 26 settembre

Tutto quello che devi sapere se devi affrontare un tema sul suicidio assistito o riflettere in classe sulla tematica a seguito della sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Dj Fabo.

Suicidio assistito: spiegazione facile, sentenza della Consulta e riflessioni per la scuola

Sentenza sul suicidio assistito e la sentenza della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha emesso una sentenza storica: il suicidio assistito non sarà più punibile in alcuni casi, come quello di Dj Fabo, diventato cieco e tetraplegico a seguito di un gravissimo incidente stradale. Nel 2017, accompagnato da Marco Cappato, decide di seguire la strada del suicidio assistito in Svizzera. Al rientro, Cappato viene accusato di induzione al suicidio, aprendo il processo che oggi, con la sentenza della Consulta, ha avuto un risvolto storico. Scopri con ScuolaZoo tutto sull’argomento, perché potrebbe rientrare tra le tracce di Maturità 2020 e cosa cambia dopo la sentenza.

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Maturità 2020: perché tra le tracce di Prima Prova potrebbe uscire il suicidio assistito?

Dopo la giornata di oggi, sicuramente il suicidio assistito sarà un argomento di interesse trasversale, anche da trattare a scuola, sebbene rimanga un tema delicato, che va discusso con le giuste competenze. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale sulle eccezioni alla legge 580 del Codice Civile che sanciva una pena dai 5 ai 12 anni di carcere per chi induceva qualcuno al suicidio, le carte in tavola sono sicuramente cambiate e questo argomento potrebbe diventare spunto di riflessione per una traccia di Prima Prova. Qui trovate dei consigli per svolgere le tracce sul suicidio assistito:

Suicidio Assistito: che cos’è, la legge che lo regolamenta e cosa cambia da oggi

Il suicidio assistito è l’aiuto medico e amministrativo fornito a una persona che decide di porre fine alla sua vita da solo (es. medico fornisce farmaci ed è il paziente che decide se e quando ingerirle), e differisce dell’eutanasia, la quale implica che la scelta di porre fine alla vita di un soggetto sia eseguita da altri (es. medico che stacca la spina al paziente con l’accordo di quest’ultimo). In Italia, esiste una norma che regolamenta il suicidio assistito: la legge 580 del Codice Civile. Questa stabilisce che chiunque induca altri a compiere il suicidio o asseconda la volontà di un soggetto che vuole porre fine alla sua vita, agevolandone l’esecuzione, è punibile con una pena carceraria che va dai 5 ai 12 anni. Ovviamente, per mettere in atto la pena, deve avvenire prima il suicidio. Nella norma viene specificato che se il soggetto indotto al suicidio è minore di 14 anni, la pena da considerare per chi lo ha persuaso è da considerarsi pari a quella di chi commette un omicidio.

Il caso di Dj Fabo: perché la Corte Costituzionale si espressa in merito?

Stando quindi a quanto prevede la legge, Marco Cappato, che ha aiutato Dj Fabo a porre fine alla sua vita in una clinica in Svizzera, è stato ritenuto colpevole di suicidio assistito. Con la sentenza della Consulta è invece innocente. Come mai? Ecco tutte le tappe di questa storia che hanno portato alla sentenza della Corte Costituzionale:

  • A seguito dell’incidente, Dj Fabo è rimasto cieco e tetraplegico in maniera irreversibile, ma non ha perso la capacità di intendere e di volere, tanto da esprimere la sua volontà di porre fine alla sua vita.
  • Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per promuovere la libertà scientifica, ha preso a cuore il caso di Dj Fabo e  da qui sono iniziati gli appelli alle istituzioni per concedere a Dj Fabo la possibilità di perseguire il suicidio assistito in Italia.
  • Nonostante gli appelli al presidente della Repubblica e dopo i ripetuti rinvii della legge sul testamento biologico, che avrebbe concesso in qualche modo la possibilità di non contestare legalmente il suicidio assistito, Dj Fabo decide di recarsi in una clinica in Svizzera per porre fine alla sua vita, accompagnato da Cappato. Prima della somministrazione del trattamento, Dj Fabo è stato sottoposto a visita medica e psicologica per determinare la sua piena volontà al suicidio.
  • Tornato in Italia, Marco Cappato si è autodenunciato. A seguito delle indagini da parte dei Carabinieri, viene accusato di suicidio assistito, in riferimento alle pene previste dalla legge 580.
  • La procura di Milano chiede di respingere le accuse, visto che la situazione in cui si trovava Dj Fabo di malattia irreversibile e la sua volontà di volersi togliere la vita non hanno precluso il diritto alla vita dello stesso. Il magistrato però rinvia la richiesta.
  • Dopo pochi mesi si è arrivati al processo, durante il quale diverse persone si sono mosse a sostegno di Cappato con campagne social e manifestazioni. La Procura di Milano chiede l’assoluzione di Cappato, inoltre viene richiesto di rivedere la legittimità dell’articolo 580 del Codice Civile. La corte d’Assise di Milano accetta la revisione nella primavera del 2018 e chiede alla Corte Costituzionale di rivedere la norma, valutandone la sua legittimità. Dopo diversi rinvii, la sentenza ufficiale della Consulta viene stabilita per settembre 2019.

