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Tema attualità Maturità 2019 sulla storia e lo sport: traccia svolta
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Tema attualità Maturità 2019 sulla storia e lo sport: traccia svolta

Di Isabelle Giacometti
pubblicato il 19 giugno

Prima Prova 2019, tema di Maturità su sport e storia: traccia di attualità del Miur con svolgimento per l’esame di Stato.

Tema attualità Maturità 2019 sulla storia e lo sport: traccia svolta

Tracce Prima Prova 2019: tema d’attualità sulla storia e lo sport svolto

La Prima Prova di Maturità 2019 è finita: tutti i maturandi hanno scelto la loro traccia da svolgere e hanno ormai consegnato i materiali alla commissione. Tra i temi d’attualità è uscito quello sulla storia e lo sport, con il riferimento alla storia di Gino Bartali. Voi avete scelto questa la tipologia C di Prima Prova? Come avete svolto questa traccia? Noi di ScuolaZoo abbiamo svolto il tema per voi, potete darci un’occhiata per vedere quali spunti potevano essere approfonditi e i possibili svolgimenti!

Ecco tutte le altre tracce di Maturità del Miur con gli svolgimenti qui:

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Tema attualità sport e storia Maturità 2019: traccia di Prima Prova svolta

“Ci si può drogare di cose buone e una di queste è sicuramente lo sport”. A dirlo è Alessandro Zanardi, pilota automobilistico e campione paraciclista, esempio concreto di come l’attività fisica possa aiutare a superare ogni tipo di barriera e soprattutto di come lo sport possa essere un utile veicolo di messaggi positivi. Riunirsi davanti alla televisione o allo stadio per tifare la propria squadra preferita crea unione, è vero. Si tratta di un’aggregazione temporanea in cui ci si scorda del resto: dal litigio con i genitori, o con gli amici, passando per il fidanzato che ci fa infuriare o lo sgarro subito a lavoro. Quando ci si concentra a tifare (o ancora meglio ad allenarsi) tutto il resto sembra sparire. Ma non è questo l’unico merito dello sport. Non si tratta solo di una distrazione dai problemi o di un modo per rinnovare uno spirito nazionale che spesso dimentichiamo. No, lo sport è anche un modo per favorire l’integrazione, per superare le barriere, per aprire lo sguardo su realtà lontane e diverse dalla nostra, per capire che il colore della pelle o i lineamenti non danno vita a nessuna reale differenza. Lo sport è fatto di sacrificio, di energia, di competitività, di voglia di combattere e di non mollare mai. Ecco perché Zanardi lo definiva una droga. Perché di queste emozioni positive non ci si stanca mai.

Sport, storia e società: il fil rouge che unisce il mondo intero

L’importanza dell’attività fisica e dello sport nella società di oggi non è semplicemente legata ad un fattore meramente fisico e di salute, anzi. Ci sono moltissimi esempi di campioni sportivi che, con il loro carisma, sono riusciti a trasmettere tantissime emozioni e messaggi positivi a chi ha seguito le loro performance. Si può guardare al passato, con Gino Bartali, campione di ciclismo straordinario che grazie al suo coraggio nel 1943 riuscì a salvare tantissimi ebrei dalle persecuzioni fasciste e naziste dell’epoca. Ma non solo: la sua vittoria al Tour de France del 1948 viene anche considerata come un momento di rinnovata fiducia nell’Italia, in un periodo assolutamente molto complicato. La correlazione tra sport, storia e società e quindi molto ricca e densa di spunti di riflessione che riescono a far capire come lo sport, se praticato nel modo giusto, sia un veicolo di messaggi positivi e anche se oggi forse non ci sono più azioni così palesemente eroiche come quelle di Bartali, sono tantissimi gli atleti che nel loro piccolo, magari con la loro partecipazione alle Olimpiadi o a gare importanti, sono riusciti a far puntare i riflettori mediatici su realtà altrimenti sconosciute.

