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Compiti per le vacanze estive: è giusto farli, sì o no? Risponde il prof
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Compiti per le vacanze estive: è giusto farli, sì o no? Risponde il prof

Di Amedeo Di Tella
pubblicato il 30 luglio

È obbligatorio fare i compiti durante l’estate? Cosa si rischia se non si fanno? Quale scusa inventarsi al rientro a scuola per evitare una nota? A tutte le vostre domande risponde il nostro prof Amedeo!

Compiti per le vacanze estive: è giusto farli, sì o no? Risponde il prof

#ChiediloAlProf: domande e risposte sui compiti per le vacanze estive

Compiti per le vacanze estive sì o no? Tutti gli studenti vorrebbero poter vivere l’estate senza alcun pensiero, lontani per tre mesi da libri e compiti. Ci sono prof più o meno magnanimi, ma quanto è davvero importante fare i compiti durante l’estate? È obbligatorio scrivere temi, fare riassunti ed esercizi di matematica? Che succede se si ignorano tutti i compiti estivi e si torna a scuola senza avere fatto niente? Per avere tutte le risposte a queste domande ci affidiamo al nostro prof Amedeo che risponderà direttamente a tutti i vostri dubbi!

Se state cercando riassunti e temi svolti, vi semplifichiamo noi la vita:

Compiti per le vacanze estive: tutto quello che dovete sapere

Iniziamo subito: lasciamo la parola al nostro prof che risponderà a tutte le domande che avete sui compiti per le vacanze estive!

È giusto fare i compiti durante le vacanze estive?

Ma che vacanze sono se si devono fare i compiti? Che poi, sono curioso di vedere chi si mette alla scrivania a luglio e ad agosto a svolgere i “compiti per le vacanze” e inoltre, a settembre, chi li corregge? È pur vero, però, che tenersi mentalmente in forma può aiutare a non perdere il ritmo cerebrale rischiando di ottenere un encefalogramma piatto… e un due alla prima interrogazione. Mettiamola così: tra le tante cose ingiuste, fare i compiti durante le vacanze è quella più easy e, se si studia con la compagnia di un bel bicchiere di the o di cola, diventa anche piacevole. E poi, volete mettere la scusa pronta per invitare quell’amico o quell’amica a studiare con voi nel caldo torrido dell’estate in mezze maniche o canotta? Dai, che in fondo non è poi così male…

Fare compiti estivi è obbligatorio? Cosa succede se non si fanno i compiti durante le vacanze?

Stavolta mi appoggio ai grandi sapienti: dicono i saggi “lo studio è il cibo per la mente” quindi fare i compiti è un po’ come mangiare. Ci sono quei cibi che mangeremmo sempre, una lasagna di letteratura o una bella parmigiana di matematica fritta in trigonometria; ci sono gli aperitivi che stuzzicano il palato: “due crostini di inglese e un cocktail di diritto, per favore!” E ci sono poi quegli alimenti che proprio fanno rivoltare lo stomaco. Ecco, in quest’ultimo caso basterebbe tapparsi il naso o ordinare uno spritz bello forte per far partire un po’ la mente e soffrire meno il brutto sapore, magari una bella canzone di sottofondo o una veduta mozzafiato che sia man mano di stimolo… a studiare. Si sa, alcuni cibi sono necessari anche se sgradevoli. E che succede se non mangiamo? Facile a dirsi… chi dimagrisce, chi ci lascia le penne… in ogni caso è roba da starci alla larga…a meno che non si sia amanti del rischio e si voglia sfidare la sorte settembrina. In questo caso, fatemi sapere se sopravvivete e con quali danni di guerra: il peggiore è che il prof vi marchi a fuoco con un tatuaggio indelebile che porta inciso il vostro voto insufficiente (difficile da riscattare, spesso). Ah, e succede la stessa cosa se decidete di diventare vegani o vegetariani dello studio: in questo campo, serve un po’ di tutto, non si può essere troppo selettivi e dire “questo si, questo no (tanto non me lo chiede)”. E ricordate che, proprio come quando si mangia, anche nello studio le grandi abbuffate fanno male. Se siete degli intrepidi “studiatori estivi”, pianificate i vostri sforzi per evitare un BOOM imprevisto della vostra “trippa del sapere”!