Corte Costituzionale sul suicidio assistito: che cosa dice la sentenza e cosa cambia

La consulta, dopo diverse ore di discussione sul tema, ha emanato la sentenza. Le pene in capo all’articolo 580 del Codice Civile sul suicidio assistito non sono imputabili se sussistono questi due elementi:

  • paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale;
  • paziente affetto da patologia irreversibile.

Questo significa che Marco Cappato, così come tutti coloro che si sono trovati nella condizione di assecondare la volontà di suicidio assistito di un soggetto che rientra entro i due parametri imposti dalla sentenza, non è punibile.

Limiti imposti dalla Consulta per evitare l’abuso della sentenza

Per evitare l’abuso di questa sentenza, in attesa che il legislatore possa trasformare quanto detto dalla Corte Costituzionale in legge, la Consulta pone due paletti:

  1. il rispetto degli articoli 1 e 2 della legge 219 del 2017: non può essere messo in atto alcun trattamento sanitario se il paziente non ha dato il suo libero consenso. Il consenso deve essere informato e definito nel rapporto di autonomia del paziente e responsabilità del medico, ogni persona ha diritto di conoscere chiaramente i rischi e le conseguenze, deve essere informata su quelle che sono le conseguenze di un successivo rifiuto al trattamento e, qualora ci fosse un ripensamento, il medico è obbligato a rispettarlo. Il consenso deve essere registrato nella cartella clinica del paziente. Il trattamento deve adoperarsi per alleviare le sofferenze, per questo si deve sottoporre il paziente a delle cure palliative, che devono essere annotate nella cartella clinica.
  2. prima dell’inizio del trattamento devono sussistere tutte le verifiche delle condizioni richieste, delle modalità di esecuzione da parte della struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale e deve essere sentito il parere del comitato etico territoriale competente.

Suicidio assistito: pro e contro

Ovviamente l’opinione pubblica si è spaccata in due di fronte a questo argomento. Le opinioni a favore e contro questa sentenza sono diverse e si basano su differenti ragionamenti etici e morali. Ecco quali sono i due punti di vista.

Ecco quali sono le tesi contro:

  • i medici si trasformano in assassini;
  • i pazienti più vulnerabili e più deboli corrono un rischio maggiore di voler perseguire la strada del suicidio invece di farsi aiutare con le adeguate cure mediche
  • la legge sul suicidio renderebbe legale la pratica di togliersi la vita;
  • la legge sul suicidio metterebbe più a rischio i poveri che, non potendosi permettere delle cure mediche specifiche, ricorrerebbero con più facilità a questa pratica;

Ecco le tesi a favore:

  • viene rispettata la volontà di una persona che decide di porre fine alla sua vita quando si trova in una condizione irreversibile;
  • il suicidio assistito avviene secondo delle modalità che non portano alla sofferenza del paziente;
  • un malato terminale o colpito da patologia irreversibile non ha la possibilità di affrontare delle cure, quindi può prendere in considerazione di non condurre una vita alle dipendenze degli altri.

(Credits Immagini: wikipedia.it)

Chiara Greco
Abitante del mondo in tutte le sue forme e i suoi colori. Sono una studentessa, si spera, alla fine del suo percorso universitario in mediazione linguistica e culturale. Il mio hobby principale è cercare di rendere i miei sogni una realtà concreta, per questo ho deciso di buttarmi in questa avventura come scrittrice (ancora alle prime armi e che ha ancora tanto da imparare). Il filo delle mie passioni traccia trame e disegni impensabili e senza confini: scrittura, lettura, cucina, cinema, musica, scienza, fisica, viaggi
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