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Pessimismo cosmico: il pensiero leopardiano spiegato facile per prendere 10

9 aprile 2020

Giacomo Leopardi: il pessimismo cosmico spiegato facile

Quando si studia Giacomo Leopardi in letteratura italiana non si può che fare una riflessione sull'aspetto che caratterizza principalmente la sua poetica: il pessimismo, che in realtà attraversa diverse fasi, prima di arrivare a quella più grande, il pessimismo cosmico. Ma di cosa si tratta e quali sono le cose da ricordare per un'interrogazione su questo argomento? Ve lo spiegheremo qui in sintesi e vi daremo tutte le informazioni più importanti così da poterlo imparare subito e fare una bella figura con la vostra prof! infinito-leopardi-parafrasi-commento

Poetica di Giacomo Leopardi: che cosa significa pessimismo cosmico

Con pessimismo cosmico, s'intende l'ultima fase del pessimismo leopardiano, in sintesi, il nocciolo principale del suo pensiero. Questa concezione del mondo viene sviluppata dopo il fallimento dei moti liberali del 1821. In questo momento, Leopardi capisce che la felicità non solo è impossibile da raggiungere ma che l'infelicità è una condanna a cui ogni uomo è destinato. Con pessimismo cosmico, Leopardi vuole esprimere il concetto secondo cui anche se l'uomo riuscisse a raggiungere i piaceri della vita, sarebbero comunque sempre più effimeri rispetto ai mali che la vita può provocare. La Natura è colpevole di questo triste fato, infatti Leopardi la identificherà come Natura Matrigna. Poi, nella fase più profonda di pessimismo, arriva a mettere in dubbio la presenza di Dio, dicendo che la realtà è solo un sistema meccanico e casuale e l'uomo non è altro che una delle tante creature che abita la Terra.

Opere di Leopardi in cui si parla di pessimismo cosmico

Alcune opere di Leopardi rispecchiano tanto questo suo pensiero, in particolare, nel Dialogo della Natura e di un Islandese, una delle Operette Morali scritta nel 1824, Leopardi parla della natura e della sua indifferenza verso l'uomo, che fa parte di un perenne ciclo di creazione e distruzione, nascita e morte. La Natura, che sopravvive a tutti i cicli dell'uomo, non fa altro che osservare lo spettacolo impassibile, senza preoccuparsi delle sofferenze e dei mali. Questo concetto viene ribadito nel 1836, nella Ginestra, in cui arriva a dire che la Natura non fa differenza tra gli uomini e le formiche. Leggi anche: (Credits immagine: Wikipedia; Credits immagine copertina: 01 Distribution)