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Com’è davvero andato il primo giorno di scuola 2020?
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Com’è davvero andato il primo giorno di scuola 2020?

Di Alice Giusti
pubblicato il 15 settembre

Ci sono arrivate decine e decine di segnalazioni da tutta Italia sul rientro a scuola: ecco come doveva andare… e come è andata in realtà.

Com’è davvero andato il primo giorno di scuola 2020?

Il primo giorno di scuola è arrivato ieri per 5,6 milioni di studenti e studentesse. Sono 13 le Regioni (anche se diverse scuole hanno rimandato le lezioni in presenza) che hanno aperto le scuole nella data indicata dal Miur, mentre in Friuli Venezia Giulia si rientrerà domani e in diverse Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e Sardegna) il rientro in classe si avrà solo dopo le elezioni e il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Il dibattito sull’apertura delle scuole è andato avanti per tutta l’estate, come un walzer stonato di notizie confermate e smentite che ci ha fatto girare la testa più di una volta. La Ministra Azzolina e il Governo hanno sottolineato la possibilità di disagi “iniziali”, ma hanno garantito il ritorno in sicurezza a scuola. Ma come è andata davvero? Ci sono arrivate centinaia di segnalazioni di studenti da tutta Italia, e abbiamo raccolto diverse esperienze positive, alcune molto negative (mancanza di distanziamento, aule e banche) e tante anche bizzare, con le scuole e i presidi che hanno trovato delle soluzioni singolari ma sicuramente interessanti.

Si sono evitati assembramenti?

Il distanziamento, lo sappiamo, è il pilastro fondamentale per evitare il contagio da COVID-19, e quindi le scuole hanno dovuto mettere in piedi delle strategie per evitare assembramenti in ingresso e uscita da scuola, optando per orari scaglionati, entrate separate e percorsi colorati. Tuttavia, evitare in modo assoluto gli assembramenti è stato difficile: da Venezia a Palermo, ci sono state segnalate situazioni in cui i ragazzi si sono trovati in ingorgo all’ingresso, dovendo stare in fila senza distanziamento. In alcune scuole, presidi e prof si sono messi a “dirigere il traffico”, in altre la conformazione delle aree in cui si trovano gli istituti (si pensi ad esempio a chi ha la scuola in un vicolo stretto) rendono difficile i distanziamenti, così come l’alto numero di studenti.

Com’è la situazione sui mezzi di trasporto?

Anche sui bus la situazione è variegata: nelle principali città italiane non si sono registrati grandi incrementi di traffico – per il servizio di trasporto extraurbano si parla del 15% di incremento della domanda rispetto alla settimana precedente, con un +20% per quanto riguarda il trasporto urbano a Milano e +8% a Roma. Tuttavia, ci sono stati segnalati video in cui si vedono degli assembramenti anche in bus e si sono verificate anche situazioni in cui gli autisti hanno dovuto bloccare temporaneamente la corsa perché alcuni studenti si sono rifiutati di indossare la mascherina (notizia riportata, ad esempio, dal Tirreno in Toscana). Ricordiamo che la capienza adesso è dell’80% sui mezzi pubblici – tutti i posti occupabili a sedere, ridotti in piedi – e che la mascherina a bordo è obbligatoria. Bisognerà capire chi si occuperà di controllare che non si superi la capienza… si può lasciare il controllo solo al singolo autista?

Per approfondire:

Ci sono i banchi a scuola?

scuola-senza-banchi

Abbiamo parlato tanto, tantissimo dei banchi e alla fine sono proprio quello che mancano. Le segnalazioni di scuole che si sono trovate a fare i conti con la mancanza di banchi monoposto sembrano davvero molte: considerate che, in un comunicato ufficiale, il Governo annuncia che sono stati consegnati in 10 giorni 200mila banchi. Nonostante sia un numero molto alto (è il fabbisogno normale di banchi in un intero anno scolastico), le richieste totali sono di 2,4 milioni (2milioni di banchi monoposto tradizionali e 400mila innovativi) con i tempi di consegna che si siano allungati fino a fine ottobre.

Abbiamo quindi visto foto di bambini e bambini che scrivono sulle sedie, ragazzi e ragazze delle superiori che sono costretti a fare lezione sulle sedie senza avere un appoggio, istituti che sono corsi ai ripari noleggiando alcuni banchi con la tavoletta (come quelli che si trovano nelle sale conferenze o all’università). Situazioni temporanee, ovviamente, che speriamo possano risolversi, soprattutto nei casi più critici, nel giro di pochi giorni (a Genova, ad esempio, nella scuola dei bambini che scrivono in ginocchio, il Preside ha detto che i banchi sarebbero arrivati già oggi).