Ci consiglia qualche libro da leggere quest’estate?

wow!!! Qui le cose si fanno belle e poi, vuoi mettere quanto fa ganzo sfoggiare un libro in spiaggia tirandosela un po’? Potrebbe essere una delle tattiche di rimorchio vacanziero. E allora se “Il giovane Holden” lo ritenete un po’ “antico”, potreste andare incontro ad un bel viaggio per mare con “Il Delfino” di S. Bambaren o ad un volo meraviglioso sulle ali de “Il Gabbiano J. Livingston”. Per gustare l’aria fresca di montagna ci si può intrattenere tra le pagine de “Il peso della farfalla” (E. De Luca) o inoltrarsi nei fantastici boschi de “Il signore degli anelli”. Un po’ di movida con “Il grande Gatsby” non farebbe male anche se è molto più figo “Dorian Gray” (Il ritratto di Dorian Gray di O. Wilde). Molti temerari potrebbero anche cimentarsi nella lettura di “On the road” di J. Kerouac e, per chi dice che i classici puzzano di muffa e non hanno niente da dire, provate a raccontarlo a Jem e Boo de “Il buio oltre la siepe” (H. Lee): un classico di scottante attualità. Per i cuori teneri, “Il sole a mezzanotte” può essere una bella carezza così come può essere interessante come spot sui nostri giorni e sulla difficoltà di crescere il controverso “Chiamami col tuo nome” (A. Aciman). “Cercando Alaska” di J. Green potrebbe intrattenere con piacevole spontaneità i più giovani e teneroni amanti dei romanzi di formazione. Se, tuttavia,  leggere è il vostro spauracchio maggiore, anche dei bei film aiutano a crescere d’animo, come “Into the wild” (chi sa dirmi da quale romanzo è tratto?) oppure “L’affondamento del Laconia” o il cult “Albatross, oltre la tempesta”. Da considerare anche “The gray” e “Sanctum” (di D. Cameron). A questo punto, però, lancerei la sfida più grande per i veri duri e coraggiosi: leggere è bello ma… se vi invitassi a scrivere qualcosa? Mettetevi in gioco. Chi ha il coraggio, in questi giorni estivi, di mettere “nero su bianco” il suo racconto dell’estate? Chi ha il fegato di accettare la sfida? #ilmioraccontoestivo

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Ci dà qualche consiglio per fare un tema sull’estate in modo veloce (ma bene)?

Ogni volta che si scrive, in realtà si “ricopia”, si “trascrive” qualcosa che esiste già: bisogna solo riconoscerla, osservarla bene, provare ad abbozzarla. Così per il “tema sull’estate” magari non fatevi prendere subito dalla fretta di dover riempire le colonne, ma fermatevi. Se volete, chiudete gli occhi. Ripensate e rivivete tutte le esperienze che hanno caratterizzato il vostro periodo estivo: cosa vi resta? Cosa avreste voluto fare? Quante pollastrelle avete beccato e quante vi hanno dato buca? E i maschi alfa che alla fine erano solo steroidi e tutto fumo? E quel falò in spiaggia? Perché lo ricordate? Perché vi fa ancora emozionare? Cosa resta di quei fantastici orizzonti in montagna e dell’alba nata tra le nubi in alta quota? Respirate le vostre esperienze. Riempite con esse la penna e raccontatele in modo semplice: scrivete il più spontaneamente possibile: chi vi legge deve sentirsi parte di quella storia: non escludetelo. Siate voi stessi: come nella vita, anche nella scrittura non c’è bisogno di fingere o di esagerare. Le frasi ad effetto sono belle, ma non abusatene; non si può mica fare bisboccia ogni notte!!! Calibrate serenamente le idee e fidatevi di chi siete. Se vi va, abbozzate la scaletta: è utile per risalire sul pedalò in mare e, soprattutto, per non perdersi nel mare delle tante idee (o del vuoto) che un tema produce. 

Quali sono le scuse da non usare (e una infallibile da usare) con i prof se non si sono fatti i compiti estivi? 

