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Maturità 2019, testo argomentativo sul Made in Italy: traccia svolta, simulazioni di prima prova
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Maturità 2019, testo argomentativo sul Made in Italy: traccia svolta, simulazioni di prima prova

Di Alessio Cappuccio
pubblicato il 26 marzo

Simulazione Prima Prova 2019: la traccia di testo argomentativo sul Made in Italy svolta, come rispondere alle domande e produzione del testo.

Maturità 2019, testo argomentativo sul Made in Italy: traccia svolta, simulazioni di prima prova

Maturità 2019, Testo Argomentativo sul Made in Italy: traccia svolta, simulazioni di prima prova

Per aiutare gli studenti a prepararsi alla Maturità 2019 il Miur ha reso disponibili alcuni esempi di prima prova online nella forma di realistiche simulazioni di quelle che saranno le vere tracce. Sul sito sono dunque apparse le tipologie di prove, ovvero analisi del testo, analisi e produzione di un testo argomentativo e tema di attualità. Volendo aiutarvi a preparare la simulazione, ci siamo messi d’impegno per svolgere una delle tracce della Tipologia B, ovvero un Testo Argomentativo. Non preoccupatevi se leggendo la traccia vi trovate in difficoltà! Qui di seguito infatti trovate un esempio di tema svolto di Analisi e produzione di un testo argomentativo sul tema del Made in Italy.

Qui trovate le altre tracce e gli aggiornamenti live sulle simulazioni di Prima Prova 2019 del 26 marzo:

lampada design made in italy prima prova maturità 2019

Foto: Pixnio

Maturità 2019, simulazioni di prima prova: quesiti sul testo argomentativo sul Made in Italy

Il testo selezionato dal Miur su cui elaborare le proprie riflessioni è sostenere le argomentazioni è un brano tratto da Il marketing del Made in Italy di Selena Pellegrini. Prima di procedere con l’elaborazione di un testo argomentativo, dovete  rispondere ad una serie di domande. Qui trovate la traccia proposta dal Miur: http://www.istruzione.it/esame_di_stato/esempi/201819/Italiano/Pdf/TipologiaB_1_Marzo19.pdf

1) Sintetizza il contenuto del testo, individuando i principali snodi argomentativi.

Il testo riflette sulle modalità con cui i consumatori si approcciano alla scelta e all’acquisto di prodotti Made in Italy. Ci sono alcuni luoghi comuni, o preconcetti, che vanno sfatati, per arrivare alla comprensione dell’atteggiamento degli utenti nei confronti di merci che vengono loro presentate come “concepite e prodotte in Italia”. Se i consumatori infatti accordano una preferenza al Made in Italy è sulla base di un’idea di eccellenza, i cui fondamenti però sono alquanto evanescenti. Se ad essere apprezzate è la manualità, l’artigianalità e in generale la produzione tricolore, si incorre spesso in un errore, in quanto ormai molte delle merci che esibiscono un marchio “Made in Italy” sono prodotte all’estero, in Paesi in cui la manodopera è meno costosa. Si potrebbe dunque pensare che il fattore decisivo nella scelta sia da rintracciarsi nell’inventiva, lo spirito brillante tipicamente nostrano, il cosiddetto “know how” secolare che si presuppone alla base tanto di opere di design avanzato quanto di prodotti artigianali. Anche in questo caso si incorre però in un preconcetto ingenuo, in quanto sappiamo bene che molti prodotti contraffatti che si spacciano per italiani sono poi non solo prodotti, ma anche concepiti in altri Paesi: ciò che basta a renderli “Made in Italy”, agli occhi del consumatore, è un’etichetta, o ancora una comunicazione efficace che suggerisca questo collegamento. Lo step successivo del ragionamento dell’autrice va in questa direzione: l’acquirente desidera comprare qualcosa che gli suggerisca un’idea di Italia, ovvero un comportamento, uno stile di vita, persino uno stereotipo dell’italianità, dal nostro punto di vista. Tutto ciò è possibile perché è ormai caduto il mito del consumatore razionale, che compie scelte oculate e informate, ed è ormai sempre più appurato il ruolo del marketing nella vendita, che si rivolge a un consumatore emotivo, interessato più alle idee e alle emozioni collegate alla merce che al valore intrinseco della stessa.

