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Saggio Breve sulla Brexit, pro e contro: scaletta e svolgimento
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Saggio Breve sulla Brexit, pro e contro: scaletta e svolgimento

Di Giulio Romano
pubblicato il 15 novembre

Il vostro prof vi chiede di scrivere un saggio breve sulla Brexit? Ecco qui per voi una traccia svolta!

Saggio Breve sulla Brexit, pro e contro: scaletta e svolgimento

Saggio Breve svolto per la Maturità 2019: tutto sulla Brexit

Si sa, con la Maturità 2019 una delle novità sarà l’introduzione nella prima prova del testo argomentativo: i prof potranno volervi allenare a scrivere un testo con le argomentazioni, tesi e antitesi e, perciò, vi assegneranno probabilmente un tema del genere, in classe o a casa. Il tema della Brexit è di forte attualità e probabilmente la vostra prof di italiano vi potrà assegnare un compito in classe su questa questione molto delicata di politica internazionale. Anche in questo, noi di ScuolaZoo caso vogliamo esservi di supporto, svolgendo per voi la traccia, con tanto di scaletta!

Devi svolgere un compito sulla Brexit ma le idee sono confuse? Allora leggi qui:

Saggio Breve sulla Brexit

Scaletta per Saggio breve sulla Brexit: come si fa

Prima di scrivere un testo argomentativo, si deve preparare una scaletta per avere sotto controllo il contenuto del vostro elaborato, evitando di andare fuori traccia o di perdere qualche pezzo per strada. Ecco come potrete strutturare una scaletta sul tema delal Brexit:

  • Introduzione del problema: una breve introduzione del problema su cui andremo ad argomentare.
  • Tesi, antitesi, discussione: andiamo a dipanare l’argomento, analizzando pro e contro, confrontandoli.
  • Conclusione: chiudiamo il tema, facendo il punto finale.

Saggio Breve sulla Brexit, i pro e i contro: introduzione

La Brexit è un tema di forte attualità nella comunità europea e non solo, da quando nel giugno 2016 un sorprendente risultato referendario ha visto in Inghilterra vedere una minima maggioranza di elettori (il 52%) essere favorevole all’uscita e quindi chiedere la Brexit, esercitando il famoso articolo 50 della Costituzione Europea. Come citato da più fonti del settore, questo referendum ( da sottolineare consultivo, non vincolante) aveva il solo scopo per il governo Cameron di sedersi alle trattative in Europa con in mano una valida dimostrazione di malcontento in Gran Bretagna da parte di una buona fetta della popolazione, fetta che si è poi inaspettatamente dimostrata la maggioranza. Una mossa che ha portato al declino dello stesso governo e poi ad una non voluta né preventivata Brexit, con l’avvento del nuovo governo May.

Brexit, saggio breve sui pro e i contro: tesi, antitesi, discussione

Le cause sono da ricercare ovviamente nei rapporti storici che sono intercorsi tra la nazione britannica ed il continente europeo, che a quanto pare non sono sempre stati idilliaci, anzi tutt’altro: paradossalmente, però, uno dei più grandi sostenitori della necessità di creare una comunità europea di riferimento fu proprio il primo ministro britannico, Winston Churchill, che nel secondo dopoguerra riuscì a convincere gli altri Stati a creare l’attuale Unione Europea. In realtà, i rapporti sono sempre stati altalenanti ed hanno portato poi ad un improvviso declino dal 1973, anno in cui ci fu la fondazione dell’UEE (Unione Economica Europea): questa organizzazione è, oggettivamente, la madre di tutte le ingerenze politico-economiche di Bruxelles verso tutte le nazioni aderenti alla Comunione, ed anche noi italiani siamo in un certo senso “vittime” di essa, spesso sotto la famosa “lente di ingrandimento” (definizione ormai di comune utilizzo nei telegiornali e quotidiani, soprattutto nel decennio post crisi economica). Il forte senso di indipendenza e nazionalismo, figli probabilmente anche di un’abitudine ad essere fisicamente distaccati dal resto dell’Europa, in quanto la Gran Bretagna è un arcipelago, hanno sempre pervaso i rapporti ed il punto di vista della popolazione e della politica stessa nei confronti dell’Europa. Un sentimento poi sfociato nei risultati referendari del giugno 2016.

