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Storia della colonna infame: il riassunto dell’opera di Manzoni
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Storia della colonna infame: il riassunto dell’opera di Manzoni

Di Chiara Greco
pubblicato il 09 marzo

Alessandro Manzoni, Storia della Colonna Infame: analisi e commento dell’opera.

Storia della colonna infame: il riassunto dell’opera di Manzoni

Alessandro Manzoni: il riassunto e cos’è la Storia della Colonna Infame

Il caro Alessandro Manzoni ha parlato dell’epidemia di peste del 1600 nel suo romanzo I Promessi Sposi. In realtà, questa storia fa solo da sfondo alla storia di Renzo e Lucia, ma Manzoni ha avuto modo di approfondire questo tema in un saggio intitolato Storia della Colonna Infame. Questo approfondimento storico è stato scritto in contemporanea con la stesura del romanzo ed è stato pubblicato per la prima volta in appendice alla seconda edizione dei Promessi Sposi del 1842. Ma di cosa parla precisamente e perché Manzoni ha deciso di scriverlo allegandolo al suo romanzo? In questo articolo troverete il riassunto con il commento dell’opera così da essere pronti per qualsiasi domanda da parte della vostra prof d’italiano.

Come collegare Manzoni con il Coronavirus? Qui per la traccia svolta:

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(Credits immagini: wikimedia.org)

Storia della Colonna Infame di Manzoni: di cosa parla il saggio

Manzoni fece degli studi molto approfonditi sulla peste del 1630, non solo per suo diletto e per il romanzo dei Promessi Sposi, ma anche perché poi questo approfondimento sarebbe diventato il tema principale di una sua opera: Storia della Colonna Infame. Perché si parla di questa colonna e di cosa si tratta? Manzoni ha raccontato ciò che è successo a Milano non appena scoppiò la peste. Nello specifico, narra le vicende della caccia agi untori e dei processi che vennero messi in atto per condannarli (a volte anche con la pena di morte). Tra questi sventurati c’era il barbiere Gian Giacomo Mora, la cui casa venne distrutta dalle autorità e al suo posto venne eretta una colonna, rinominata «infame» dal popolo che accusava il barbiere di essere stato veicolo di diffusione della peste. L’uso della parola «infame», nella versione di Manzoni, è invece riferita alla cattiveria e all’infamia di coloro che condannarono Mora e gli altri presunti untori.

Riassunto della Storia della Colonna Infame

Negli anni in cui si diffuse la peste del 1630 a Milano partì una terribile caccia agli untori, cioé a coloro che per primi erano stati veicolo di contagio del virus. Manzoni utilizza questo suo scritto per criticare fortemente i giudici che aizzarono le folle verso i presunti veicoli di diffusione della peste, generando così una grande confusione e senso di panico tra tutte le persone. Le autorità decisero di seguire questa strada perché volevano a tutti i costi trovare un colpevole per la diffusione dell’epidemia e avevano deciso di utilizzare tutti i mezzi per condannare i sospettati, anche con la pena di morte. Manzoni entra nel dettaglio della vicenda legata al barbiere Gian Giacomo Mora e al commissario della Sanità Guglielmo Piazza, servendosi degli atti ufficiali processo per spiegare come sono andate le cose. Piazza fu accusato da alcuni cittadini che lo avevano visto appoggiarsi ad un muro con una mano, lasciando una sostanza giallastra, ritenuta da loro uno degli unguenti che si pensava girassero per diffondere il contagio. Dopo la denuncia, il commissario fu arrestato e torturato. Nel corso dei vari interrogatori, gli venne promessa l’impunità in cambio di una confessione. Ovviamente era una bugia, ma lui si dichiarò colpevole e fece il nome di Mora come suo complice. In realtà il suo nome venne fatto solo perché era un barbiere, colui che creava intrugli con le erbe medicinali, dicevano. Dopo questi due nomi, ne uscirono altri tre. Alla fine i cinque malcapitati furono condannati a morte e giustiziati.

Commento al saggio di Manzoni sulla Storia della Colonna Infame

Come si può dedurre anche solo dalla sintesi, Manzoni condanna fortemente le misure adottate dalla giurisdizione dell’epoca. L’esempio di Piazza e Moro dimostra quanto le autorità erano inefficienti e il sistema di giustizia molto precario. Manzoni decide di allegare questo saggio al romanzo per dare la possibilità ai suoi lettori di farsi un’idea di ciò che è stata la realtà dei fatti. Nel romanzo si parla di lieto fine, tutto sembra andare per il meglio. Nella realtà, invece, diversi uomini hanno patito le ingiustizie di coloro che andavano a caccia dell’untore e non tutti se la sono vissuta benissimo in quell’epoca di timori e paure. Oltre a raccontare i fatti servendosi di documenti ufficiali, Manzoni decide di dare spazio anche alle sue riflessioni, ricche di etica e morale, così da far capire pienamente al lettore la sua posizione contro questi atteggiamenti che spopolarono in quegli anni. Si diede atto ad una vera e propria caccia alle streghe perché le autorità non accettavano l’idea di non trovare un colpevole di tutto quel dramma e, ovviamente, andavano a cercarlo basandosi sulle dicerie dei vicoli e sulle supposizioni dei cittadini.

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(Credits immagini: wikipedia.it)

Chiara Greco
Abitante del mondo in tutte le sue forme e i suoi colori. Sono una studentessa, si spera, alla fine del suo percorso universitario in mediazione linguistica e culturale. Il mio hobby principale è cercare di rendere i miei sogni una realtà concreta, per questo ho deciso di buttarmi in questa avventura come scrittrice (ancora alle prime armi e che ha ancora tanto da imparare). Il filo delle mie passioni traccia trame e disegni impensabili e senza confini: scrittura, lettura, cucina, cinema, musica, scienza, fisica, viaggi
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