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Tema su Don Rodrigo e il rapporto con Fra Cristoforo e i bravi
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Tema su Don Rodrigo e il rapporto con Fra Cristoforo e i bravi

Di Raffaella Berardi
pubblicato il 19 marzo

Don Rodrigo de I promessi sposi: tema svolto per la scuola con l’analisi del rapporto con i bravi e il resto dei personaggi del romanzo di Alessandro Manzoni!

Tema su Don Rodrigo e il rapporto con Fra Cristoforo e i bravi

Promessi Sposi, Don Rodrigo: tutto sul personaggio, analisi e tema svolto

Vi aspetta un tema su Don Rodrigo, l’antagonista del romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni? E magari in questo tema dovete analizzare anche il rapporto che lega il personaggio a Fra Cristoforo e ai bravi? Un’impresa difficile ma non impossibile soprattutto se seguite i consigli di Scuola Zoo! Abbiamo preparato per voi degli approfondimenti sul personaggio con l’analisi completa e svolta per la scuola. Successivamente troverete il tema su Don Rodrigo così da prendere spunto per un compito da 10 e lode!

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Don Rodrigo dei Promessi Sposi: analisi dettagliata del personaggio

Don Rodrigo è il signorotto del paese dove vivono Renzo e Lucia e decide di conquistare con la forza la giovane contadina per vincere la scommessa lanciata dal cugino Attilio. Il personaggio del malvagio signorotto serve all’autore, Alessandro Manzoni, per muovere un’aspra critica nei confronti di quella parte d’aristocrazia pigra e improduttiva, ben rappresenta da Don Rodrigo che passa il suo tempo esercitando il potere garantito dalla posizione privilegiata per compiere soprusi sui più deboli quasi fosse un passatempo più che un vero e proprio sintomo di gratuita crudeltà. Don Rodrigo è orgoglioso di appartenere alla casta nobile, attua la legge del più forte sicuro che resterà impunito pur avendo violato le regole, riesce ad esercitare la sua autorità anche quando non è fisicamente presente sulla scena e questo è possibile perché sono i simboli della sua forza a parlare per lui come il lussuoso castello o il ricorso ai servizi dei bravi, gli sgherri che si recano da Don Abbondio, sotto ordine del loro padrone, per minacciare il curato e convincerlo a non celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia. Non solo i simboli, anche le conseguenze del suo agire sono per Don Rodrigo il mezzo per far percepire costantemente la sua presenza agli altri attori del romanzo e al lettore che in questo modo ha ben chiaro il peso dell’esistenza di Don Rodrigo sulle vite degli altri personaggi della storia.
Indifferente davanti alla legge che vìola senza alcun rimorso poiché certo di non subire nessuna conseguenza grazie alla protezione e alla complicità di cui gode da parte di coloro che la giustizia dovrebbero amministrarla, Don Rodrigo fa ricorso ai bravi per affermare la sua prepotenza ma al tempo stesso si mostra impaurito davanti alla religione e all’aldilà. Questo senso di angoscia emerge in maniera evidente durante il confronto con Fra Cristoforo, altra importante figura del romanzo, un uomo le cui caratteristiche morali entrano in netto contrasto con la personalità mediocre e l’anima insensibile di Don Rodrigo.

Tema Promessi Sposi svolto: il rapporto tra Don Rodrigo e Fra Cristoforo

Il confronto tra Don Rodrigo e Fra Cristoforo è il cuore del sesto capitolo del romanzo I Promessi Sposi e l’incontro tra i due rende inevitabile il confronto tra personalità opposte e per questo incapaci di trovare un punto d’incontro. Fra Cristoforo dopo aver parlato con Lucia e sua madre Agnese si reca al palazzo di Don Rodrigo con la speranza di convincere il signorotto a non dar seguito ai suoi loschi piani e rinunciare all’idea d’impedire il matrimonio tra Renzo e Lucia. Il frate trova Don Rodrigo impegnato a intrattenere alcuni ospiti e dopo aver cercato di coinvolgere senza successo il cappuccino nella discussione i due si appartano in un’altra sala del palazzo dove un Don Rodrigo ossequente che però non nasconde una certa impazienza, invita l’ospite a parlare. Fra Cristoforo per non lasciarsi andare all’indignazione che prova nei confronti dell’uomo inizia a sgranare il rosario attaccato alla cintola del saio e informa Don Rodrigo che alcuni bravi hanno fatto il suo nome per minacciare Don Abbondio affinché non sposi i giovani Renzo e Lucia e per questo chiede al nobile di porre fine alla situazione invocando la coscienza e l’onore. Per tutta risposta Don Rodrigo fa presente al frate che non approva il suo comportamento e che se della sua coscienza parlerà in confessione, al suo onore tocca a lui pensare e non certo a un uomo di chiesa. A nulla vale la richiesta di Fra Cristoforo di mostrare misericordia nei confronti della ragazza e ben presto il confronto si trasforma in un’accesa disputa tra i due antagonisti che passano dall’attacco alla difesa come in un vero e proprio duello dove alla spada si sostituisce la parola, in uno scontro che finisce con il contrapporre il bene e l’umiltà incarnate da Fra Cristoforo all’assenza di morale e all’eccesso di prepotenza che caratterizzano Don Rodrigo. Il culmine viene raggiunto nel momento in cui Don Rodrigo consiglia al frate d’invitare Lucia a mettersi sotto la protezione del signorotto in modo che nessuno possa osare importunarla ancora. Davanti a una tale richiesta Fra Cristoforo accusa apertamente il nobile senza curarsi delle conseguenze e affermando che nessuno potrà mai fare del male a Lucia perché ella è sotto la protezione di Dio e infine, puntando il dito verso Don Rodrigo, pronuncia parole che suonano come una profezia “Verrà il giorno…” ma viene interrotto dall’uomo che gli risponde in modo maleducato e lo invita a lasciare il castello se non vuole rischiare di venire punito per la sua insolenza. Questo episodio, che contrappone la concezione della vita cristiana all’arroganza del mondo aristocratico, ritorna verso la fine del romanzo quando durante la notte il sonno di Don Rodrigo è disturbato da un sogno che lo porta a rivivere il momento in cui il frate gli ha puntato il dito contro accompagnando il gesto con parole quasi profetiche. Al risveglio il signorotto scoprirà di aver contratto la peste, malattia che lo condurrà alla morte.