Sport e società: grandi atleti che hanno fatto riflettere

Cominciamo così un viaggio nella correlazione tra sport, storia e società parlando di quegli atleti che, grazie allo sport, alla tenacia e alla loro voglia di combattere hanno fatto riflettere il mondo intero sull’importanza del superamento delle barriere mentali e razziali. Basti pensare a Daniah Hagu che è stata l’unica donna Libica che è riuscita a partecipare alle Olimpiadi del 2016 di Rio de Janeiro. Dania è stata anche la prima donna nuotatrice della sua nazione a gareggiare dopo il 2011 quando nella sua terra, la Libia, ci fu il colpo di stato e la rivoluzione che portò alla cattura e l’uccisione del dittatore dell’epoca. L’atleta voleva comunque rendere grande la sua nazione e cercò con ogni forza di partecipare alle Olimpiadi. Alla fine, grazie a una campagna di crowdfunding online riuscì a raccogliere circa €7000 e con uno sponsor arrivò così a partecipare alle Olimpiadi con l’idea di voler far cambiare l’immagine delle donne e di come vengono percepiti in una società chiusa e conservatrice come quella libica. Stesso discorso per “L’Anguilla”, ossia Eric Moussambani, nuotatore della Guinea Equatoriale che fu il primo a competere a livello internazionale alle Olimpiadi di Sidney del 2000. Dopo aver iniziato ad allenarsi soltanto 8 mesi prima delle gare all’interno di una piscina di un albergo, riuscì a ottenere un ottimo piazzamento e da quel momento divenne uno dei promotori dello sport nel suo paese che deciso di investire maggiormente sullo sport e sul nuoto, costruendo così anche due piscine olimpioniche. Facendo invece un rapido tuffo nel passato non possiamo non parlare di Alice Coachman che fu la prima donna nera a vincere una medaglia d’oro nell’atletica alle Olimpiadi di Londra del 1948 e soprattutto fu la prima donna nera della storia a riuscire a salire sul gradino più alto del podio. Alice si era allenata correndo a piedi nudi su strade sterrate, accidentate e cercando di imparare a saltare creandosi degli ostacoli con tutto quello che trovava intorno. Fu una conquista per i diritti di chi veniva tagliato fuori dallo sport per dei motivi piuttosto particolare come il sesso o il colore della pelle. E proprio su questo tema come non ricordare Alfonsina Strada? Siamo nel 1891 e veniva al mondo lei, Alfonsa Rosa Maria Morini che amava da impazzire la bicicletta e che ha cercato per anni un uomo che la potesse sostenere nella sua impresa. Si travestì persino da uomo per gareggiare in delle competizioni maschili come il Giro D’Italia o il Giro di Lombardia e nonostante venne squalificata quando si scoprì che era una donna, fu sicuramente una delle pioniere per la lotta verso la parità dei sessi nello sport.

Lo sport come rinascita: gli atleti che non si sono mai fermati

Quando si parla di sport come veicolo di rinascita, si parla di qualsiasi attività fisica e non solo del calcio che, oggi in Italia, sembra essere l’unico esistente. Parliamo di scherma, atletica, nuoto, pallavolo,basket, tiro con l’arco… ogni tipo di attività che con l’impegno, la dedizione e lo spirito di squadra che lo caratterizza, abbia aiutato qualcuno a non lasciarsi andare. Ma perché è così importante lo sport nella società di oggi? E perché viene definito come veicolo di rinascita? La risposta migliore forse la può dare la storia di Beatrice, detta Bebe, Vio la schermatrice italiana, campionessa paralimpica mondiale che all’età di 11 anni venne colpito da una meningite fulminante che le portò una infezione alle gambe e agli avambracci. L’amputazione degli arti divenne l’unico modo per farla sopravvivere e questa tragedia poteva essere vissuta e affrontata in due modi: o ci si lasciava andare al dispiacere, o si celebrava la vita rimasta come un dono nonostante le difficoltà. E Bebe ha fatto così: la giovane ragazza è riuscita a tramutare questa sua problematica in voglia di vivere, voglia di onorare la vita che le era stata comunque concessa e attraverso lo sport, la scherma in questo caso, è riuscita a farsi largo nel mondo, a diventare una campionessa straordinaria e anche una testimonial degli sport paralimpici. Da diversi anni ormai, Bebe ha creato un evento intitolato Giochi Senza Barriere, con una squadra formata da cantanti, sportivi, attori e persone con disabilità proprio per far capire come lo sport possa aiutare a superare ogni ostacolo e ogni tipo di barriera. Lo sport diventa il mezzo per aiutare coloro che sono affetti da disabilità a tuffarsi nuovamente nella vita con rinnovato entusiasmo nonostante le difficoltà. A loro modo hanno portato lo stesso messaggio anche Niki Lauda, recentemente scomparso, che nonostante la sua auto di Formula 1 avesse preso fuoco con lui all’interno, non cedette mai il passo allo sconforto e tornò in pista il prima possibile. Oppure Zanardi, di cui parlavamo all’inizio che dopo un gravissimo incidente in CART, divenne un atleta paralimpico correndo in handbike e non smettendo mai di sventolare la bandiera della vita, portando ovunque andasse messaggi positivi e di forza nonostante le avversità.

Lo sport ieri e oggi: una strada tutta da percorrere

Questi sono solo alcuni degli esempi più eclatanti di sportivi che con le loro imprese hanno fatto la storia. Magari solo una piccola fetta, ma comunque importante. Quando infatti parliamo di sport e società dobbiamo fare uno sforzo di lungimiranza e non guardare solamente agli atleti più famosi e blasonati dalla televisione. Dovremmo guardare agli ultimi, ai paralimpici, a tutti coloro che nello sport hanno trovato il giusto mezzo per urlare al mondo “Ehi, ci sono anche io!”. Perché è così che deve essere. Il ruolo dello sport nella società di ieri, come in quella moderna, deve far divertire, sognare, ma anche riflettere e spingere al cambiamento. Traguardo dopo traguardo forse arriverà il momento in cui potremo dirci soddisfatti.

(Crediti Immagini: Pixabay)

Isabelle Giacometti
21 anni, mille progetti e il resto della vita per realizzarli. Scrivere è diventata una passione dal primo tema in cui ho preso 'ottimo' alle elementari... da cocca della maestra a giornalista direi che è un bel salto di qualità! Adoro il rosa e l'autunno, non vivo senza caffè e senza penna. Una frase che mi rappresenta? "Omnes optimi insani sunt" ovvero "tutti i migliori sono matti", ovviamente in latino, da brava (ex) classicista. Laurea in progress.
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