Tesi: i consumatori comprano sulla base di percezioni spesso erronee, che non corrispondono alla realtà dei fatti, e su fattori emotivi sfruttati dal marketing.

2) Nel testo si sottolinea l’importanza della comunicazione. Commenta tale passaggio

Il testo afferma che “basta progettare una campagna di comunicazione e di marketing che colleghi i prodotti a qualche aspetto del nostro stile, o vita quotidiana, territorio, patrimonio culturale, antropologia, comportamenti”. Nei fatti si allude al passaggio da un processo produttivo imperniato su determinati valori – quelli della buona qualità, dell’efficienza, ma anche di uno stile riconoscibile – a un altro, nel quale è più importante il modo in cui viene comunicato un prodotto, ovvero le idee, i sentimenti e le sensazioni che vengono veicolate. Nei fatti il consumatore emotivo acquista un simbolo, da riempire con contenuti a piacimento, e solo in secondo grado un oggetto. 

3) Cosa intende l’autrice per “conoscenza implicita”dei designer italiani?

La risposta in un certo senso è già presente nel testo, quando si afferma “è il famoso know-how o conoscenza implicita dei designer italiani, il risultato di secoli di perizia, talenti artigianali, tradizione estetica e abilità pratica che fanno dell’Italia un Paese unico”. L’idea è quella che vi siano delle conoscenze che si apprendono naturalmente, perché trasmesse in modo quasi inconscio, è che fanno parte del substrato di un Paese: un designer italiano si rifarà alla cultura, alla storia e all’estetica che si sono sviluppate nel corso dei secoli. Il nostro Paese è sempre stato conosciuto per il senso del bello e per un’eleganza innata, per cui una simile conoscenza diventa un vantaggio rispetto ai concorrenti, almeno stando a quanto riportano i dati relativi al mercato del lusso.

4) A cosa fa riferimento l’autrice con l’espressione “comportamento”come rappresentazione mentale dell’italianità? E quale differenza può essere individuata tra “consumatore razionale” e “consumatore emotivo”?

Per comportamento l’autrice intende tutto ciò che identifica l’Italia e gli italiani all’estero, in una rappresentazione semplicistica come può essere quella del marketing e della comunicazione. Ci si riferisce a tratti identificativi forti, al limite dello stereotipo, che partono dalla realtà per estremizzarla: gli italiani sarebbero seduttori, baciati dal sole, molto attenti alla cucina e al bello, aiutati da un patrimonio artistico e naturale di altissimo livello. Il consumatore emotivo dunque, al momento dell’acquisto, si lascia conquistare da queste idee-emozioni-sensazioni che vengono veicolate dal marketing in vari modi (packaging, colori, nomi, slogan, pubblicità di ogni tipo) e tralascia altri aspetti per l’appunto di ordine logico-razionale, come l’effettiva utilità del prodotto, le sue qualità o l’efficienza.

Maturità 2019, simulazioni di prima prova: produzione di un Testo argomentativo

Elabora un testo argomentativo nel quale sviluppi le tue opinioni sulla questione del “made in Italy”e della percezione dell’”italianità”nel mondo. Potrai confrontarti con la tesi dell’autrice del testo, confermandola o confutandola, sulla base delle conoscenze, acquisite, delle tue letture e delle tue esperienze personali

Con la formula Made in Italy si fornisce un’indicazione di provenienza della merce, l’origine di un bene venduto online o faccia a faccia in un negozio. In particolare il marchio Made in Italy, per quanto non offra alcuna garanzia certificata di qualità in quanto a standard o riconoscimenti, nondimeno gode di un’altissima reputazione tra i consumatori ed è riconosciuto al pari di loghi internazionali come la Coca Cola.

