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Le contraddizioni sul rientro a scuola a settembre: dai banchi alle classi, cosa ne pensano studenti, presidi e Ministero
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Le contraddizioni sul rientro a scuola a settembre: dai banchi alle classi, cosa ne pensano studenti, presidi e Ministero

Di Alice Giusti
pubblicato il 21 luglio

A scuola si rientra a settembre, in presenza. Siamo tutti d’accordo, ma restano ancora un po’ di dubbi…

Le contraddizioni sul rientro a scuola a settembre: dai banchi alle classi, cosa ne pensano studenti, presidi e Ministero

Tutte le misure per il rientro a scuola: il punto di vista di tutti, studenti inclusi

Il 14 settembre si torna a scuola. In presenza. La Ministra Azzolina ha ribadito ancora una volta, in queste ore, che il primo giorno di scuola sarà uguale in tutta Italia, che saranno garantite le misure di sicurezza, che tutti gli studenti avranno nuovi banchi e che la didattica a distanza sarà, sperando, solo un lontano ricordo. Tuttavia, se per un attimo mettiamo in pausa l’estate per vedere come torneremo in classe a settembre, la situazione sembra essere un po’ caotica: le Regioni fanno i loro calendari regionali, i presidi si lamentano paventando la necessità di una scuola su turni o con didattica a distanza a causa della mancanza di spazi, professori e fondi, la Ministra va in TV per smentirli e insomma alla fine si rischia di perderci nel vortice delle notizie contraddittorie. Abbiamo quindi cercato di mettere insieme tutte le questioni aperte sul tavolo al momento, per vedere le ragioni di tutti, in particolare quella degli studenti, che a scuola a settembre, di fatto, dovrebbero tornare.

La Ministra Azzolina è intervenuta al Senato il 28 luglio per dare alcuni chiarimenti in merito al rientro a scuola:

rientro-scuola-settembre

Primo giorno di scuola 2020: si rientra davvero il 14 settembre?

C’erano dubbi? La Ministra Azzolina non ha annunciato ormai da almeno un mese che il rientro a scuola è previsto per lunedì 14 settembre in tutta Italia? A quanto pare le cose sono un po’ più complesse: le Regioni, che hanno autonomia nella gestione del calendario regionale, hanno adottato soluzioni diverse. C’è chi, come la Puglia, ha pensato di posticipare al 24 settembre l’ingresso a scuola a causa delle elezioni regionali, chi ha previsto di entrare il 7 settembre o il 15, in base ai propri calendari regionali. La Ministra ha ribadito che il 14 settembre si rientra a scuola in presenza… sarà la decisione finale? Al momento gli unici che hanno vere certezze sono coloro che hanno i corsi di recupero a partire dal 1 settembre… magari avranno classi senza banchi (che arrivano il 7 settembre), ma tant’è.

Per approfondire:

È tutto un aula-gate

Il vero nodo del rientro a scuola è in realtà uno: come si mantiene il distanziamento fisico e sociale a scuola se non ci sono spazi grandi a sufficienza? Inutile girarci intorno: le nostre scuole sono spesso fatiscenti, le classi sono piccole rispetto al numero degli alunni, molti istituti hanno già problemi a creare nuovi classi, figuriamoci a mettere gli studenti distanziati. Insomma, ci sarebbe bisogno di ampliare le classi… ma come? Chiarito che il metro tra “le rime buccali” sarà solo statico, cioè solo quando gli studenti stanno fermi immobili come stoccafissi guardando di fronte a sé, i presidi si stanno specializzando in Tetris livello pro per incastrare banchi, cattedre, lavagne e alunni mantenendo il distanziamento. Il MI da parte sua ha pubblicato le graduatorie per l’attribuzione di 326 milioni di euro alle scuole di tutta Italia per lavori di così detta “edilizia leggera”, cioè per l’adeguamento di spazi e aule e il rinnovo degli arredi. Come ha spiegato la Ministra Azzolina, compito dei dirigenti scolastici è capire quante aule mancano per allocare tutti gli studenti e darne comunicazione al Ministero, che poi provvederà a trovare soluzioni anche in accordo con gli enti locali, andando a trovare istituti dismessi oppure sfruttando gli spazi di teatri, cinema, parchi e altri locali.

