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Riassunto Giovanni Verga svolto: biografia e opere per la scuola
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Riassunto Giovanni Verga svolto: biografia e opere per la scuola

Di Giulio Romano
pubblicato il 15 agosto

Il tuo professore di letteratura italiana ti ha assegnato un tema su Verga, oppure devi studiare la sua vita, le sue opere ed il suo pensiero poetico ma hai poco tempo e sei in emergenza? Bene, siamo qui per salvarti da un nefasto “impreparato”!

Riassunto Giovanni Verga svolto: biografia e opere per la scuola

Giovanni Verga: cosa sapere sull’autore verista

Giovanni Verga è certamente uno degli autori più importanti che vengono studiati durante l’ultimo anno di liceo, ed uno degli scrittori che più probabilmente potreste trovare tra le tracce di Prima Prova di Maturità: proprio per questo motivo qualche vostro professore potrebbe assegnarvi un compito sulla sua vita, sulle sue principali opere o sul suo pensiero letterario. Ecco perché noi di ScuolaZoo vi proponiamo un riassunto, diviso in sezioni, della sua biografia, libri e pensiero! Buona lettura!

Biografia di Giovanni Verga

Giovanni Carmelo Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di stampo liberale, probabilmente di origini italo-spagnole. In realtà, si hanno dei dubbi sul suo vero luogo di nascita, in quanto Catania e Vizzini, luogo di origine paterna, si contendono questo onore. Egli è il maggior esponente della corrente letteraria verista in Italia.

Verga, compiuti gli studi primari presso la scuola di Francesco Carrara, venne inviato, per gli studi secondari, alla scuola di don Antonino Abate, scrittore, fervente patriota e repubblicano, dal quale assorbì il gusto letterario romantico e il patriottismo, e che lo ispirò anche alla scrittura di una sua prima opera, ancora acerba e per questo mai pubblicata.

Nel 1858 si iscrisse a giurisprudenza, ma non portò a termine gli studi giuridici, in quanto mai veramente interessato ad essi, e si dedicò alla letteratura ed al giornalismo politico, usando parte dei soldi per pubblicare il suo primo scritto, “I carbonari della montagna”. In questo periodo giovanile, Verga svolse anche alcuni lavoretti ad Acitrezza ed Acicastello.

In seguito, verso il 1860, in Sicilia si verificò un periodo di violente sommosse popolari per l’abolizione del dazio sul macinato e, soprattutto nella provincia catanese, si assistette alla reazione dei contadini che, esasperati, arrivarono ad uccidere e a saccheggiare le terre. Sarà Nino Bixio che, con la forza, riuscirà a riportare l’ordine. Verga rimarrà fortemente impressionato dalla violenza delle repressioni, tanto da scrivere alcune novelle e poi arruolarsi coi garibaldini, ma non essendo avvezzo alla vita militare, pochi anni dopo se ne liberò, tornando a lavorare come scrittore e giornalista di stampo liberale.

Si recò quindi a Firenze, allora capitale d’Italia, e ne rimase folgorato: nel 1865 lasciò definitivamente gli studi per stabilirvisi in pianta stabile, comprendendo come la sua scrittura e la sua cultura fossero troppo superficiali e provinciali per essere scrittore: necessitava di vivere in una città come quella fiorentina per formarsi definitivamente. Vi Rimase fino al 1871: gli anni fiorentini saranno fondamentali per la formazione del giovane scrittore che avrà modo di conoscere artisti, musicisti, letterati e uomini politici.

Nel 1872 si spostò a Milano, dove rimase per circa un ventennio, pur con lunghe pause per i suoi ritorni a Catania: questo fu il periodo fondamentale per la costruzione della sua poetica verista; ebbe contatti con gli scrittori della Scapigliatura e conobbe la narrativa europea. Negli stessi anni si trovava a Milano anche l’amico scrittore Capuana, che gli fece conoscere il Naturalismo francese. Il suo processo evolutivo fu rapido, e nel 1874, con la pubblicazione della novella “Nedda”, completò la trasformazione della sua letteratura.

Passò quindi a ideare e scrivere “I Malavoglia”, che vide la luce nel 1881, pubblicato prima in alcune sue piccole porzioni su alcune riviste, e poi come romanzo organico. Inizialmente non riscosse molto successo tra il pubblico, e lo scrittore dovette adattarsi alla scrittura di opere secondarie per avere un ritorno economico.

Nel 1884 si dedicò al teatro, con la trasposizione di “Cavalleria rusticana”: ottenne un grosso successo, per sua grande soddisfazione.

Nel 1890 tornò definitivamente a Catania, dove visse nei suoi possedimenti e si allontanò sempre di più dalla scrittura: inizialmente si dedicò ad aggiustamenti delle sue precedenti opere, per poi non riuscire più a scrivere nulla di nuovo e degno di nota. Tale periodo viene riconosciuto come “crisi creativa”.

Passarono molti anni con la produzione di opere minori, fino alla sua morte nel 1922, dopo essere stato nominato, nel 1920, Senatore della Repubblica a vita.

Opere di Giovanni Verga: i libri e i romanzi più importanti

Le opere vengono divise in periodi, seguendo l’evoluzione letteraria dello scrittore.

