Condividi
Ecco perché la scuola non deve chiudere (e una proposta)
Condividi su

Ecco perché la scuola non deve chiudere (e una proposta)

Di Alice Giusti
pubblicato il 15 ottobre

In queste ore si parla di una possibile chiusura delle scuole per tornare alla DAD. Ecco perché non dovrebbero essere del tutto sospese le lezioni.

Ecco perché la scuola non deve chiudere (e una proposta)

La scuola non deve chiudere. O quantomeno non dovrebbe essere sempre la prima cosa da sacrificare quando in questo Paese si ha un problema. Negli anni la scuola è stata oggetto di tantissimi tagli che l’hanno portata a versare in condizioni non proprio ottimali – per usare un eufemismo – per affrontare una pandemia. I ragazzi sono stati i primi a essere messi a casa a inizio marzo e gli ultimi a rientrare. Hanno cercato di affrontare i mesi del lockdown con la didattica a distanza, con tutte le difficoltà che ne conseguono: bambini piccoli che non riescono a seguire le lezioni, studenti che non hanno i mezzi e gli spazi in casa per collegarsi, la stanchezza di stare davanti allo schermo per ore, poca organizzazione, mancanza di socializzazione che è fondamentale per ragazzi e ragazze.  Adesso che la scuola è ripresa – tra mille difficoltà senza dubbio – si torna di nuovo a puntare il dito contro gli studenti e la scuola. «È colpa loro la crescita dei contagi! Chiudiamo tutto, tanto fanno la DAD, economicamente non sono rilevanti, si liberano i mezzi pubblici».

Per approfondire:

classe-chiusura-scuola

La scuola ha molti problemi, ma è uno dei luoghi più sicuri al momento

Ora. La scuola di adesso non è certo perfetta. Come abbiamo documentato sin dal 14 settembre anche noi di ScuolaZoo, la situazione cambia da istituto a istituto, c’è chi è ben organizzato, chi meno. Stare in classe con le finestre sempre aperte non è certo l’ideale (le lamentele per il freddo in classe sono già tantissime e siamo a ottobre), a volte si creano assembramenti in ingresso e uscita, in caso di raffreddore, tosse e febbre inizia la corsa al tampone con chiusure a macchia d’olio in caso di confermata positività. E poi c’è il nodo dei trasporti, anello debole di tutta l’organizzazione, visto che non si è riusciti né a garantire che l’80% della capienza sia rispettata né a fornire servizi aggiuntivi. Ergo, c’è spesso il caos.

Tuttavia, se andiamo a vedere il numero dei contagi nelle scuole questo è veramente basso. Si parla – dati Miur aggiornati al 10 ottobre – di 5793 studenti contagiati su oltre 8milioni (ossia lo 0,080% di positività), 1020 casi tra il personale docente (0,133%) e 283 casi per il personale non docente (0,139%). Inoltre, teniamo conto che le scuole hanno adottato in molti casi protocolli così severi – come il divieto di passarsi le penne o mettere in quarantena le verifiche – che lo stesso Ministero è dovuto intervenire per spiegare che basta disinfettarsi le mani per compiere tutte queste azioni. 

La scuola, quindi, è forse il luogo in cui i ragazzi sono più al sicuro e anche controllati. Chiudere le scuole tout court non impedirebbe loro di ritrovarsi, stare ammucchiati e parlare ravvicinati senza mascherine. Anzi. Senza parlare di tutti quegli studenti che lascerebbero definitivamente la scuola in un Paese in cui il tasso di dispersione scolastica è già molto alto. Poi mi raccomando, continuiamo a pretendere che quando cercheranno lavoro abbiano voti altissimi, inglese eccellente e anni di esperienza pregressa per uno stage sottopagato.

Il problema trasporti può giustificare la chiusura delle scuole?

Il nodo trasporti è ovviamente più complesso. Che il tragitto tra casa e scuola/lavoro schiacciati come sardine possa costituire un pericolo è abbastanza probabile. La soluzione però è davvero far ricadere tutto sui ragazzi? Così come vale per il debito pubblico, le pensioni inesistenti, un’economia in ginocchio, la crisi ambientale… è davvero sostenibile e giusto scaricare tutto sulle loro spalle? La risposta è no.

Una possibile soluzione temporanea

Però è anche vero che dobbiamo essere concreti e non arroccarci su posizioni ideologiche e di principio. In un momento come questo non si può. E quindi se tutti siamo chiamati a fare qualche ulteriore sacrificio, potremmo semmai cercare delle soluzioni temporanee per permettere un potenziamento delle strutture dei trasporti e del tracciamento senza chiudere le scuole. Magari potremmo  prevedere in ogni scuola superiore (anche laddove adesso si va tutti in presenza) – soprattutto per le classi dei più grandi che non richiedono la presenza di un adulto in casa per seguire le lezioni – un’alternanza tra le classi che vanno a scuola e quelle che sono a casa facendo didattica a distanza integrata. Ci vorrebbe un coordinamento almeno comunale, o per distretto nelle città, per capire quante sono le classi della zona e strutturare l’alternanza DAD/presenza, in base anche al carico sui mezzi di trasporto. Così si alleggerirebbe il flusso sui mezzi e si eviterebbero assembramenti residui. E si potrebbe prevedere un piano di migliore scaglionamento degli ingressi da coordinare a livello locale/regionale. Secondo Miozzo del CTS, come detto in un’intervista a Repubblica, il Comitato Tecnico Scientifico «ha preparato tabelle sui flussi precise al secondo: gli ingressi in fabbrica degli operai, l’entrata degli studenti, poi la pubblica amministrazione. Le uscite delle metropolitane con i pendolari gomito a gomito sono questioni di mezze ore sbagliate, non di più. Solo che basta mezz’ora di assembramento per far girare il virus».

Il tutto però dovrebbe essere temporaneo, in modo da dare il tempo agli enti locali e nazionali di potenziare i servizi inefficienti, ad esempio reclutando bus dalle aziende di trasporto turistiche private che sono praticamente ferme, a livello lavorativo, da marzo.

Inoltre, il Ministero dell’Istruzione dovrebbe avere un monitoraggio molto più capillare sulle condizioni in cui versano le scuole, in maniera da fare non interventi generalizzati, ma veloci e mirati dando priorità alle scuole che hanno problemi strutturali o in cui non si riesce a garantire un reale rispetto delle norme di sicurezza.

Insomma, la maggior parte dei ragazzi (con le dovute eccezioni) è responsabile e non vuole né ammalarsi né tantomeno portare il virus in famiglia. E se chiediamo sacrifici a loro, noi adulti dobbiamo essere consapevoli che dobbiamo farne molti di più. Sul loro futuro abbiamo lasciato un fardello enorme, e non possiamo continuare a togliere loro ogni cosa, a creare problemi su problemi che lasceremo loro in eredità. Anche in tempi di pandemia.

Leggi anche:

Alice Giusti
Aspirante Jane Austen sin dalla tenera età, vivo con la valigia sempre pronta. Oggi Londra, domani Parigi, viaggio fisicamente o con la mente, basta un po’ di buona musica, un classico o una serie tv storica per farmi sognare. Appassionata di tutto ciò che è British, per vivere scrivo e mi piace talmente tanto che alla fine, mi sa, scrivo per vivere.
Leggi altri articoli in News Scuola