Si è rispettato il distanziamento in classe?

Anche in questo caso, ci sono arrivate tante segnalazioni di mancato distanziamento in classe. Molti, è vero, ci hanno parlato di distanza tra i banchi, quindi dovremmo capire, metro alla mano, se esiste la distanza tra le rime buccali. Tuttavia, molti studenti, in aule piccole, sono preoccupati da questa situazione e non sanno se le soluzioni trovate sono temporanee oppure definitive.

Ci sono nuove aule?

Secondo il Miur, sono 50mila gli studenti in Italia con aule in cui il distanziamento non è garantito. Sono circa 10mila gli interventi fatti nelle scuole italiane per ampliare le classi oppure trovare nuovi spazi. I presidi hanno deciso di utilizzare qualsiasi spazio a disposizione: aula magna, palestra, mensa, corridoi, laboratori, aule di edifici dismessi o non utilizzati. Sono state realizzate anche tensostrutture o sfruttati spazi concessi dagli enti locali. Ad esempio, per citare un caso positivo, a Firenze gli studenti delle medie fanno lezione all’interno del Teatro Pergola.

E le mascherine?

Anche qui, ogni scuola sembra fare da sé: ci sono studenti a cui è stato chiesto di tenere la mascherina al banco anche se c’è il metro di distanza, mentre altri possono toglierla anche se il metro non è garantito al 100%. Dubbi anche (e soprattutto) sulla distribuzione delle mascherine da parte della scuola agli studenti: dovevano già essere a disposizione di tutti da ieri, ma in molte scuole la consegna è slittata a settimana prossima o si continua a chiedere a ragazze e ragazzi di portarla da casa. Tuttavia, il Miur ha chiarito che le mascherine chirurgiche sono distribuite dal commissario Arcuri in modo settimanale o bisettimanale in base al numero degli studenti di ogni istituto e che queste sono un supporto per le famiglie. Dati governativi alla mano: sono 136 milioni le mascherine chirurgiche distribuite gratuitamente nelle scuole al 14 settembre (e 445mila litri di gel igienizzante). Ne dovranno essere garantite 11milioni al giorno.

Quali sono gli aspetti più critici (e sofferti da studenti e studentesse)?

Al di là della questione banchi e distanziamento, molti studenti sono dispiaciuti dal fatto di non avere più momenti di socializzazione o di distrazione come la ricreazione o educazione fisica (anche per sgranchirsi un po’ le gambe). Gli studenti più fortunati, infatti, svolgeranno attività e ricreazione all’aperto (tempo permettendo), nei casi più sfortunati non ci si potrà muovere dalla classe. Divieto anche di usare le macchinette o di sostare nei corridoi (alcune scuole hanno però organizzato dei percorsi colorati per arrivare in aree dedicate alla ricreazione). Anche per quanto riguarda i bagni, ci sono regole da rispettare: si va al bagno uno alla volta, molti bagni sono stati destinati al singolo uso di una classe e in molti casi si è optato per toilette unisex in modo da rispettare il distanziamento anche tra i bagni.

Mancano i professori?

La questione organico è molto delicata, ma la mancanza di professori è denunciata pressoché da tutti. Molti insegnanti – come ha spiegato la Azzolina – arriveranno nei prossimi giorni (nominate come supplenti), così come i 70mila docenti più, assicura la Ministra, saranno nominati direttamente dai dirigenti scolastici nelle prossime settimane. A queste mancanze, però, si sommano circa 60mila professori che hanno fatto richiesta di non fare lezione in presenza in quanto lavoratori fragili. Si stima così che a Milano manchino ad esempio al momento più di 5mila insegnanti e si è arrivati a soluzioni limite, come ad Amatrice, dove l’unica scuola presente non ha potuto aprire per la mancanza di personale.

Secondo Repubblica, ci sono ancora circa 150mila nomine da effettuare (su oltre 922mila posti), e al momento le scuole stanno tamponando con orari ridotti. Il problema vero riguarda però gli insegnanti di sostegno, come emerso ieri, quando alcuni bambini, a Pontedera (Pisa) e Roma, sono dovuti tornare a casa perché non erano presenti i docenti di sostegno (situazioni poi risolte con la nomina in giornata). Al di là dei casi singoli, comunque il problema degli insegnanti di sostegno non riguarda solo la nomina ma anche la continuità didattica: i bambini con disabilità avrebbero bisogno di una continuità didattica che in più del 50% dei casi non viene garantita da anni. Quest’anno poi, il numero dei bambini che hanno bisogno del sostegno, come riporta Il Fatto Quotidiano, sono 269 mila, 10mila in più rispetto all’anno scolastico 2019/2020.

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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