A preoccupare i presidi sono soprattutto le tempistiche. «Per scongiurare il rischio di non riaprire le scuole a settembre è necessario che gli enti locali reperiscano le aule in più chieste dai presidi e poi il ministero assegni le ulteriori risorse di organico chieste», ha spiegato Antonello Giannelli dell’Anp (è l’associazione che riunisce i vari dirigenti delle scuole pubbliche), come riporta il Sole24Ore. La sensazione di molti dirigenti scolastici è quella di dover gestire da soli la situazione, ritrovandosi a dover ripiegare alla fine sulla didattica a distanza o di non avere abbastanza organico per coprire un’eventuale divisione delle classi. Preoccupazione condivisa dai ragazzi, che lamentano spesso le condizioni in cui vertono le scuole: da classi nei corridoio ad aule bunker, come si riuscirà a mettere in sicurezza e trovare gli spazi necessari in scuole che avrebbero bisogno di essere totalmente ripensate o ristrutturate?  Tante sono anche le domande dei ragazzi sulla ricreazione o lo svolgimento delle ore di laboratorio o educazione fisica: il Comitato Tecnico Scientifico ha consigliato di svolgere questo tipo di attività il più possibile in spazi aperti, ma c’è il problema del meteo (soprattutto nella stagione invernale) e anche in questo caso degli spazi (ad esempio quante scuole hanno la possibilità di avere cortile o palazzetti da utilizzare?).

La Ministra comunque è convinta del suo operato e ribadisce a Quotidiano Nazionale che bisogna adesso solo collaborare: «lo dico: fateci lavorare. Non perdiamoci nelle polemiche. Siamo impegnati notte e giorno per la ripartenza. Assieme agli uffici scolastici regionali, ai dirigenti scolastici, agli enti locali. Ci sono scuole già pronte, altre più in difficoltà, le aiuteremo una per una. Non basta lanciare allarmi senza proporre soluzioni, bisogna lavorare insieme. E bisogna farlo adesso».

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«Le classi non saranno smembrate», «Ma non ci sono spazi», «Niente classi da 30», «Ma dove ci mettono?»

Al problema delle aule, si lega indissolubilmente il problema delle classi. Da una parte, la Ministra Azzolina ha più volte ribadito che «le classi non saranno smembrate» e che «la didattica su turni o a distanza è solo una possibilità richiesta dai presidi e che è totalmente discrezionale e non obbligatoria». Tuttavia, la Ministra ha anche più volte ribadito che le classi pollaio, cioè le classi composte da oltre 30 alunni, non dovranno più esistere. D’altro canto, però, laddove non si riesca ad ampliare a sufficienze le aule o a ricavare gli spazi per stare tutti in una sola aula, cosa ne sarà delle classi già formate e con un numero elevato di allievi? Secondo le rilevazioni dello stesso Ministero, il 15% degli studenti e delle studentesse italiane (pari a 1,2 milioni di ragazzi), rispettando il metro di distanza, resterebbe fuori dalla scuola. Come si evita quindi lo “smembramento”? Molti dirigenti stanno evidenziando la necessità di avere più insegnanti per far fronte a una divisione delle classi: che sia una struttura a turni oppure trovando altre aule, sembra probabile che in molti casi si possa andare incontro a una divisione degli studenti in più di una classe o quantomeno in gruppi. Situazione che preoccupa molti studenti: se da una parte molti di loro pensano che la turnazione sia l’unica soluzione sensata nel breve termine, molti sono contrari alla DAD (pensiamo soprattutto a chi inizia un nuovo ciclo scolastico o ha la Maturità) e vorrebbero tornare a scuola insieme ai loro compagni di classe.

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E gli insegnanti?