  • Periodo patriottico, in cui il Verga si sente fortemente pervaso da uno spirito patriottico, che lo porterà anche ad arruolarsi. Fanno parte di questo periodo:
    • Amore e patria (1856)
    • I carbonari della montagna (1861-62)
    • Sulle lagune (1963)
  • Periodo mondano, in cui Verga frequenta salotti mondani fiorentini prima e milanesi poi. Inizia a descrivere l’ambiente mondano che egli stesso frequenta. Queste storie sono fondate su un elemento autobiografico: è sempre un giovane scrittore il protagonista, in genere volto a subire l’influenza negativa di qualche donna, rappresentazione dei rapporti turbolenti con le donne di quel periodo. Ecco alcuni scritti:
    • Una peccatrice (1966), storia di un giovane commediografo catanese e del suo rapporto con una seducente contessa, che lo porta a diventare un artista fallito.
    • Storia di una capinera (1970), storia di una giovane costretta a farsi monaca.
    • Eva (1973), narra le vicende di un pittore siciliano trapiantato a Firenze, che perde sé stesso per amore di una ballerina.
    • Tigre reale.
  • Periodo verista, cui l’autore giunge finalmente, dopo aver attraversato le fasi precedenti, sotto l’influsso della scuola scapigliata milanese e del Naturalismo francese, e sviluppando un sentimento nostalgico verso la propria terra e i propri conterranei. Fanno parte di questo periodo numerose opere, sia novelle che romanzi veri e propri:
    • Vita nei campi (1880), raccoglie novelle in cui è descritto il mondo della campagna siciliana e la sua vitalità originaria. I protagonisti sono lontani dalle vicende della vita mondana e cittadina ed hanno interessi e passioni molto più semplici, fondando la propria vita su una serie di azioni, impegni e sentimenti rudimentali e sempliciotti. Qui il riassunto di Rosso Malpelo e de La lupa, novelle tratte da Vita nei campi:
      Rosso Malpelo di Giovanni Verga: riassunto breve e commento
      La Lupa di Verga: riassunto e analisi
    • Novelle rusticane (1882), uno scorcio della campagna siciliana in visione amara e pessimista, che porta alla ribalta situazioni di miseria e povertà molto lontane dall’ambiente cittadino: il mondo descritto in queste novelle si basa sul possesso della “roba”, sulla ricerca della ricchezza, di fronte alla quale gli uomini perdono principi e valori. Per i riassunti tratti da Novelle Rusticane, leggete qui:
      Riassunto breve de La Roba di Giovanni Verga: commento, linguaggio e stile
    • Per le vie (1883), riprende i temi di Novelle rusticane, ma in un’ambientazione cittadina. Verga torna a raccontare la città come aveva fatto nei romanzi giovanili; questa volta non parla però dell’ambiente borghese e mondano, ma preferisce la classe povera cittadina.
    • I Malavoglia (1881), il più famoso romanzo di Verga, che racconta la storia di una famiglia di pescatori siciliani alle prese con la povertà ed il progresso, che porterà rovina nella famiglia stessa, frammentazione e li travolgerà, impreparati come erano ad esso. Qui trovate il riassunto: Riassunto I Malavoglia: tutti i capitoli, personaggi, commento e tematiche
    • Mastro Don Gesualdo (1889), racconta l’ascesa sociale di un muratore che diventa ricco grazie alla sua intelligenza. La ricchezza però non determina la sua felicità, e l’uomo vedrà nel tempo disgregarsi i propri affetti e morirà da solo.
    • La duchessa di Leyra, che avrebbe dovuto rappresentare il mondo della nobiltà travolto dalla modernità, rimane allo stato di abbozzo.

Il pensiero di Giovanni Verga

Il pensiero di Verga subisce un’evoluzione durante la vita dello scrittore: inizialmente egli collega la sua scrittura a tematiche di tipo politico, come abbiamo potuto apprezzare precedentemente: in questa fase egli è lontano dalla poetica verista, andando ad interessarsi ad argomenti come l’Unità d’Italia.

In un secondo momento, col trasferimento prima a Firenze e poi a Milano, l’artista declina una letteratura mondana, sullo stampo Romantico, in cui il protagonista si perde in storie sentimentali, molto forti, volte a modificare la sua esistenza in funzione del sentimento, spesso deleterio e mortale: un tipo di letteratura che all’epoca andava molto di moda.

Il Verismo di Giovanni Verga

Con l’incontro con gli scapigliati milanesi e i naturalisti francesi, Verga mutò le sue posizioni, andando ad occuparsi di altro, totalmente: tornò alle proprie radici, abbandonando con livore ed insoddisfazione gli ambienti mondani per dirigersi verso le realtà più arretrate e sfortunate della sua Sicilia, così lontane da quel mondo cittadino. Si mostrò appassionato verso questioni politiche silenti, come la questione meridionale. In una visione strettamente pessimistica, Verga comincia a scrivere le sue opere in maniera impersonale, non lasciando trasparire la figura del narratore, come volendo raccontare una triste cronaca locale: parliamo della “regressione dell’autore”, che si cela dietro un racconto oggettivo, senza considerazioni esterne. Il mondo scorre, come un fiume in piena, travolgendo, sull’asse del tempo, tutti coloro che vi si parano davanti, quindi ogni componente della società. I più deboli ed indifesi, che non hanno né i mezzi, né le capacità e la preparazione per assecondare la forte corrente del progresso e sopravvivervi, sono i vinti, coloro che muoiono, periscono, o alla fine dei romanzi sono ancora più nella miseria; sono i contadini, i villici, le persone povere del Sud.

Verga si differenzia quindi dai naturalisti per la sfiducia verso il futuro della gente meno fortunata e per la caratteristica impronta impersonale data ai suoi racconti, mentre Zola e gli altri naturalisti davano un proprio commento ed intervenivano nei loro racconti.

Foto Credits: Wikipedia

Giulio Romano
Ciao ragazzi, sono Giulio! Studente di Medicina e Staff Scuolazoo, sono anche un appassionato di fitness e cinematografia, passione che approfondisco nel tempo libero. Amo anche viaggiare e scrivere, trovando le due cose così vicine tra loro tanto da toccarsi: cosa sarebbe la scrittura se non un viaggio dentro un mondo immaginario e dentro noi stessi?
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