Tema sul rapporto tra Don Rodrigo e i bravi: come si svolge

I bravi compaiono sin dal primo capitolo del romanzo I Promessi Sposi e sono i due sgherri che per ordine di Don Rodrigo interrompono la passeggiata di Don Abbondio minacciando il curato di non celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia se non vuole rischiare di cadere vittima delle ire dei due banditi.
Alessandro Manzoni descrive i bravi nel dettaglio poiché hanno un abbigliamento che li rende subito riconoscibili, portano i capelli raccolti in una reticella verde intorno al capo, hanno un ciuffo che copre il volto, lunghi baffi arricciati e sono armati di pistole e spade.
I bravi agiscono nella totale impunità e in cambio della loro protezione si mettono a servizio dei signorotti locali come Don Rodrigo che in questo modo riesce a far valere la sua autorità sul territorio utilizzando i crudeli sgherri come simbolo del potere che la sua posizione sociale privilegiata gli assicura.
Oltre all’incontro con Don Abbondio, ritroviamo i bravi nel momento in cui Fra Cristoforo si reca in visita al palazzo di Don Rodrigo, in paese durante la notte del “matrimonio a sorpresa” e di alcuni di loro conosciamo i nomi durante lo svolgimento della storia come lo Sfregiato e il Tiradritto o ancora il Montanarolo, Tanabuso e Squinternotto.
I bravi di Don Rodrigo, che possiamo considerare a tutti gli effetti un piccolo esercito di criminali mercenari, sono capeggiati da un capo chiamato Griso che per conto del padrone porta a termine gli incarichi più delicati e rischiosi come il  rapimento di Lucia, architettato dal signorotto per vincere la scommessa lanciata da suo cugino Attilio.
Quando il tentato rapimento fallisce il Griso è costretto a tornare a testa bassa da Don Rodrigo che lo rimprovera aspramente e gli intima di recarsi a Monza per avere maggiori informazioni sul convento dove la giovane Lucia ha trovato rifugio. Nonostante l’eccessivo e viscido servilismo che contraddistingue il Griso, egli si mostra titubante davanti alla richiesta del padrone a causa di una taglia che pende sulla sua testa e che lo esporrebbe al pericolo se si recasse a Monza.
Davanti all’incertezza dello sgherro la risposta di Don Rodrigo è dura tanto che  arriva a definire il bravo niente di più che un “can da pagliaio” incapace di mostrare coraggio davanti a una missione che Griso finisce comunque per accettare e portare a termine.
Il capo dei bravi accompagnerà Don Rodrigo anche al castello dell’Innominato e verso la conclusione del romanzo resosi conto che il padrone è caduto vittima della peste, deciderà di tradire la sua fiducia e derubare il signorotto e per portare a termine i suoi piani si accorderà con i monatti perché prelevino dalla sua abitazione Don Rodrigo e lo accompagnino al lazzaretto. L’ingordigia porterà il Griso a esaminare anche i vestiti di Don Rodrigo alla ricerca di denaro, un gesto che costerà caro al bravo perché toccando i tessuti infetti contrarrà la peste e morirà sul carro dei monatti prima di arrivare al lazzaretto e dopo essere stato derubato a sua volta.

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(Foto Cover – Don Rodrigo, Francesco Gonin / Interno, I bravi e Don Abbondio, Francesco Gonin)

Raffaella Berardi
Quando pensi di aver chiuso con tutto quello che gravita intorno al mondo scolastico ti ritrovi a scriverne. Aveva ragione mia nonna quando mi ripeteva sempre: "la vecchia a 100 anni ancora doveva imparare". Beh, io ho decisamente ancora tanto da imparare e ho deciso di farlo insieme a voi!
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