Se ci sarà bisogno di dividere la classi o di predisporre una divisione in turni, sembra evidente che i dirigenti scolastici debbano avere la possibilità di avere più organico nelle scuole. La Ministra Azzolina ha dichiarato di aver chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze 80mila docenti e di aver stanziato 1,4 miliardi nel decreto rilancio per la ripartenza della scuola. Inoltre, per la prima volta sono previste graduatorie digitalizzate dei supplenti (per una gestione più agile e veloce delle supplenze), sarà previsto un sistema a chiamata veloce per gli insegnanti e a ottobre si terrà il concorso straordinario per assumere 32mila docenti di scuole medie e superiori (e poi c’è quello ordinario per 33mila insegnanti). Tuttavia, si incontra ancora lo scetticismo da parte dei sindacati della scuola: come riporta Il Corriere della Sera, questi hanno calcolato che con 1,4 miliardi stanziati al momento per la scuola si potrebbero assumere poco più di 56mila docenti e 16mila Ata per un anno scolastico, un numero inferiore rispetto a quelli necessari. L’invito di molte Regioni è quindi quello di trovare spazio nelle aule. Ed ecco il cane che si morde la coda.

La questione dei banchi

Sembra evidente che la situazione ideale sarebbe quella di avere aule grandi abbastanza da mantenere il distanziamento, non dividere le classi, permettere a tutti di seguire le lezioni regolarmente in presenza e senza turni e non dovendo correre dietro alla mancanza di insegnanti. Uno dei modi individuati dalla Ministra Azzolina è quello di puntare su nuovi banchi scolastici, quelli di ultima generazione: singoli, con tavoletta, poggia-zaino e 5 ruote, sono utili non solo perché risparmiano spazio ma anche perché servono nella scuola del futuro, più dinamica e che invita alla collaborazione e al lavoro di gruppo tra studenti (con le sedie mobili è infatti possibile cambiare facilmente disposizione della classe per lavorare a gruppi, stare in cerchio, cambiare posizione nell’aula ogni giorno…). Il problema? I banchi di ultima generazione costano, secondo Il Corriere della Sera, circa 300 euro l’uno, contro i 50-60 euro di un banco tradizionale. Al momento, su 3milioni di banchi stimati necessari in tutta Italia, le richieste da parte delle scuole per quelli innovativi sono solo di alcune migliaia. I presidi preferiscono gli arredi tradizionali, più economici, e si pongono anche il problema delle normative antisismiche: i banchi “tradizionali” più recenti hanno infatti una barra speciale di ferro perché devono essere resistenti e permettere, in caso di terremoto, a ragazzi e insegnanti di mettersi sotto i tavoli. Come rispondono le nuove sedie a questa esigenza (in assenza di interventi strutturali nelle scuole)?

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Il Ministero, comunque, ha chiarito, nelle linee guida diffuse sui banchi in queste ore, che i banchi innovativi non sono obbligatori ma che le scuole potranno adottare anche quelli tradizionali: il Commissario Arcuri – incaricato di reperire tutti gli arredi scolastici, le mascherine e i gel igienizzanti – ha aperto una gara di appalto per comprare 1,5 banchi di ultima generazione e 1,5 banchi tradizionali monoposto (solo dopo la chiusura del banco scopriremo gli effettivi costi dei banchi). Insomma, alla fine, pare che la rivoluzione dei banchi in molti casi salterà. Se avrete dei banchi innovativi lo scoprirete il 14 settembre: Arcuri, infatti, dovrà far arrivare i banchi alle scuole entro il 7 settembre.

Ma cosa ne pensano gli studenti dei banchi innovativi, colorati? Il commento più diffuso è senz’altro riferito alla similitudine con le autoscontro. «Le classi si trasformeranno in piste di autoscontro», «Come ci fermano adesso i bidelli?», sono alcuni dei commenti più ironici. Chi prende la questione più seriamente fa notare la mancanza di spazio per dizionari e libri ingombranti, mentre chi ha già i banchi innovativi in dotazione a scuola si divide: per alcuni «sono fantastici», per altri «terribilmente scomodi». In molti si pongono anche il problema dei mancini (ma teoricamente le tavolette sono pieghevoli e quindi adattabili a tutti) e delle persone molto alte, che avrebbero poca possibilità di movimento con le gambe.

