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L’Infinito di Giacomo Leopardi: parafrasi e commento svolti per tutte le scuole
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L’Infinito di Giacomo Leopardi: parafrasi e commento svolti per tutte le scuole

Di Chiara Greco
pubblicato il 21 febbraio

La parafrasi e il commento dell’Infinito di Giacomo Leopardi: analisi e figure retoriche del testo poetico per tutte le scuole.

L’Infinito di Giacomo Leopardi: parafrasi e commento svolti per tutte le scuole

L’infinito di Giacomo Leopardi: parafrasi e commento della poesia

Giacomo Leopardi è l’autore di una delle poesie più belle e profonde di sempre: L’infinito, che nel 2019 ha compiuto 200 anni dalla sua prima stesura. Il poeta di Recanati è uno degli autori più amati dagli studenti, forse perché rientra tra quei pochi personaggi della letteratura italiana che vengono studiati in maniera più approfondita, o forse perché il suo pessimismo e la sua immediatezza conquistano anche i cuori più freddi e impassibili. Se state studiando L’infinito, avrete di certo capito che si tratta di un testo molto semplice da comprendere ma altrettanto difficile da interpretare e spiegare in parole semplici. Prima di andare nel panico, date un’occhiata a questo articolo in cui troverete la parafrasi, il commento e le figure retoriche della poesia.

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Leopardi: il testo dell’Infinito

La poesia L’infinito di Giacomo Leopardi composta a Recanati nel 1819. Fa parte degli Idilli ed è stato scritto in un momento di particolare crisi per l’autore, costretto a vivere nella sua cittadina e confinato tra le mura di casa. Ecco il testo:

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Parafrasi dell’Infinito di Giacomo Leopardi

Dopo aver letto il testo, passiamo alla parafrasi dell’Infinito. Come vi abbiamo spiegato in questo pezzo su come si fa una parafrasi, questa pratica di analisi è una semplice trascrizione del testo poetico in un linguaggio più comprensibile e semplice per il lettore. Questa è la parafrasi dell’Infinito:

Mi è stato sempre caro questo colle solitario/ e questa siepe che mi impedisce di osservare l’interezza dell’estremo orizzonte. / Ma se mi siedo e osservo, immagino di scorgere spazi sterminati al di là di essa/ silenzi sovraumani e profondissima quiete, fino a che il cuore quasi non sussulta per lo spavento/ E non appena sento il fruscio del vento tra queste foglie / io paragono quel silenzio infinito a questo rumore: e all’improvviso nella mia mente affiora l’eternità / le stagioni passate, quella presente, viva con la sua voce / E il mio pensiero si perde in questa immensità ed è dolce per me naufragare in questo mare.

Giacomo Leopardi: il commento della poesia L’infinito

Il commento di una poesia fa parte dell’analisi del testo e serve ad aggiungere delle considerazioni e delle riflessioni personali a quanto scritto nella poesia. È lo step successivo della parafrasi, in cui vanno inserite le figure retoriche, la spiegazione dettagliata della situazione in cui si trovava il poeta quando ha scritto il testo. Ecco il commento dell’Infinito di Leopardi:

L’infinito di Leopardi è un testo poetico in versi liberi che fa parte degli Idilli. Scritto nel 1819 a Recanati, è un testo che descrive una condizione autobiografica dell’autore, che in quel periodo era costretto a vivere nella sua casa di famiglia. Il colle solitario di cui parla è il Monte Tabor di Recanati, un riferimento diretto alla sua città. Questa descrizione del paesaggio naturale è un parallelismo con la sua condizione interiore: la siepe che gli impedisce di guardare l’orizzonte è un limite per la sua mente. L’unica arma contro questo limite è la sua immaginazione che gli permette di raggiungere spazi e mondi infiniti, talmente vasti che quasi il suo cuore ha un sussulto al pensiero. Solo il rumore delle foglie e i suoni di casa lo fanno ritornare alla realtà, ma questo non gl’impedisce di pensare a quella dimensione immaginaria, cullato dal vagare della sua mente nell’infinito.

L’infinito: figure retoriche usate da Leopardi

La poesia L’infinito di Leopardi è ricca di figure retoriche. Ve le abbiamo elencate tutte qui:

  • Enjambements. È la rottura della struttura morfo-sintattica di una frase che invece di terminare alla fine del verso, continua su quello successivo
  • Anastrofe. Inversione delle parole, come ad esempio «interminati spazi»
  • Polisindeto. L’uso della «e» diverse volte per collegare periodi differenti, ad esempio «e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva»
  • Iperbole. L’uso di termini che indicano esagerazione, ad esempio «sovraumani silenzi»
  • Metafora. L’uso di un termine simbolico per rendere un concetto pratico, ad esempio «il naufragar m’è dolce in questo mare»
  • Ossimoro. L’accostamento di due termini contrari, come ad esempio «il naufragar m’è dolce»
  • Onomatopea. L’uso di parole che riproducono un suono, come «stormir»
  • Antitesi. Accostamento di due immagini consecutive e simmetriche, e si fa leva sulla loro contrapposizione, ad esempio «quello infinito silenzio a questa voce»

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(Credits: Wikipedia)

Chiara Greco
Abitante del mondo in tutte le sue forme e i suoi colori. Sono una studentessa, si spera, alla fine del suo percorso universitario in mediazione linguistica e culturale. Il mio hobby principale è cercare di rendere i miei sogni una realtà concreta, per questo ho deciso di buttarmi in questa avventura come scrittrice (ancora alle prime armi e che ha ancora tanto da imparare). Il filo delle mie passioni traccia trame e disegni impensabili e senza confini: scrittura, lettura, cucina, cinema, musica, scienza, fisica, viaggi
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