Al momento della commercializzazione, dunque, poter apporre un logo del genere (o anche diciture come 100% italiano e simili) rappresenta un vantaggio rispetto a prodotti magari analoghi ma di provenienza meno pregiata. Esiste una legislazione che per proteggere i beni prodotti in Italia regola l’attribuzione di questo marchio e che prevede che solo le merci totalmente progettate, fabbricate e confezionate in Italia possano fregiarsi della suddetta dicitura.

Tuttavia il mercato si è trasformato molto rapidamente negli ultimi anni, e simili criteri hanno sempre meno peso nel settore della comunicazione e del marketing. Se si escludono i beni di primissima necessità – e anche in questo caso l’esclusione è parziale – tutti gli altri oggetti che si trovano in commercio hanno alle spalle un’operazione comunicativa che ha come obiettivo quello di suggerire in modo più o meno velato che acquistando il determinato bene potranno partecipare a una serie di valori.

Un orologio può essere sportivo, urbano, elegante, aggressivo, maschile o femminile, dalle linee vintage o moderne, adatto a un intellettuale radical chic o a una donna in carriera, pretenzioso o semplice: si tratta di una serie di qualità e connotazioni che difficilmente si riescono a ravvisare nell’oggetto stesso, ma che sono veicolate da tanti aspetti che sono di competenza di un reparto marketing di un’azienda. Il consumatore emotivo è spinto dunque all’acquisto da questi valori, che riconosce come propri o ai quali vuole avvicinarsi e comunicare a sua volta tramite l’oggetto.

Il marchio “Made in Italy” in tutto ciò non ha più semplicemente il significato di bene o prodotto effettivamente di origine italiana, ma sopratutto all’estero assume sfumature molto precise. Quando si parla di Made in Italy si fa riferimento a un’eleganza particolare, che deriva dall’esperienza e dagli insegnamenti dei grandi maestri del design italiano, ma che può persino risalire ai pittori del Rinascimento; se ci si riferisce a cibi e bevande, invece, ecco fare capolino la retorica della tradizione, del sole che bacia perennemente il Paese, delle tecniche antiche con cui sarebbero prodotte le materie prime.

Non importa quale siano gli effettivi processi produttivi, perché quando si compra un oggetto, sostengono gli esperti di marketing, il consumatore pensa sopratutto ai sentimenti e le sensazioni che sta acquistando. Per uno straniero poco informato, e quindi “succube” del marketing che punta su questo aspetto, il cibo italiano è gustoso ma anche salutare, di alta qualità ma prodotto in modo tradizionale e naturale, senza additivi o conservanti; i capi o i mobili Made in Italy sono invece sempre eleganti e di pregevole fattura, difficilmente avventurosi, dalle linee classiche, risultati di manifattura tradizionale.

L’Italia non può competere con superpotenze come la Cina o gli Stati Uniti in termini di numeri e di capacità produttiva di massa, e  dunque col tempo si è specializzata nell’esportazione di prodotti di lusso o di alta qualità. Per questo motivo il marchio e l’idea del Made in Italy è un sostegno diretto e indiretto molto importante, perché nella mente di un potenziale acquirente rende più vere e vivide quelle che sono (o dovrebbero essere) le modalità con cui sono state prodotte le merci. Insomma, a conti fatti si tratta di una piccola bugia di cui sono tutti consapevoli, anche i consumatori: questi, pur essendo sempre più esposti a reportage e inchieste della stampa e dei media in cui si mettono in dubbio il valore di tali diciture, acconsentono all’inganno pur di potersi portare a casa un pezzo di Italia del tutto immaginaria.

Foto Copertina: Pixabay

Alessio Cappuccio
Cosa faccio nella vita? In pratica scrivo e ogni tanto faccio video e fotografie. Appassionatissimo di cinema, ritorno a scrivere di scuola e università dopo aver sperato di aver detto addio per sempre allo studio con la laurea. Nella vita, però, mai dire mai!
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