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A preoccupare però gli studenti è soprattutto l’assenza del compagno di banco: a causa del distanziamento, in ogni caso i banchi saranno monoposto. Ma come dire addio (o quantomeno arrivederci) al compagno preferito di avventure? Quello con cui condividere risatine e commenti scomodi, con cui giocare durante le lezioni più noiose, a cui “rubare la merenda” e con cui stabilire un legame speciale?

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La misurazione della febbre a casa e altre misure di sicurezza

Un punto che ha causato molto dibattito, anche tra gli studenti, riguarda la misurazione della febbre per le norme anti Covid-19. In pratica, il Ministero dell’Istruzione ha previsto che non si possa andare a scuola con febbre sopra ai 37,5°, con raffreddore o tosse. Tuttavia, non ci sarà la misurazione in ingresso a scuola, ma gli studenti e i genitori (per i più piccoli) dovranno misurare la febbre prima di partire da casa. La decisione ha scatenato molte polemiche perché spesso i genitori portano i bambini a scuola anche malati e non misurare la febbre in ingresso aumenterebbe la possibilità di dover gestire aumenti sospetti della temperatura a scuola. Inoltre, ci si chiede perché negli esercizi commerciali e nei luoghi di lavoro la misurazione della febbre sia obbligatoria e non nelle scuole. La Ministra Azzolina difende la sua scelta: «Invitiamo genitori e studenti alla responsabilità. A scuola con la febbre non si può e non si deve andare. La misurazione a casa – che tutti possono fare con un termometro – serve sia per evitare che qualcuno monti sui mezzi pubblici con la febbre sia per evitare assembramenti in ingresso alle scuole. Vi immaginate ogni mattina le code dei ragazzi in fila a un metro di distanza per entrare in classe? Faremo quegli assembramenti che vorremmo evitare», ha spiegato la Ministra alla trasmissione TV In Onda su La7.

Gli studenti, comunque, in gran parte sono convinti che la misurazione della febbre a scuola li tutelerebbe maggiormente. Molti, invece, sostengono che il problema vero siano gli asintomatici e quindi capire come rendere efficace il distanziamento nelle scuole.

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Tuttavia, sono contenti del fatto che a quanto pare, finalmente, le scuole saranno più pulite del solito e ci sarà a disposizione sia sapone che gel igienizzante. «C’è voluta una pandemia per avere le scuole pulite, però meglio tardi che mai», è il pensiero più comune. Della serie, non tutti i mali vengono per nuocere. Tuttavia, ricordiamo che pulizia non è sinonimo di sanificazione: quest’ultima avverrà solamente se nella scuola ci sarà un caso di positività al COVID-19.

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I presidi, tuttavia, hanno ancora diversi dubbi sulle misure di sicurezza: ci dovranno essere ingressi in uscita ed entrata separati? Come si gestisce praticamente un caso di Coronavirus a scuola? Sarà obbligatoria la mascherina solo quando ci si muove dal banco o sempre? Su questi punti dobbiamo attendere una risposta più certa dal CTS avvicinandosi alla data di inizio della scuola.

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Insomma, si ritorna a scuola a settembre?

Al di là di tutte le difficoltà e dei pareri discordanti, tutti sono d’accordo su un punto: tornare a scuola a settembre è necessario e importante. Molte Regioni sono più pronte (la Toscana ad esempio dice di avere il 65% di scuole già pronte per il rientro), altre invece hanno più difficoltà e si sta cercando di capire come trovare in tempo utile spazi nuovi o sfruttare al meglio quelli esistenti. I presidi, sicuramente, sono gli attori più provati in questa situazione: da un lato cercano di avere informazioni chiare, dall’altro sono preoccupati dalla possibilità che qualcuno si contagi all’interno delle loro scuole. Gli studenti pensano a godersi le vacanze, ma guardano con speranza e un po’ di preoccupazione al rientro a scuola: chiediamo al mondo delle istituzioni e “degli adulti” di non deluderli.

(Foto Credits: Lucia Azzolina Facebook Page)

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
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