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1 maggio storia: perché la Festa dei Lavoratori e significato
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1 maggio storia: perché la Festa dei Lavoratori e significato

Di Maria Saia
pubblicato il 30 aprile

Perché il Primo Maggio è la Festa dei Lavoratori? Scopri la storia della Festa del Lavoro e qual è il suo significato in Italia e nel mondo.

1 maggio storia: perché la Festa dei Lavoratori e significato

Festa del Lavoro: perché l’1 maggio?

Il 1 maggio è la Festa dei Lavoratori: questo lo sai benissimo perché ogni anno non vai a scuola e organizzi una bella scampagnata con la tua classe o, magari, ti organizzi per andare al concerto del primo maggio. Perfetto: per quel che riguarda il lato divertente ci siamo, ma sei sicuro di conoscere la storia e il significato del Primo Maggio? Per esempio: Perché non si lavora? Si tratta di una tradizione tutta italiana? Com’è la Festa del Lavoro nel mondo?
Sembra un’interrogazione fatta da un prof severissimo, ma noi ti consigliamo di provare a conoscere la risposta a queste domande sia per cultura personale sia perché potrebbe capitarti di scrivere un tema proprio sulla Festa del Lavoro.
Dato che vogliamo semplificarti la vita, eccoti la storia del 1° maggio e della festa dei lavoratori!

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primo maggio festa del lavoro

Si ringrazia Giuseppe Pellizza da Volpedo per la gentile concessione dell’immagine.

1 maggio: perché si festeggia?

Il 1° maggio ha origine nell’Ottocento: si tratta di una giornata di lotta condivisa internazionalmente dai lavoratori desiderosi di affermare i propri diritti senza condizionamenti sociali o geografici, con l’obiettivo di migliore la propria condizione lavorativa e di auspicare al progresso sociale. Si tratta dunque di una festa che ha una connotazione politica ben precisa, perché figlia delle lotte del movimento operaio e socialista.

La vera storia del Primo Maggio

Qual è stato il primo 1° maggio della storia che ha portato alla nascita della Festa del Lavoro? Il Primo maggio 1867 veniva introdotta nello Stato USA dell’Illinois una legge che introduceva per la prima volta nella storia la giornata lavorativa di otto ore. Alla dura opposizione di tanti imprenditori, le vie di Chicago furono invase da 10mila operai che sfilarono per quelle otto ore tanto desiderate. Fino a quel momento, infatti, gli operai lavoravano anche 12 ore al giorno, in condizioni davvero drastiche. la rivoluzione che avevano chiesto per anni – quella dei “tre otto”, otto ore di lavoro, otto di svago e otto per dormire – era finalmente arrivata. Una ventina di anni dopo, il 1° maggio 1886, sempre a Chicago migliaia di operi protestarono contro i ritmi massacranti di lavoro nelle fabbriche. La situazione, però, degnerò in poco tempo: la polizia sparò su più manifestanti, scoppiò una bomba durante un comizio operaio, altri furono impiccati e passarono alla storia come i “Martiri di Chicago”. Dal primo maggio 1890 la Festa del Lavoro esiste per commemorare quanto accaduto a Chicago, simbolo di un cambiamento che il mondo desiderava ma che faceva fatica ad arrivare.

Festa del lavoro nel mondo: quali sono le altre tradizioni?

In Italia le otto ore arrivarono soltanto nel 1919 e la Festa del Lavoro fu addirittura soppressa durante il regime fascista, e ritornerà ufficialmente solo con la proclamazione della Repubblica. Oggi la Festa del Lavoro è festa ufficiale nazionale, riconosciuta in tutto il mondo. ci sono stati come la Danimarca o i Paesi Bassi nei quali non è stata mai ufficializzata, ma nonostante ciò la si celebra allo stesso modo con commemorazioni varie. Nel nostro Paese i giovani ne sono affascinati perché aspettano il famoso “Concertone” del primo maggio, che si svolge sempre in piazza San Giovanni, a Roma. Un modo diverso per rendere omaggio alle lotte operaie, ma che speriamo non smetta negli anni di avere anche un briciolo del senso originario per il quale la Festa del Lavoro è stata istituita.

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Maria Saia
Quando sono nata ero una sirena, ma invece di cantare come le mie sorelle, passavo il tempo a scrivere. Il problema era che vivendo sott'acqua i miei quaderni si inzuppavano tutti e l'inchiostro andava via. Per questo ho chiesto a mio padre, il re degli oceani, di darmi delle gambe per andare a vivere in superficie. Adesso abito sulla terra e continuo a passare i miei giorni scrivendo. L'inchiostro, per fortuna, non va più via. In ricordo delle mie origini, tutti i miei amici mi chiamano "Mari". :)
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