Blue Whale, bufala o rischio: ecco cosa c’è di vero
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Blue Whale, bufala o rischio: ecco cosa c’è di vero

Di Selena
pubblicato il 24 maggio

La Blue Whale Challenge è una bufala? Potrebbe essere, come no. Noi abbiamo analizzato tutta la situazione per voi e sappiamo una cosa con certezza: è molto pericolosa

Blue Whale, bufala o rischio: ecco cosa c’è di vero

Blue Whale Challenge: il gioco dalle regole folli è una bufala?

Blue Whale Challenge o Balena Blu che dir si voglia, il concetto non cambia: si tratta di un gioco dalle regole violente che in 50 giorni spinge al suicidio i ragazzini che partecipano. Da qualche giorno, però, le cose sembrano essere meno chiare: in molti iniziano ad essere convinti che il Blue Whale sia una bufala. Eppure il mondo dei media ha dedicato ampio spazio all’argomento dopo la messa in onda del servizio de Le Iene a tal proposito.
Prima di analizzare ciò che c’è di vero in tutto questo va fatta un considerazione iniziale: i giornali spesso enfatizzano le informazioni per renderle più appetibili, non vi stiamo dicendo nulla di nuovo, ma su questi argomenti non si scherza mai. E lo sanno bene anche i giornalisti più seri che sulla Blue Whale hanno cercato di dare un quadro complessivo perchè dietro a tutto questo un fondo di verità c’è e basta a rendere questa storia molto pericolosa.

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Blue Whale Challenge: è tutto vero?

Questa terribile competizione che porta al suicidio di giovanissimi ragazzi, la Blue Whale Challenge, ha molti elementi che possono provarne la veridicità. Il numero di suicidi è reale ed è molto elevato, soprattutto in Russia. Senza contare che il caso del giovane ragazzo livornese morto suicida a febbraio ha molti elementi che riportano alla Blue Whale Challenge. Senza contare che proprio nel servizio de Le Iene, che mai avrebbero toccato questo argomento con superficialità, ci sono le interviste con madri, padri e amici di vittime di questa terribile pratica. Ultimo, ma non per importanza, è il caso di una tredicenne che proprio nelle scorse ore è stata ricoverata d’urgenza nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Ancona.

Blue Whale Challenge: 13enne tenta il suicidio, salva grazie alle amiche

La ragazza stava per buttarsi da un palazzo, aveva completato le 50 orribili fasi della Blue Whale Challenge ed era pronta a togliersi la vita. Le sue compagne di classe però, attente, hanno visto che la loro amica aveva dei tagli sulle braccia e il suo comportamento era cambiato radicalmente nell’ultimo mese. Allarmate hanno così deciso di avvisare i genitori e la tredicenne è stata salvata appena in tempo. Poco prima di concludere la macabra sfida.

Blue Whale Challenge: perchè dovrebbe essere una bufala

Come vi abbiamo spiegato all’inizio la Blue Whale Challenge, questa sorta di macabra competizione che in 50 step manipola la mente dei ragazzi più giovani e li istiga a suicidarsi, potrebbe essere una fake news. Spieghiamoci meglio: i casi di suicidio ci sono stati tutti, non se li è inventati nessuno. Come nessuno si è inventato l’esistenza di gruppi autolesionisti sui social russi come VKontakte, eppure c’è qualche tassello a contorno che non è chiaro.

Diversi media russi, infatti, stanno indagando il fatto che la maggior parte delle testate abbia fatto “di tutta l’erba un fascio”, ossia abbia preso diversi casi di suicidio e li abbia etichettati sotto il nome di Blue Whale senza approfondire se fosse reale o meno. Molti giornali poi sostengono che non vi sia un modo reale per iscriversi al gruppo, ma su questo, lo sapete meglio di noi, i ragazzi sono molto scaltri e se non vogliono far trovare una cosa nel web sanno come tenerla nascosta. La Blue Whale potrebbe funzionare tramite un passaparola che porta ad un gruppo web con, magari, un nome completamente diverso in apparenza.

Allo stesso modo è vera la storia di Rina Palenkova, la giovane ragazza russa morta suicida mentre si riprendeva, da cui sarebbe nato tutto questo movimento della Blue Whale. Però i giornali, hanno spiegato che forse in un primo momento hanno dato troppo spazio a questa storia trasformandola in quella che abbiamo già definito una “creepypaste”, ossia una leggenda metropolitana raccontata per far paura.

La sfida al suicidio, Blue Whale Challenge: vera o falsa poco importa

Dopo aver analizzato nel modo più oggettivo possibile gli elementi veri e falsi che circolano nel web attorno alla Blue Whale Challenge ci prendiamo la libertà di raccontarvi un paio di cose.

La prima riguarda i media: dovete sempre leggere con attenzione ciò che circola sul web perchè, nel bene e nel male, non sempre è tutto vero. Dalle notizie più frivole a quelle più lugubri come quella sulla Blue Whale Challenge, bisogna avere spirito critico nel leggere.

Su questo tema poi, la sfida del suicidio della Balena Blu, va detto che è pericoloso. Molto. Non importa se la Blue Whale Challenge sia un nome inventato per fare click, perchè la verità è che molti giovani fragili sono morti davvero. I ragazzi, in momenti difficili come l’adolescenza e la crescita, possono essere manipolati facilmente da persone più forti e indotti a fare cose orribili.

Non si tratta solo del gesto estremo del sucidio, basta pensare a casi come il bullismo. Cosa credete che sia un bullo? Semplicemente un ragazzo fragilissimo, molto più di voi, che maschera le sue insicurezze nel modo sbagliato: ossia con la violenza. Ecco allora che approfittarsi di una debolezza può portare a sciocchi nomignoli che fanno male, oppure chi viene ferito può cominciare a credere veramente di essere diverso, di essere una balena azzurra che ha perso il suo branco è ha come unica soluzione quella di morire spiaggiandosi.

Questa Blue Whale Challenge, le morti legate a questa pratica (ma anche se non fossero correlate poco importa) devono portare a qualcosa di bello, devono avere un senso, almeno per chi resta. Speriamo dunque che si possa trarre un insegnamento da tutto questo, come il rispetto del prossimo, il concetto della compassione e la solidarietà tra ragazzi. Perchè tanto, siamo tutti uguali e aiutarsi l’un l’altro non può che fare bene.

Selena
Sono Selena Marvaldi, giornalista pubblicista appassionata di serie TV e di musica. Scrivo da quando ero bambina e, di nascosto, mi impossessavo della vecchia macchina da scrivere di mia mamma! Lavoro da 10 anni nel mondo del giornalismo e da qualche tempo conduco anche un programma radio intitolato "La Spuntatina".
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