Le conseguenze a cui questa mossa porterà sono ovviamente di difficile lettura: per molti una contrazione della forza monetaria della Sterlina, e anche del Pil britannico, per altri invece un’opportunità di rimodulazione degli equilibri economici vigenti, in forte stallo soprattutto tra le nazioni europee a vantaggio dei paesi traino dell’economia del vecchio continente. Di sicuro, questo risultato di “leave” ha influenzato altre nazioni europee che vivono un malcontento generale nei confronti delle restrittive normative europee che, a vantaggio dei sopracitati paesi traino, rallentano fortemente e non permettono manovre economiche audaci ai Paesi in cerca di ripresa, tra cui molto probabilmente l’Italia: non dobbiamo infatti andare molto lontano dalla nostra terra, per vedere come l’influenza della Brexit sia arrivata con le ultime elezioni politiche a portare al potere un “governo del cambiamento”, portavoce dell’insofferenza generale verso gli “economisti-matematici” europei, percepiti come dei meri contabili che vedono le varie popolazioni europee come biglie di un abaco, e non come persone con bisogni, esigenze, sogni, aspettative.

Bisogna però sottolineare che ad oggi ancora l’Europa, con i suoi mille intrugli burocratici, non ha reso facile allo Stato Britannico l’attuazione dell’art. 50: la transizione dovrebbe essere programmata per il marzo 2019, per avere una definitiva attuazione entro il dicembre 2020. Ma la data slitta di continuo.

In più, Theresa May, attuale Prime Minister britannico e convinta sostenitrice del “leave”, ha una maggioranza risicata al Parlamento di Westminster e non è detto che le proposte di accordo fatte con l’Unione non vengano approvate. Se Londra se ne andasse senza accordi le conseguenze in particolare sull’economia sarebbero immediate. Bruxelles potrebbe dare ulteriore tempo al Regno Unito se non ci fosse l’approvazione e se ci fossero nuove elezioni, magari con un cambio di partito alla guida del governo di sua maestà. Il ritorno dei laburisti potrebbe rimettere tutto in discussione.

Ovviamente, come ogni cambiamento, ha i suoi pro ed i suoi contro, di cui stavamo appunto in parte parlando nelle conseguenze.

Di certo, tra i pro vi è il già citato cambiamento e riequilibrio dei rapporti europei economici, con cui la Gran Bretagna dovrà inevitabilmente fare i conti, oltre che un probabile monito agli economisti europei verso un ammorbidimento delle loro posizioni estremiste su risparmio e spending review, che tanto paiono essere matematicamente efficaci, quanto praticamente inattuabili per i cittadini delle nazioni interessate.

I contro sono numerosi, tra cui alcuni in ambito nazionale: la Scozia parrebbe essere contraria alla Brexit, e nulla toglie che potrebbe chiedere l’uscita dalla Gran Bretagna per ritornare a far parte della Comunità Europea; o ancora, il flusso da e per l’Inghilterra sarà reso molto difficoltoso, non essendo in futuro più parte della Comunità e quindi non dovendo aderire alle normative sul libero spostamento di cittadini europei entro il suolo europeo: fortunatamente la cosa non toccherà i cittadini esteri che saranno in Inghilterra già da anni per lavoro, ma di certo sarà un duro colpo sia per il turismo, sia per l’import-export. Infine, i già citati movimenti di indipendenza dall’Europa, che stanno nascendo in molte nazioni membri.

Tema sulla Brexit: come concludere un saggio breve

Come detto, di sicuro un cambiamento così radicale segnerà la storia dell’Europa e del Mondo intero, in quanto la quinta potenza economica mondiale si renderà nuovamente indipendente, andando a cambiare equilibri che esistevano dal Secondo Dopoguerra.

(Immagini: Pixabay)

Giulio Romano
Ciao ragazzi, sono Giulio! Studente di Medicina e Staff Scuolazoo, sono anche un appassionato di fitness e cinematografia, passione che approfondisco nel tempo libero. Amo anche viaggiare e scrivere, trovando le due cose così vicine tra loro tanto da toccarsi: cosa sarebbe la scrittura se non un viaggio dentro un mondo immaginario e dentro noi stessi?
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