A dirla tutta, non lo so: ciascun prof reagisce a suo modo alle varie scuse e questo è un bene. Posso provare ad immaginare alcune “bugie” che molti alunni vedono come ancore di salvataggio per non avere studiato durante l’estate (ve l’avevo detto che in questo caso o si è coraggiosi fino in fondo o si rischia di brutto!). 

  • Le bugie assurde: sono quelle che fanno incazzare almeno  7 su una scala da 1 a 10. I restanti punti ve li giocate sul momento, in base alle reazioni. “Prof, ho perso lo zaino a fine anno e non ho potuto riacquistare i libri” (la reazione di solito è: potevi chiedere ad un amico e fare delle fotocopie. Vattene a posto e sii più creativo!) “Prof, ho dovuto assistere mia nonna perché i miei non sono stati a casa”. Non la commentiamo neppure, ok? “Prof, non ha idea di cosa mi è successo…” Basta questo esordio per far capire che la si sta sparando grossa. In questo caso o il prof sta allo scherzo oppure la vedo dura…molto dura 
  • Le bugie accettabili o del compromesso: sono quelle che non fanno incavolare tantissimo anche se una piccola ritorsione di sicuro ci sarà. “Prof, c’ho provato ma proprio non è cosa per me. Avrei potuto scriverle ma ho preferito non disturbarla: anche lei ha diritto alle sue vacanze” (un po’ di captatio benevoletiae non fa mai male); “Prof, lo so che ho sbagliato e merito una punizione (la tattica del “mettere le mani avanti per non cadere”) ma ho dovuto selezionare le materie: lo sa che non vado benissimo a scuola e non avrei mai potuto recuperare tutto”. Le reazioni, in questo caso, variano su una scala indeterminata; “Prof, ho svolto solo una parte dei compiti ma l’ho fatta bene!!! Mi interroghi: so tutto (ovviamente è un bluff ma potrebbe andare bene)
  • Le scuse da non usare: “prof, avrei voluto vedere lei all’età mia: non ci crederei mai se mi dicesse che faceva i compiti d’estate”. Con questa scusa ci si può giocare molto, moltissimo perché o si può offendere il prof che realmente, da studente, d’estate svolgeva i compiti e, quindi, gli si sta dando del “secchione asociale” oppure la si può intendere al contrario: prof, lei non ha mai studiato e vuole farlo credere a me… . È la scusa peggiore. Decisamente da evitare. “Prof, ma davvero sta dicendo? Cioè… non stava scherzando quando ci ha assegnato i compiti a fine anno?” Che corrisponde a dire… per me era tutto un gioco e, ovviamente, ho continuato a giocare anche d’estate. Evitate questi scivoloni: fatevi voler bene. 
  • Ci sono poi le scuse vincenti… ehm, in realtà nessuna: forse, però, un modo c’è: la verità. Parlate sinceramente col vostro prof, magari in privato, e con calma, senza arroganza, spiegategli perché non avete studiato. Magari vi arriverà addosso una paternale, dovrete sopportare un rimprovero, ma ne varrà la pena: i prof non sono alieni, ma persone ragionevoli a patto che gli studenti si mostrino ben disposti ed educati. Quindi siate sinceri con i vostri docenti: molti di loro sapranno capirvi. Negli altri casi… beh, forse conviene studiare un pochettino d’estate. Non si sa mai…

Ah, dimenticavo: se volete un consiglio, divertitevi!!! D’estate e durante l’anno scolastico. Fate le cose mettendoci passione e allegria: è il modo più bello per imparare e per vivere il tempo insieme. Voi che ne pensate? Potete dirmelo su fb, Instagram, Twitter o via mail (amedeo.dtl@gmail.com)

Ciao a tutti!!!

(Foto Credits: Pixabay)

Amedeo Di Tella
Far bollire in pentola passione per la letteratura, la fotografia, la comunicazione digitale: un mix esplosivo e altamente creativo!!! Se a tutto ciò si aggiungono la bellezza dell’insegnamento, la forza dell’educazione e la voglia di stare con gli adolescenti e i giovani nel loro percorso di formazione, allora si che il gioco è completo!!! Insegnante di lettere alle scuole superiori ma pur sempre “studente” pronto ad apprendere dagli studenti e dal mondo della scuola.
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