Blue Whale: come nasce il gioco del suicidio e perché si chiama così
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Blue Whale: come nasce il gioco del suicidio e perché si chiama così

Di Selena
pubblicato il 24 maggio

Blue Whale Challenge: non possiamo definirlo più gioco, è una pratica inquietante che ha origini e leggende spaventose alle sue spalle che mettono in pericolo la vita di ragazzi come noi

Blue Whale: come nasce il gioco del suicidio e perché si chiama così

Blue Whale Challenge: la sfida che non è un gioco

Blue Whale, balena blu. Due parole che in questi giorni significano soprattutto allarme suicidio.  Ne abbiamo parlato lungamente, abbiamo visto insieme perchè la Blue Whale Challenge è molto pericolosa e perchè ne dobbiamo stare alla larga. Ora cerchiamo di capire meglio in cosa consiste questa pratica, le cui regole spingono al suicidio, che non chiameremo più gioco, che ha portato alla morte circa 130 ragazzi in Russia e uno in Italia, a Livorno. Come mai si chiama così? Da dove arriva il riferimento alla balena? Come è nata la sfida che porta al suicidio?
Dopo il servizio de Le Iene, il caso Blu Whale è tornato a far parlare di sé e in molti vogliono saperne di più. Già, perchè se molti di voi hanno scoperto l’esistenza di questo assurdo rito solo qualche giorno fa, in realtà è una pratica che esiste da molto tempo.
Dunque, cominciamo dall’inizio e cerchiamo di comprendere meglio questo fenomeno sia perchè è giusto essere informati su un fatto di attualià così importante, che per essere in grado ancora di più di ascoltare in tempo eventuali campanelli d’allarme.

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Blue Whale, perché si chiama così? L’origine del nome

Blue Whale, tradotto letteralmente è balena blu, o balena azzurra. Ma perchè è stato scelto questo nome? L’ipotesi più semplice ed immediata è quella che si rifà al comportamento tipico delle balenottere azzure che, ad un certo punto della loro vita, senza apparente motivo, si spiaggiano e muoiono. Generalmente a scegliere questo tipo di morte sono gli esemplari di cetacei che si sono persi, che non riescono a tornare nel gruppo. Esattamente come quegli adolescenti che sebbene abbiano tutta la vita davanti come voi, si sentono lontani, diversi, isolati. E non sanno come uscirne.

La leggenda del Blue Whale: da dove nasce

Ora che abbiamo capito qualcosa di più sul nome, “Blue Whale” vediamo dove nasce questa leggenda, questa storia raccapricciante. Molto probabilmente tutto è nato come una di quelle storie da campeggio che si raccontano davanti al fuoco per farsi venire un po’ di paura. Poi, a furia di essere raccontata, rimodellata e risistemata è diventa una “Creepypasta“. Si tratta di un gioco di parole tra “Cute and Paste” ossia copia incolla, e “Creepy” spaventoso: così si chiamano quelle leggende metropolitane dell’orrore che non si sa mai quanto abbiano di vero.

Pare che la Blue Whale Challenge abbia tratto ispirazione, se di questo si può parlare, dal suicidio di Rina Palenkova che su VKontakte, un social molto famoso in Russia, ha documentato il suo suicidio a soli 16 anni con foto e video. Da questo gesto è nato un gruppo denominato “F57” e pare fosse un contenitore di informazioni inquietanti e testimonianze di persone con tendenze suicide.

Era il 2015 e, da quel momento in Russia l’ondata di strani suicidi non si è più fermata: almeno 1500 ragazzi ogni anno si levano la vita.

Il primo caso “riconosciuto” di morte per Blue Whale

Quando abbiamo parlato per la prima volta di Bue Whale? Siamo nel 2016 e un articolo sul Novayata Gazeta punta il dito verso decine di suicidi misteriosi compiuti da decine di ragazzi nell’arco di sei mesi.

La vicenda ha rapidamente fatto il giro del web suscitando l’interesse morboso di altri ragazzi di tutto il mondo che avrebbero iniziato a cercare informazioni sul come aderire al gruppo per partecipare alla Blue Whale.

Ovviamente non è che leggendo l’articolo viene voglia di farlo, come non si diventa pescatori leggendo un articolo di pesca, ma può essere che in soggetti disturbati o particolarmente fragili queste notizie abbiano fatto presa e, soprattutto, abbiano innescato un senso di comunità in quei ragazzi che si sentono magari esclusi e soli.

 

Selena
Sono Selena Marvaldi, giornalista pubblicista appassionata di serie TV e di musica. Scrivo da quando ero bambina e, di nascosto, mi impossessavo della vecchia macchina da scrivere di mia mamma! Lavoro da 10 anni nel mondo del giornalismo e da qualche tempo conduco anche un programma radio intitolato "La Spuntatina".
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